Il fatto
Nel weekend tra l'11 e il 12 aprile 2026, Michele Baronio, pilota bresciano della Ghipard Motorsport, ha vinto la classe 1.400 della 33ª edizione della Salita del Costo, arrivando terzo nel gruppo E2SH con la sua Legend Car Ford Coupé.
La storia
Allora, partiamo dal principio. C'è un nostro concittadino, Baronio, che ha spinto al massimo su una macchina che sembra uscita da un film, ha migliorato il suo tempo di 13 secondi rispetto all'anno scorso e ha portato a casa il trofeo. Hai capito bene: 13 secondi. In un mondo dove ogni millesimo conta, è un risultato che fa onore a chi ci mette il cuore e i polmoni.
Il problema è che mentre noi leggiamo queste notizie, siamo probabilmente fermi in coda sulla via Brescia-Pavone o stiamo imprecando perché un altro pezzo di asfalto della nostra provincia è diventato un colabrodo. Ci piace l'eroismo, ci piace vedere un bresciano che vince, è naturale. Ma c'è un corto circuito che non riusciamo a ignorare ogni volta che si parla di "gare" e "velocità" sul nostro territorio.
Immagina la scena: domenica mattina, motori che urlano, gomme che bruciano, l'adrenalina a mille e un pubblico che acclama il campione. Tutto bellissimo. Poi, il lunedì mattina, quel campione e tutti noi torniamo a guidare sulle stesse strade, ma con una differenza fondamentale: loro hanno una macchina "al top", noi abbiamo una macchina che deve schivare le buche per non lasciarci il cerchione.
Chi paga, chi incassa
Qui arriva il punto. Te lo spiego io come funziona. Per organizzare queste gare, per chiudere le strade, per mettere la sicurezza, servono permessi, soldi e una macchina organizzativa che gira. Qualcuno decide che quel tratto di strada, per un weekend, deve diventare un tempio della velocità. E noi, come sempre, ci stiamo. Perché il prestigio della gara è importante, perché attira visitatori, perché è "tradizione".
Ma chiediamoci: chi paga davvero il prezzo di questa gestione del territorio? Ancora noi. Perché mentre si investe in termini di logistica e visibilità per eventi che durano due giorni, ci dimentichiamo che quelle stesse strade devono reggere il peso di migliaia di camion, pendolari e residenti per i restanti 363 giorni dell'anno. Non è normale che l'asfalto diventi "perfetto" o "gestibile" solo quando c'è un trofeo in palio, mentre per il resto del tempo ci tocca guidare con la prudenza di chi attraversa un campo minato.
Poi c'è la questione degli sponsor. Baronio ringrazia chi lo appoggia, e fa bene, perché fare sport a questi livelli costa una fortuna. Ma guardiamoci intorno: quanti di questi investimenti tornano davvero alla comunità? Qualcuno ha già deciso per noi che il prestigio di una vittoria in una gara vicentina sia più importante della manutenzione ordinaria di un viadotto o di una provinciale che cade a pezzi.
Non è un attacco al pilota, che ha fatto un lavoro eccellente. È un attacco a un sistema dove la "corsa" è l'unica cosa che sembra funzionare. Ci dicono che la stagione salitaria è inaugurata, che tutto è "al top". Eppure basterebbe applicare la stessa precisione, la stessa cura per il dettaglio e la stessa velocità di reazione che ha Baronio in pista a chi deve gestire i fondi per le nostre infrastrutture.
Invece succede che le risorse vengono spostate, che le priorità vengono decise in uffici climatizzati da persone che non sanno cosa significhi fare tre ore di coda per fare dieci chilometri. Chi incassa è l'immagine, è il prestigio di un evento, è la gloria di un podio. Chi paga è il cittadino che vede la sua strada degradarsi mentre celebra, con un sorriso amaro, l'ennesima vittoria di un bresciano che è riuscito a scappare via velocemente da un territorio che, per tutti gli altri, è diventato un pantano.
E allora?
Siamo contenti per Baronio? Certo che sì. Bresciani che vincono, bresciani che corrono, bresciani che non mollano. Ma a che serve avere il pilota più veloce del mondo se poi, per arrivare a casa, dobbiamo fare i tempi di una lumaca perché la strada è un disastro?
Non è normale che l'eccellenza sia solo per chi ha il casco e il cronometro, mentre per tutti gli altri resta solo la polvere. Quando inizieranno a trattare le nostre strade con la stessa cura che mettono in una Legend Car?