Il fatto
Martedì 14 aprile, prime ore del mattino, via San Martino a Manerbio. Una rissa violenta tra gruppi di ragazzi finisce con due feriti trasportati in ospedale con cocci di vetro nella testa. Prognosi di 15 e 7 giorni. Alcuni denunciati, molti altri spariti nel nulla prima che arrivassero i Carabinieri.
La storia
Immaginate la scena. È quel momento della giornata in cui chi lavora in fabbrica o nei campi si sta svegliando, o chi ha fatto il turno di notte torna a casa sperando di trovare un po' di silenzio. E invece, in una strada che dovrebbe essere sicura, in un paese come Manerbio, scoppia l'inferno. Non è un film americano, è via San Martino. Hai capito bene: cocci di vetro che volano e ragazzi che si massacrano per "futili motivi".
Ma cosa significa "futili motivi"? Te lo spiego io. Significa che qualcuno ha guardato male qualcuno, che c'è stata una parola di troppo, o magari una sfida stupida lanciata per fare i grossi davanti agli altri. Roba da ragazzini, direte voi. Solo che quando i ragazzini iniziano a usare le bottiglie rotte per colpire in testa, non è più un gioco di bambini, è degrado puro che si installa sotto casa nostra.
La cosa che fa più rabbia è il silenzio che segue. I Carabinieri arrivano, ma i "più furbi" sono già scappati. Non ci sono testimoni che vogliono parlare, non ci sono telecamere private che hanno ripreso nulla. Restano solo due ragazzi feriti, un po' di sangue sull'asfalto e un senso di impotenza che aleggia nell'aria. Ancora noi, a chiederci quando inizieremo a vivere senza dover guardare dietro le spalle mentre camminiamo per il centro.
Chi paga, chi incassa
Qui arriva il punto. In queste storie c'è sempre qualcuno che decide e qualcuno che subisce. In questo caso, chi ha deciso che via San Martino potesse diventare un ring di boxe con le bottiglie? Chi ha deciso che la violenza fosse l'unico modo per risolvere una discussione? Qualcuno ha già deciso per noi che l'ordine pubblico è un optional, qualcosa che arriva dopo che il danno è fatto e il sangue è già stato lavato via dai netturbini.
Ma parliamo di chi paga davvero. Paga chi vive in via San Martino e ora ha paura di uscire a fare la spesa o di portare i figli a scuola. Paga chi vede il proprio paese trasformarsi in un luogo dove "si rischia" se capita di passare nel momento sbagliato. Ci tocca, ancora una volta, fare i conti con l'idea che la strada non sia più di chi la abita, ma di chi urla più forte o colpisce più duro.
E chi incassa? Incassano quelli che scappano. Quelli che sanno esattamente come muoversi per non essere beccati, che spariscono prima che arrivi la pattuglia e che poi, probabilmente, torneranno a passeggiare per le stesse strade come se nulla fosse. Incassa chi usa la violenza per stabilire una gerarchia di potere nel quartiere, sapendo che le probabilità di finire davvero in cella sono bassissime.
Poi c'è la storia delle telecamere. Eppure basterebbe avere un sistema di sorveglianza che funzioni davvero, che non sia solo un soprammobile fissato ai pali della luce per far vedere che "si fa qualcosa". Se le uniche immagini utili sono quelle comunali, vuol dire che tutto il resto è buio. E nel buio, chi vuole fare il bullo si sente a casa.
Non è normale che in un centro abitato, in piena luce o quasi, avvenga un massacro a colpi di vetro e che poi i responsabili siano "non identificati". Non è normale che l'unica risposta sia "indagini in corso". Le indagini sono importanti, certo, ma non ridanno la tranquillità a chi ha sentito le urla e ha visto il sangue in strada. Il costo di questa rissa non sono i 15 giorni di prognosi di un ragazzo, ma la fetta di serenità che è stata strappata a tutto il paese.
Siamo arrivati al punto che ci abituiamo. "Eh, ma sono ragazzi", "Eh, ma succede". No, non deve succedere. Non è normale che la violenza diventi parte dell'arredo urbano di Manerbio. Se permettiamo che via San Martino diventi terra di nessuno, domani sarà la via accanto, e dopodomani sarà il marciapiede davanti al nostro portone.
E allora?
Quindi, restiamo a guardare le immagini delle telecamere comunali sperando che qualche pixel ci dica chi è stato? O iniziamo a chiederci perché i nostri centri sono diventati zone di guerra per motivi futili?
Chi garantisce che domani non succeda di nuovo, magari con qualcuno di noi nel mezzo?