Il fatto

A Brescia, in zona via Monte Suello, scatta l'emergenza sanitaria per un caso di Dengue importato dall'estero. Tra martedì 14 e giovedì 16 aprile 2026, l'operatore incaricato dal Comune spruzzerà adulticidi e larvicidi in un raggio di 200 metri dall'abitazione del paziente, dalle 5 del mattino a mezzogiorno.

La storia

Immaginate la scena. Siete a casa, magari state cercando di dormire ancora un po' prima di andare a lavorare o state preparando i figli per la scuola. Sono le 5 del mattino e, fuori dalla finestra, arriva l'operatore comunale a spruzzare prodotti chimici nell'aria e nei tombini. Hai capito bene: dalle 5 alle 7 nelle aree pubbliche e poi fino a mezzogiorno nei cortili privati.

È la solita storia di Brescia: passiamo mesi a ignorare le pozzanghere che non si asciugano, i sottovasi dimenticati nei cortili condominiali e i canali di scolo che sembrano piscine per zanzare. Poi, all'improvviso, arriva la segnalazione dell'Ats e scatta il panico. Non è normale che l'unica risposta possibile sia quella di "bombardare" un quartiere con i veleni quando il rischio è già sotto casa.

Ci dicono di andare sul sito del Comune, di controllare il proprio civico, di chiamare un numero verde per le emergenze. Come se fossimo noi a dover fare il lavoro di spionaggio per capire se l'aria che respiriamo domani mattina sarà piena di insetticidi. Ancora noi a dover gestire l'ansia di un contagio mentre ci muoviamo tra le prescrizioni di un ufficio che si sveglia solo quando c'è l'emergenza.

Chi paga, chi incassa

Ma fermiamoci un attimo a ragionare, perché qui c'è il punto. Qualcuno ha già deciso per noi che la soluzione sia questa: l'intervento d'urgenza. L'operatore incaricato dal Comune viene pagato per venire qui, spruzzare i suoi prodotti e andarsene. È un servizio a chiamata, un'operazione "tampa" per abbattere la popolazione di insetti in tre giorni. Te lo spiego io come funziona: l'emergenza è il modo più veloce per spendere soldi pubblici senza dover pianificare nulla a lungo termine.

Chi paga? Ci tocca a noi, ovviamente. Paghiamo con le tasse per questi interventi d'urgenza che costano più di una manutenzione costante e seria. Ma soprattutto paghiamo con la nostra salute e con la tranquillità di chi vive in via Monte Suello e dintorni. Ci dicono che servono i larvicidi per "ridurre drasticamente" il rischio, ma dove erano questi trattamenti a marzo? Dove erano a febbraio?

Il conflitto è semplice: da una parte c'è chi gestisce l'amministrazione e preferisce l'intervento "spettacolare" e rapido (il camion che spruzza veleno), che dà l'idea che si stia facendo qualcosa. Dall'altra ci siamo noi, i residenti, che ci troviamo con i prodotti chimici nel cortile e la paura di una malattia che arriva da lontano ma che trova terreno fertile qui, perché non abbiamo mai investito seriamente nella prevenzione del territorio.

Eppure basterebbe un sistema di monitoraggio costante, una pulizia sistematica delle aree critiche e una gestione dei rifiuti e delle acque stagnanti che non fosse lasciata al caso o alla buona volontà dei singoli cittadini. Invece preferiscono aspettare che l'Ats mandi la segnalazione per poi correre a disinfestare. È un modo di lavorare che non ha senso: si cura il sintomo, ma ci si dimentica della malattia, che in questo caso è l'incapacità di gestire il territorio prima che diventi pericoloso.

Chi incassa in questa storia? Le ditte che forniscono i prodotti chimici e i servizi di disinfestazione d'urgenza. Loro non hanno problemi: più emergenze ci sono, più contratti firmano. Mentre noi, tra le 5 e le 12, dobbiamo sperare che il veleno faccia fuori le zanzare e non faccia troppi danni a chi respira quell'aria.

E allora?

Siamo davvero contenti di vivere in una città dove l'unica strategia sanitaria è spruzzare insetticidi in centro città all'alba quando arriva l'emergenza? Quanto ancora dobbiamo aspettare prima che la prevenzione diventi la regola e non l'eccezione dettata dalla paura?