Il fatto

Sabato 18 aprile il Palazzetto "C. Corcione" di Gussago ospita "Fight Forever" dell'ICW. Atleti da tutta Italia, match per i titoli italiani e una lotteria solidale a favore dell'Aipd.

La storia

Immaginate la scena: sabato sera, il palazzetto di Gussago che puzza di sudore e popcorn, le luci che lampeggiano e la gente che urla. C'è chi viene per vedere il bresciano di Casto o quello di Montichiari che saltano da un angolo all'altro del ring, e chi ci va solo per portare i figli a vedere quattro acrobazie. Hai capito bene: è lo sport-spettacolo, dove tutto è coreografato ma il rumore è vero.

È la solita storia dei nostri paesi. Per una sera il palazzetto diventa il centro del mondo, arrivano i "campioni" da fuori, si monta il ring, si fanno le scenate tra lottatori che si odiano (per copione) e poi, quando le luci si spengono, resta il solito silenzio di Gussago. Eppure basterebbe che questi eventi fossero più che una sbandata di un weekend per dare un po' di vita vera a questi spazi che spesso restano vuoti o usati solo per le solite cose.

Chi paga, chi incassa

Ma veniamo al punto, perché qui c'è da farsi due domande. Te lo spiego io come funziona: c'è una società, l'ICW, che gira l'Italia da 25 anni. Organizzano, vendono i biglietti, portano i loro atleti e incassano. Poi c'è il Comune che mette a disposizione il palazzetto. Chi decide i prezzi dei biglietti? Chi gestisce l'afflusso? Qualcuno ha già deciso per noi che questa sia la formula giusta per "animare il territorio".

Poi arriva la parte che ci scalda il cuore: la lotteria solidale per l'Associazione Italiana Persone Down. Bellissimo, non c'è che dire. Ma non è normale che per fare beneficenza si debba aspettare che arrivino dei lottatori in calzamaglia a fare acrobazie. Perché la solidarietà deve essere l'appendice di uno show commerciale? Perché non ci sono investimenti strutturali, ma dobbiamo affidarci a "donazioni volontarie" durante un evento di wrestling?

Ci tocca sempre questo schema: l'evento privato che fa cassa, e poi una piccola quota, o una lotteria, per pulirsi la coscienza o aiutare chi è in difficoltà. È un sistema che funziona, certo, ma è un sistema dove chi organizza ha il coltello dalla parte del manico e noi, il pubblico, paghiamo il biglietto sperando che qualche euro arrivi davvero a chi ne ha bisogno.

E poi guardate i protagonisti: atleti che viaggiano da diverse regioni. Ancora noi a fare da cornice a un tour nazionale. Certo, c'è il ragazzo di Montichiari o quello di Casto, ma restano le eccezioni in un meccanismo che serve a dare visibilità a un marchio, l'ICW, più che a valorizzare davvero i talenti locali in modo costante.

In sostanza: paghiamo il biglietto per vedere uno show che arriva da fuori, speriamo che la lotteria funzioni per l'Aipd e poi torniamo a casa. Il palazzetto viene usato, i lottatori incassano la loro fetta, l'organizzazione si segna un'altra tappa nel tour. Tutto perfetto, ma a chi resta davvero qualcosa in mano a Gussago, oltre a qualche foto su Facebook e un po' di rumore nelle orecchie?

E allora?

Siamo contenti di avere un po' di movimento in paese? Certo che sì. Ma non è che ci siamo abituati a ricevere solo "eventi" preconfezionati, dove noi siamo solo quelli che pagano e applaudono?

La domanda è semplice: vogliamo continuare a essere solo il palcoscenico per i tour degli altri, o pretendiamo che il nostro territorio diventi un luogo dove si crea cultura e sport ogni giorno, e non solo quando c'è un biglietto da vendere?