Il fatto
Il passaggio alla primavera e il cambio d'ora sballano la produzione di melatonina, serotonina e cortisolo. Il risultato è concreto: dormiamo peggio, siamo più stressati e ci sentiamo svuotati, un fenomeno fisiologico che colpisce migliaia di persone ogni anno.
La storia
Hai presente quella sensazione di quando suona la sveglia a Brescia, fuori è ancora buio o c'è quella luce grigia che non convince, e tu ti senti come se ti fosse passato sopra un camion? Hai capito bene: non è che sei vecchio o pigro, è che il tuo corpo è in tilt. Ti alzi, prendi il caffè di corsa, imbarchi i figli a scuola o corri in fabbrica, e arrivi a metà mattina con una testa che sembra piena di ovatta.
Poi arrivi a sera. Dovresti rilassarti, ma il cervello non stacca. Ti giri nel letto, guardi il soffitto e pensi a tutto quello che devi fare domani. Ti dicono che è "il cambio di stagione", che è normale. Ma non è normale sentirsi esausti proprio quando dovrebbe arrivare il sole. È l'ennesima cosa che dobbiamo "sopportare" perché fa parte del ciclo naturale, dicono loro.
Il problema è che mentre il corpo combatte con gli ormoni, la vita non si ferma. Le scadenze ci sono, il capo non ti chiede se hai la melatonina bassa, e il traffico sulla Circonvallazione è sempre lo stesso. Ci ritroviamo a gestire un crollo fisico mentre il mondo ci chiede di essere produttivi e sorridenti.
Chi paga, chi incassa
Ed ecco che arrivano le soluzioni. Ci dicono che per stare bene basta seguire dei "pilastri": fare attività fisica all'aperto, respirare bene, mangiare sano, bere più acqua e seguire i ritmi della luce solare. Te lo spiego io come funziona nella realtà: queste sono cose bellissime, ma sono consigli scritti per chi ha il tempo di respirare.
Proviamo a vedere chi paga davvero. Paga chi fa i turni, chi lavora in magazzino, chi passa otto ore chiuso in un ufficio senza finestre o chi deve correre tra un impegno e l'altro senza sapere nemmeno dove ha messo la borraccia. Per queste persone, "seguire i ritmi biologici della luce solare" è una barzelletta. Ci tocca adattarci noi al ritmo della macchina, non il contrario.
E chi incassa? Incassano quelli che vendono il "benessere". Nascono modelli, corsi di "felicità", consulenze di "felicitatori" e programmi per la vitalità. C'è un mercato intero basato sul fatto che noi siamo stressati. Ci vendono la soluzione a un problema che è causato, in gran parte, da un modo di vivere che ci toglie il tempo di respirare. Eppure basterebbe meno pressione, meno ore di stress inutile, più spazio per l'essere umano.
Invece, invece di cambiare l'organizzazione del lavoro o della vita quotidiana per renderla compatibile con la nostra biologia, ci dicono: "Compra questo metodo", "Segui questo pilastro", "Impara a gestire l'ansia". In pratica, ci dicono che se sei stressato è colpa tua che non respiri bene o che non bevi abbastanza acqua, non che è colpa di un sistema che ti spremendo come un limone.
È un giro perfetto: ci stressano con ritmi impossibili e poi ci vendono il manuale per sopravvivere a quello stress. Ancora noi che dobbiamo trovare l'energia per "curarci" dopo aver passato dieci ore a lavorare per altri. Qualcuno ha già deciso che il benessere è un prodotto da acquistare, non un diritto di base legato a una vita dignitosa.
Non è che non vogliamo bere acqua o camminare al sole. È che se lo facessimo tutto il giorno, non pagheremmo l'affitto. Ma è più facile dirci di "essere consapevoli" che ridurre il carico di lavoro o dare più flessibilità a chi sta male.
E allora?
Siamo davvero così stupidi da credere che un "modello di vitalità" possa cancellare la stanchezza di una vita passata a rincorrere l'orologio? Fino a quando il benessere sarà un accessorio da comprare e non il risultato di una vita più umana, continueremo a sentirci a pezzi ogni primavera.
La domanda è semplice: vogliamo continuare a pagare qualcuno per imparare a respirare, o iniziamo a chiederci perché siamo arrivati al punto di dover comprare un corso per non sentirci depressi quando spunta il sole?