Il fatto

Le Terme di Sirmione cambiano gli orari del loro "Therapy District". Da maggio a dicembre resteranno aperte fino alle 20:00 e, per la prima volta, apriranno anche la domenica mattina. L'obiettivo dichiarato è rendere le cure termali più accessibili a chi lavora e a chi soggiorna in zona.

La storia

Provate a immaginare la scena. C'è il signor Mario, che vive a Brescia città o magari in un paesino della provincia, che ha bisogno di cure per i polmoni o per le articolazioni. Il signor Mario lavora, ha i suoi orari, ha i suoi impegni. Per anni, andare alle terme significava organizzare la vita intorno agli orari del centro, fare i conti con il traffico della Gardesana e sperare che l'appuntamento non coincidesse con l'unica ora di pausa possibile.

Poi c'è la realtà di chi vive il territorio ogni giorno. Sappiamo tutti come funziona: se hai bisogno di una cura specifica, non è che "salti" un giorno di lavoro così, senza problemi. Per chi ha un contratto serio, o per chi deve gestire figli e casa, l'idea di poter andare alle cure di domenica mattina sembra, a prima vista, una mano tesa. Eppure basterebbe chiedersi: ma a chi serve davvero questo orario?

Perché, diciamocelo chiaramente, chi vive a Sirmione o nei dintorni non ha bisogno di "estendere l'accessibilità" per curarsi; ha bisogno che i servizi di base funzionino senza che diventi un'impresa. Il bresciano medio, quello che deve farsi i chilometri per arrivare al lago, continuerà a trovare gli stessi ostacoli di sempre: parcheggi impossibili, strade intasate e un'organizzazione che sembra pensata per chi ha il tempo di "pianificare il benessere" invece che per chi deve semplicemente curarsi.

Chi paga, chi incassa

Qui arriviamo al punto. Te lo spiego io come funziona questa storia. L'azienda parla di "migliorare l'aderenza alle cure" e di "rispondere alle esigenze di chi lavora". Suona bene, vero? Quasi poetico. Ma leggete bene tra le righe: citano esplicitamente gli "ospiti delle strutture ricettive del territorio". Hai capito bene: i turisti.

Il conflitto è servito. Da una parte abbiamo il paziente, quello vero, che ha una patologia in otorinolaringoiatria o reumatologia e che vede le terme come una necessità sanitaria. Dall'altra abbiamo il turista che sta in hotel, che ha i soldi per pagarsi il pacchetto "salute e benessere" e che vuole poter fare il trattamento di domenica mattina prima di andare a pranzo in un ristorante vista lago.

Qualcuno ha già deciso per noi che la priorità non è più il paziente cronico, ma l'ospite del weekend. Aprire di domenica non è un atto di generosità verso l'operaio di Brescia o l'impiegato di zona; è un modo per incassare di più da chi è già lì per vacanza e non vuole perdere tempo prezioso della sua esperienza di soggiorno.

Non è normale che la sanità, anche quella termale, venga piegata alle logiche del turismo. Se l'orario si allunga per favorire chi sta in hotel, significa che il centro di cura sta diventando, di fatto, un servizio accessorio per l'industria alberghiera. Chi paga? In termini di qualità e di attenzione, ci perdiamo noi. Perché quando il flusso di "clienti del benessere" aumenta, il paziente che ha bisogno di cure vere diventa solo un numero in mezzo a una folla di persone che cercano il relax.

Ancora noi a rincorrere orari che sembrano fatti su misura per chi non ha fretta. Ci dicono che è "integrazione nella vita quotidiana", ma la vita quotidiana di chi? Di chi vive in un hotel a quattro stelle o di chi deve lottare con i turni di lavoro e le code per arrivare a Sirmione? La differenza è abissale, e l'incasso finale va tutto nella stessa direzione.

È un gioco vecchio come il mondo: si usa una parola nobile come "accessibilità" per coprire un'operazione di marketing. Si amplia l'offerta per intercettare più soldi, e intanto ci dicono che è per il nostro bene. Ci tocca accettare che anche la cura della salute passi attraverso il filtro della stagionalità turistica.

E allora?

Quindi, siamo contenti di poter andare alle cure di domenica? Forse sì, se siamo fortunati e riusciamo a trovare posto. Ma la domanda resta: le Terme di Sirmione sono ancora un centro di cura per la gente del territorio o sono diventate la SPA di lusso per chi visita il lago?

Se la risposta è la seconda, allora non chiamatelo "Therapy District", chiamatelo semplicemente "servizio per turisti". Perché tra una cura per i bronchi e un massaggio rilassante per l'ospite dell'hotel, sappiamo tutti chi ha la priorità.