Il fatto

Hanno inaugurato la Casa della Comunità di Riva del Garda, l'ultima di una serie di presidi previsti per l'Alto Garda e Ledro. È un centro "HUB" aperto 24 ore su 24 che raccoglie prelievi, CUP, sportelli amministrativi e ambulatori specialistici, con l'obiettivo di integrare i servizi socio sanitari in un unico posto.

La storia

Provate a immaginare la scena. Siete a Riva, o magari in uno dei paesini intorno, e avete bisogno di una visita, di un prelievo o semplicemente di capire a chi cavolo rivolgersi per un'assistenza domiciliare per un genitore anziano. Finora è sempre stata una giostra: una telefonata qui, un ufficio là, e se per sbaglio sbagliate porta vi dicono che "non è competenza nostra", rimandandovi a un altro ufficio che magari sta a chilometri di distanza.

Poi arriva l'annuncio: "Ecco la Casa della Comunità". Un posto unico, centrale, raggiungibile con l'autobus. Sembra la soluzione dei sogni, vero? Un unico tetto per tutto, così non dobbiamo più girare come trottole tra l'ospedale di Arco e i vari studi medici di famiglia. Sulla carta è perfetto, quasi troppo.

Il problema è che noi bresciani e i nostri vicini di zona siamo abituati a vedere queste cose. Abbiamo visto inaugurare uffici, centri e presidi che all'inizio sono splendidi, con i muri bianchi e l'odore di vernice fresca, e poi, dopo sei mesi, scopriamo che per avere un appuntamento con lo specialista che dovrebbe stare lì dentro dobbiamo comunque aspettare otto mesi o andare nel privato perché "manca il personale".

Chi paga, chi incassa

Guardiamo la lista degli invitati al taglio del nastro. C'erano tutti: l'assessore provinciale, il dirigente generale, il direttore generale di Asuit, la direttrice sanitaria, il direttore del distretto, il sindaco e il presidente della Comunità. Una sfilata di poltrone che farebbe invidia a un matrimonio di lusso.

Te lo spiego io come funziona: qualcuno ha deciso che per risolvere il problema della sanita di prossimità bastasse comprare o ristrutturare un immobile in centro città. Hanno investito in muri, in parcheggi interrati su due livelli per il personale (perché il personale, evidentemente, non deve avere problemi a parcheggiare), in uffici moderni e in una bella targa all'ingresso. Questo è il lato "visibile" della medaglia, quello che fa fare belle foto ai giornali e fa dire ai politici che "stanno lavorando per il territorio".

Ma chi paga davvero? Sempre noi. Paghiamo con le tasse per avere queste strutture, ma paghiamo anche con il tempo e con la salute quando scopriamo che l'edificio c'è, ma il medico no. Perché costruire un "HUB" aperto 24 ore su 24 è facile, basta scrivere l'orario sulla porta. Difficile è trovare le persone che ci stiano a lavorare, che non siano già stremate dal carico di lavoro o che non scappino verso il privato dove si guadagna di più e si fatica meno.

Il conflitto è qui: da una parte c'è chi incassa il consenso politico inaugurando un palazzo, dall'altra c'è il cittadino che ha bisogno di una cura adesso, non tra tre mesi. Qualcuno ha già deciso per noi che la soluzione fosse "integrare i servizi", ma l'integrazione non si fa con i muri, si fa con le persone. Se metti tre uffici diversi nello stesso corridoio ma i dipendenti non si parlano o non hanno i fondi per funzionare, hai solo creato un ufficio postale più grande e costoso.

E poi c'è la questione dei parcheggi. Notate bene: parcheggi dedicati all'utenza, certo, ma un parcheggio interrato su due livelli specifico per il personale. Non è normale che in un momento in cui la sanita è in crisi, l'attenzione sia così alta nel garantire il comfort di chi amministra e lavora, mentre chi deve curarsi deve sperare di trovare un buco in centro a Riva in alta stagione.

Ci tocca, ancora una volta, sperare che questa non sia l'ennesima operazione di facciata. Perché basterebbe assumere più medici di base, potenziare le cure domiciliari senza dover passare per dieci moduli amministrativi e smettere di pensare che un nuovo edificio risolva la mancanza di personale. Invece preferiscono inaugurare la nona casa di quattordici, come a voler fare una gara a chi taglia più nastri prima delle prossime elezioni.

E allora?

Siamo contenti che ci sia un posto nuovo? Certo, meglio un muro in più che uno in meno. Ma la domanda che dobbiamo farci, tutti quanti, è questa: dentro quel palazzo, tra un anno, troveremo davvero un medico disponibile o troveremo solo un bellissimo ufficio vuoto con un cartello "chiuso per carenza di personale"?

Perché a noi non interessano i "punti di riferimento strategici" o i "presidi radicati". A noi interessa che, se stiamo male, ci sia qualcuno che ci visiti senza farci fare il giro del mondo tra Riva e Arco. Hai capito bene: meno architettura, più medicina.

[og_title]Casa della Comunità a Riva: solo un taglio del nastro? [og_description]Nuova struttura sanitaria all'Alto Garda. Bellissimi i locali, ma chi ci lavorerà? Te lo spieghiamo noi. [twitter_title]Riva del Garda: nuova Casa della Comunità, ma chi paga? [twitter_description]Hanno aperto l'HUB sanitario a Riva. Muri nuovi, parcheggi per il personale e tanti politici. Ma i medici ci sono? #RivaDelGarda #Sanita #BastaCosì [image_prompt]A realistic photojournalism shot of a generic modern public building entrance in a small Italian town, a few elderly people waiting on a bench outside looking tired, blurred figures of officials in suits in the background shaking hands, overcast sky, authentic Italian street atmosphere. [tags]Riva del Garda, sanita, Alto Garda, servizi pubblici, Asuit [category]sanita[/category]