Il fatto

Una lista infinita di ordinanze comunali che bloccano la viabilità in Vallecamonica: via Marconi chiusa, via Valeriana a senso unico alternato, strada per Lozio sbarrata per l'esbosco, via Razziche scavata per il gas e il Ponte d'Uscio chiuso a tempo indeterminato. Tutto contemporaneamente.

La storia

Provate a spiegarlo a uno che deve andare a lavorare o a portare i figli a scuola. Immaginate la scena: ti svegli, prendi la macchina e scopri che la strada che fai da vent'anni oggi è diventata un "senso unico alternato" perché qualcuno sta scavando un tubo, o che per arrivare a Montepiano devi fare il giro largo perché c'è un cantiere. Hai capito bene: ogni volta che giri l'angolo c'è un cartello che ti dice dove NON puoi andare.

Non è che i lavori non servano, eh. Il gas ci vuole, l'energia elettrica serve, i ponti che cadono a pezzi vanno sistemati. Ma è che in Valle sembra che i cantieri siano stati lanciati a dadi. Uno qui, uno là, uno in mezzo alla strada principale. Risultato? Ti ritrovi bloccato in coda in una via secondaria che non sapresti nemmeno di esistere, mentre guardi l'orologio che corre e ti chiedi chi diavolo ha pianificato questo caos.

Poi ci sono le strade agro-silvo pastorali chiuse per neve e ghiaccio fino a fine aprile. Certo, la montagna è la montagna, ma quando le chiusure si sommano a quelle per i "lavori di ristrutturazione di un fabbricato" in via Forno, la sensazione è che la valle sia diventata un enorme percorso a ostacoli dove l'unico che si diverte è chi ha vinto l'appalto.

Chi paga, chi incassa

Qui arriviamo al punto. Chi paga davvero questo disastro? Non sono i tecnici in ufficio che firmano le ordinanze, e non sono nemmeno le ditte che arrivano con gli escavatori. Paghiamo noi. Paghiamo con il tempo perso in coda, con lo stress di non sapere se arriveremo in tempo all'appuntamento, con l'usura delle auto che fanno giri assurdi per evitare un ponte chiuso.

Te lo spiego io come funziona: qualcuno decide che è il momento di fare il cavidotto per l'energia elettrica, un altro decide che bisogna consolidare il Ponte d'Uscio, un altro ancora deve portare via dei tronchi di legno in località Pludì. Ognuno guarda il proprio pezzetto di carta, il proprio budget, la propria scadenza. Ma nessuno guarda la mappa d'insieme.

È incredibile come sia facile emettere un'ordinanza che chiude una strada, ma sia difficilissimo coordinarsi per non bloccare l'intera circolazione di un paese. Ancora noi a fare da cavie di una pianificazione che sembra fatta con i post-it attaccati a caso su un muro. Qualcuno ha già deciso per noi che il nostro tempo non ha valore, che possiamo aspettare dieci minuti al senso unico alternato di via Valeriana perché "tanto è per il bene comune".

E mentre noi stiamo lì a guardare il semaforo o l'operaio che sventola la bandierina, chi incassa? Le ditte che gestiscono i cantieri, che lavorano con i loro tempi, spesso lasciando i macchinari fermi per ore mentre la strada resta comunque chiusa. Non è normale che per ristrutturare un singolo fabbricato in via Forno si debba paralizzare il transito di un intero quartiere senza che ci sia un'alternativa seria e rapida.

Ci tocca accettare che la viabilità sia un optional. Ci dicono che è "riqualificazione", che è "manutenzione straordinaria". Parole belle, ma quando sei bloccato in via Quarteroni perché Piazza Matteotti è un cantiere a cielo aperto, la riqualificazione ti sembra solo un modo elegante per dirti che per i prossimi mesi la tua vita sarà un inferno di deviazioni.

Eppure basterebbe un minimo di coordinamento. Basterebbe che chi decide i lavori di gas, chi decide quelli elettrici e chi decide quelli stradali si sedesse a un tavolo per più di cinque minuti. Invece preferiscono procedere a compartimenti stagni, lasciando che sia il cittadino a risolvere il puzzle ogni mattina appena accende il motore.

E allora?

Possiamo continuare a leggere i bollettini della viabilità come se fossero le previsioni del tempo, sperando che domani la nostra strada preferita sia aperta. Oppure possiamo chiederci: ma è davvero possibile che in una zona così strategica non si riesca a fare un lavoro senza trasformare ogni spostamento in un'odissea?

Chi è che comanda davvero questi cantieri? E perché il costo del disagio ricade sempre e solo sulle spalle di chi deve semplicemente tornare a casa dopo otto ore di lavoro?