Il fatto

A Esine, in Valle Camonica, sono state trovate delle esche avvelenate proprio nei pressi di un canile rifugio. È intervenuta l'Unità Cinofila della Polizia Provinciale con l'agente Sole, che ha fiutato e rimosso i bocconi letali prima che qualche cane li mangiasse.

La storia

Immaginate la scena. Un canile rifugio, un posto dove chi è stato abbandonato o maltrattato cerca di ricominciare, di trovare un po' di pace e, se possibile, una famiglia. Un luogo che dovrebbe essere l'ultimo avamposto di sicurezza in un mondo che spesso si dimentica degli animali. E invece, proprio lì fuori, qualcuno ha deciso di seminare la morte.

Non parliamo di un incidente, non parliamo di una distrazione. Qualcuno si è preso il tempo di preparare dei bocconi, di caricarli di veleno, di camminare fino al rifugio e di spargerli a terra. Hai capito bene: un atto deliberato, freddo, fatto per uccidere creature che non possono nemmeno difendersi o denunciare.

In Valle Camonica siamo abituati a certe durezze, ma questa è di un'altra categoria. È la cattiveria gratuita di chi non ha nulla da fare se non cercare di fare del male a chi è già fragile. Se non fosse stato per l'intervento di Sole e del Sovrintendente Tavelli, oggi probabilmente avremmo parlato di funerali di gruppo in un canile.

Chi paga, chi incassa

Qui arriva il punto. Chi paga per queste follie? Paghiamo tutti noi. Paghiamo con le tasse che finanziano l'Unità Cinofila, che deve correre a fare bonifiche perché qualcuno ha deciso che il suo odio era più importante della vita di un cane. Pagano i volontari del rifugio, gente che già metteci il cuore, il tempo e spesso i propri soldi per mantenere gli animali, e che ora deve vivere nel terrore che, appena fuori dal cancello, ci sia una trappola mortale.

E chi incassa? Non ci sono soldi in ballo, ma c'è un potere perverso. Qualcuno ha deciso per noi che quel territorio poteva diventare un campo minato. Qualcuno si sente in diritto di "ripulire" l'area o di vendicarsi di qualcosa, decidendo chi deve vivere e chi deve morire senza chiedere il permesso a nessuno.

Te lo spiego io: non è normale che nel 2024, in un paese civile, si debba fare affidamento su un cane poliziotto per evitare un massacro in un rifugio. Non è normale che l'unica risposta sia la "bonifica" dopo che il veleno è già stato sparso. La bonifica è l'ultima spiaggia, è l'ammissione che qualcuno è riuscito a colpire e che noi possiamo solo sperare di arrivare in tempo per limitare i danni.

Ci tocca, ancora una volta, fare i pompieri di un incendio appiccato da un vigliacco. Mentre l'agente Sole fa il suo lavoro eroico, il colpevole probabilmente sta guardando la scena da lontano, convinto di essere invisibile. Ma l'invisibilità di chi usa il veleno non è altro che codardia.

Eppure basterebbe un minimo di umanità, o magari un controllo più serio su chi frequenta certe zone con intenzioni oscure, per evitare che queste scene si ripetano. Invece ci ritroviamo a ringraziare Sole perché ha salvato delle vite, mentre il responsabile continua a camminare tra noi, magari salutando il vicino di casa con un sorriso.

È questo il conflitto: da una parte chi ama, chi cura, chi protegge (come i volontari e i poliziotti); dall'altra chi distrugge nell'ombra. E finché non capiremo che questo comportamento è inaccettabile per tutta la comunità, continueremo a vivere con la paura che il prossimo boccone letale sia sotto il naso del nostro cane.

E allora?

Siamo davvero arrivati al punto in cui l'unico modo per proteggere un rifugio è sperare che passi un cane della Polizia a fare il giro di perlustrazione? Quanto tempo ancora dobbiamo stare a guardare mentre qualcuno decide, nel suo delirio, chi ha diritto di respirare in Valle Camonica?