Il fatto

Le Terme di Sirmione hanno cambiato gli orari del loro "Therapy District". Da maggio a dicembre resteranno aperte fino alle 20:00 e, per la prima volta, apriranno anche la domenica mattina. L'obiettivo dichiarato è rendere le cure più accessibili a chi lavora e ai pazienti del territorio.

La storia

Proviamo a immaginare la giornata di un bresciano qualunque, uno di quelli che si sveglia alle sei per andare in fabbrica o in ufficio, magari combattendo con il traffico della Tangenziale o le code verso il Garda. Se hai un problema di reumatologia o devi fare delle cure respiratorie, la tua vita è già un incastro di turni, commissioni e stanchezza. Te lo spiego io come funziona: per noi, "andare alle cure" significa spesso chiedere un permesso al capo, sperare che non ci siano troppi intoppi e correre per arrivare in tempo prima della chiusura.

Poi arrivano queste notizie. "Apriamo la domenica", dicono. "Fino alle otto di sera", scrivono. A prima vista sembra una vittoria, un pensiero gentile verso chi non ha il lusso di gestire il proprio tempo. Ma fermiamoci un attimo a riflettere. Chi è che davvero può approfittare di una domenica mattina a Sirmione senza impazzire tra il traffico di chi va a fare il giro turistico e i parcheggi che costano come un pasto completo? Chi è che ha la serenità di programmare un percorso terapeutico nel weekend senza che questo diventi un ulteriore stress familiare?

Il bresciano medio sa bene che quando qualcosa viene presentato come "accessibile", spesso è solo un modo per dire che hanno trovato un modo per riempire i buchi di fatturato. Perché, diciamocelo, non è normale che per avere accesso a cure specialistiche di base si debba fare un gioco di prestigio con l'agenda, a meno che tu non sia un ospite di un hotel di lusso che ha tutto il tempo del mondo.

Chi paga, chi incassa

Qui arriviamo al punto. Qualcuno ha già deciso per noi che l'estensione degli orari sia la soluzione al problema dell'accessibilità. Ma chi è che incassa davvero da questa scelta? Nel comunicato lo dicono chiaramente, quasi per sbaglio: l'apertura è pensata anche per gli "ospiti delle strutture ricettive del territorio". Hai capito bene.

Il conflitto è servito: da una parte ci sono i pazienti, quelli veri, che hanno bisogno di cure per respirare meglio o per far muovere le articolazioni, e dall'altra c'è l'industria del turismo di Sirmione. Allungare gli orari e aprire la domenica non serve a chi lavora in officina a Brescia o a chi fa la spesa al mercato, serve a rendere il pacchetto "soggiorno" più appetibile per il turista che vuole integrare il benessere nel suo weekend di relax.

Ci tocca di nuovo questo schema: si usa la parola "salute" per giustificare un'espansione commerciale. Se l'obiettivo fosse davvero la sanita dei residenti, si penserebbe a convenzioni più semplici, a trasporti dedicati o a una riduzione dei costi per chi vive in provincia, non a spostare l'orario di chiusura dalle 19 alle 20. Perché un'ora in più la sera non cambia la vita a chi ha un contratto a tempo determinato e non può lasciare il posto di lavoro quando vuole.

Eppure basterebbe ammettere che Sirmione è diventata una macchina da soldi dove il paziente locale è diventato un accessorio. Chi paga? Paghiamo noi, con la nostra salute che diventa un "servizio" da incastrare tra un turno e l'altro. Chi incassa? Le strutture che possono vendere più slot orari, specialmente nei periodi di alta affluenza, trasformando la terapia in un prodotto di consumo per chi ha il portafoglio gonfio e il tempo a disposizione.

È paradossale che per "migliorare l'aderenza alle cure" si scelga la strada dell'estensione oraria domenicale. La domenica è l'unico giorno in cui dovremmo riposare, non l'unico giorno in cui siamo "autorizzati" a curarci perché le Terme hanno deciso di aprire i cancelli per accogliere i turisti che comunque sono già lì.

Ancora noi, i residenti, a doverci accontentare delle briciole di un'organizzazione pensata per chi viene da fuori. Ci dicono che è "medicina termale integrata nella vita quotidiana", ma la vita quotidiana di un bresciano non è un catalogo di un hotel a cinque stelle. La nostra vita è fatta di fatica, di tempi stretti e di una sanita che ogni giorno sembra più lontana e più costosa.

E allora?

Siamo davvero convinti che un'apertura domenicale sia un progresso per la nostra salute, o è solo l'ennesimo modo per trasformare il diritto alla cura in un'opzione di lusso per chi soggiorna in zona? Quando smetteremo di accettare che le nostre necessità vengano calibrate sugli orari dei turisti?