Il fatto

A Sarezzo, a Palazzo Avogadro, è aperta la mostra "Schizzi di Mente". Sono opere realizzate dai pazienti delle residenze UOP 23 CRA e CPA (Psichiatria e Dipendenze) sotto la guida di un'arteterapeuta, con il patrocinio dell'ASST Spedali Civili di Brescia.

La storia

Immaginate la scena. C'è un ragazzo, o magari un uomo che ha passato anni a combattere con i demoni della dipendenza o con una testa che non gli dà tregua, chiusa in una struttura residenziale. Per anni queste persone sono state numeri di cartella clinica, ombre che girano per i corridoi di reparti che preferiremmo non nominare nemmeno quando parliamo a cena con i figli. Gente che non riesce a dire "sto male" o "ho paura" perché le parole sono finite, o non sono mai bastate.

Poi arriva l'arteterapia. Invece di dare un'altra pastiglia o fare l'ennesimo colloquio formale in un ufficio grigio, gli danno in mano un pennello, dei colori, un foglio. E improvvisamente, quello che non usciva dalla bocca inizia a uscire dalla mano. Hai capito bene: l'arte qui non è per fare i fighi in galleria, ma per non impazzire del tutto mentre cerchi di rimettere insieme i pezzi di una vita andata in frantumi.

È un passaggio fondamentale. Quando un paziente riesce a trasformare un trauma in un disegno, smette per un attimo di essere "il tossico" o "lo schizofrenico" e diventa un artista. Per un momento, a Sarezzo, queste persone non sono più gli invisibili della nostra città, ma qualcuno che ha qualcosa da dire a noi, che camminiamo per strada senza guardarli in faccia.

Chi paga, chi incassa

Qui arriva il punto, quello che non scrivono nei comunicati patinati. Te lo spiego io: l'iniziativa è lodevole, l'arteterapeuta ha fatto un lavoro serio, e portare queste opere fuori dai reparti è un atto di civiltà. Ma chiediamoci: perché l'arte diventa il "dispositivo clinico fondamentale" proprio quando tutto il resto scricchiola? Perché per dare dignità a queste persone dobbiamo aspettare che finiscano un corso di disegno e lo espongano in un palazzo storico?

Ancora noi a chiederci dove finiscono i soldi della sanita. Sappiamo tutti come funziona: si organizza l'evento, si mette il patrocinio dell'ASST, si taglia il nastro e si dice che "lo stigma è stato superato". Ma lo stigma non si batte con una mostra all'anno. Lo stigma si batte con l'assistenza h24, con l'abbattimento delle liste d'attesa per gli psicologi, con strutture che non sembrino depositi di persone dimenticate.

Chi decide per noi? Qualcuno, nei piani alti della sanita, ha deciso che l'arteterapia è un ottimo modo per "riappropriarsi di un ruolo attivo nella società". Certo, è vero, ma l'arte non può sostituire i letti, non può sostituire il personale che manca, non può sostituire i servizi territoriali che sono ridotti all'osso. Non è normale che l'unico momento in cui il paziente "esce" dal reparto sia per mostrare un quadro, mentre per ottenere una terapia costante bisogna fare i salti mortali.

Chi incassa in questa storia? L'immagine di un'azienda sanitaria che "si prende cura", che è "aperta al territorio", che promuove la cultura. È tutto molto bello, ma mentre noi ammiriamo i colori a Palazzo Avogadro, fuori c'è chi non trova un posto in una comunità, chi aspetta mesi per una visita psichiatrica e chi, semplicemente, cade nel vuoto perché i servizi di base non ci sono.

Ci tocca, dunque, fare il gioco del "bello e buono". Sì, l'arte cura, sì, l'espressione è fondamentale. Eppure basterebbe investire la metà della stessa energia che si mette a organizzare l'evento nel potenziare i servizi di prima accoglienza. Invece preferiamo l'estetica della cura alla cura stessa, perché un quadro appeso è più facile da gestire di un paziente che ha bisogno di supporto ogni singolo giorno della settimana.

E allora?

Andate a vedere la mostra, per favore. Guardate quei quadri, rispettate quel dolore che è diventato colore. Ma mentre uscite da Palazzo Avogadro, fatevi una domanda: siamo contenti di un'arte che serve a tappare i buchi di una sanita che non funziona, o vogliamo servizi che rendano superflua l'arte come unico modo per non sentirsi morti dentro?