Il fatto

Hanno inaugurato la Casa della Comunità di Riva del Garda, un centro "HUB" aperto 24 ore su 24 che accoglie prelievi, CUP, specialisti (da dermatologia a ortopedia) e uffici amministrativi. È la nona di 14 previste in Trentino, situata in centro e collegata all'ospedale di Arco.

La storia

Immaginate la scena. Siete a Riva, o magari venite da un paesino limitrofo, e avete bisogno di una visita specialistica o di un semplice prelievo. Finora, come sappiamo tutti, è stata una lotta: telefonate infinite al CUP, attese che sembrano non finire mai e quella sensazione di dover fare il giro di tutta la provincia per trovare un medico che abbia un buco in agenda.

Poi arriva la notizia: "Abbiamo aperto la Casa della Comunità!". Il nastro viene tagliato, arrivano i dirigenti, gli assessori, i sindaci in schiera. Le foto sono bellissime, i locali sono moderni, i parcheggi per il personale sono persino su due livelli. Hai capito bene: i parcheggi per chi ci lavora sono garantiti.

Ma per noi, per chi deve effettivamente curarsi, la domanda è un'altra. Perché a noi non interessa se l'edificio è "strategico" o se è "integrato multidisciplinarmente" (parole che usano solo quelli che non hanno mai fatto la fila in un ambulatorio alle sette di mattina). A noi interessa se, una volta entrati in quel palazzo nuovo, troveremo davvero un medico disponibile o se ci diranno che "il sistema è bloccato" e che dobbiamo prenotare per l'anno prossimo.

Chi paga, chi incassa

Qui sta il punto, e te lo spiego io. Quando leggiamo l'elenco di chi era presente all'inaugurazione, c'è una lista infinita di nomi: l'assessore, il dirigente generale, il direttore generale, la direttrice sanitaria, il direttore di distretto, il sindaco, il presidente della comunità, la direttrice per l'integrazione, la direttrice amministrativa... Ma i medici? Gli infermieri? Quelli che devono effettivamente mettere le mani sui pazienti dove sono?

È un classico: si investe nel mattone, si inaugura la struttura, si fa la foto di rito per dire che "il servizio è arrivato sul territorio". Eppure basterebbe assumere più personale invece di costruire palazzi più grandi. Perché un edificio, per quanto moderno e centrale, non cura nessuno. Se dentro ci metti tre infermieri per mille persone, hai solo creato un ufficio più bello dove andare a sentirsi dire che non c'è posto.

Chi incassa in questa operazione? Chi ha gestito l'appalto, chi ha progettato gli spazi, chi ha organizzato l'evento. Chi decide? Qualcuno seduto in un ufficio a Trento o a Riva che guarda le mappe e dice: "Qui ci mettiamo un HUB". Qualcuno ha già deciso per noi che la soluzione ai problemi della sanita sia un nuovo centro di coordinamento, invece di risolvere il problema della carenza di medici di base che ci tocca ogni singolo giorno.

Non è normale che l'enfasi sia tutta sulla "posizione centrale" e sulla "distanza dalla stazione delle corriere". Certo, è utile che sia raggiungibile, ma a cosa serve un centro facilmente raggiungibile se poi, una volta arrivati, scopri che l'ambulatorio di oculistica o di ortopedia ha liste d'attesa che richiedono un miracolo per essere superate?

Ci dicono che è un punto di riferimento "strategico". Ma la strategia di chi? Di chi vuole centralizzare i servizi per gestire meglio i flussi amministrativi, o di chi ha bisogno di una visita urgente senza dover vendere un rene a un privato perché nel pubblico non c'è posto? Ancora noi, i cittadini, a fare da cavie per questi esperimenti di "integrazione socio sanitaria" che suonano bene nei comunicati stampa ma che nella realtà si scontrano con la mancanza di braccia e di stetoscopi.

Il rischio è che la Casa della Comunità diventi un bellissimo guscio vuoto. Un posto dove puoi fare il prelievo e pagare il ticket in un ambiente moderno, ma dove per ogni altra cosa ti rimandano all'ospedale di Arco o, peggio, a una visita privata. Perché il mattone si compra, si costruisce e si inaugura in pochi anni; ma la fiducia di chi non trova un medico non si ricostruisce con un taglio del nastro.

E allora?

Siamo contenti che ci sia un nuovo edificio? Certo, meglio un palazzo nuovo che uno che cade a pezzi. Ma ora basta con le cerimonie e i titoli dei dirigenti. La domanda è semplice: quanti medici in più sono stati assunti per far funzionare questo posto?

Se la risposta è "nessuno" o "stiamo valutando", allora questa non è una Casa della Comunità, è solo un nuovo ufficio per spostare le scartoffie da una scrivania all'altra. Non è questo che ci serviva, giusto?

[twitter_title]Riva del Garda: nuova Casa della Comunità, ma i medici ci sono?[/twitter_title] [twitter_description]Hanno inaugurato il nuovo centro HUB a Riva. Bellissimi i locali, ma a noi serve chi ci cura, non un altro ufficio moderno. #RivaDelGarda #Sanita #BastaCosì [image_prompt]A wide shot of a modern public building entrance in an Italian town, a red ribbon being cut by people in suits, while in the foreground, blurred, a few elderly people with shopping bags look on with skeptical expressions. Realistic photojournalism style, natural daylight.[/image_prompt] [tags]riva del garda, sanita, case della comunita, alto garda, servizi pubblici[/tags] [category]sanita[/category]