Il fatto
È partita la stagione dei treni storici per la primavera e l'estate. Locomotive a vapore e carrozze d'altri tempi che percorrono i binari per portare turisti e appassionati a fare un giro panoramico tra le nostre valli e le città.
La storia
Immaginate la scena. Domenica mattina, un treno splendido, tutto lucido, che fischia e sputa fumo bianco. Sale a bordo il turista che viene da lontano, quello che ha il tempo di guardare il paesaggio e che paga il biglietto per "vivere l'esperienza". È un'immagine da cartolina, di quelle che piacciono a chi gestisce i flussi turistici e a chi vuole vendere l'idea di un territorio romantico e lento.
Poi però c'è la realtà di chi vive qui. C'è chi, nello stesso momento in cui passa quel treno d'epoca, è fermo su un binario di una stazione di provincia perché il regionale è in ritardo di venti minuti. C'è chi deve portare i figli a scuola o andare a lavorare in fabbrica e si ritrova a fare da "spettatore" di un museo itinerante mentre la propria vita quotidiana è un percorso a ostacoli.
Te lo spiego io: non è che siamo contro la storia o contro il vapore. Il problema è che a Brescia e provincia siamo abituati a vedere le cose belle solo quando servono a fare scena, mentre le cose necessarie, quelle che servono a noi ogni santo giorno, cadono a pezzi o non funzionano come dovrebbero.
Chi paga, chi incassa
Qui arriva il punto. Qualcuno ha già deciso per noi che l'immagine del "treno storico" è più importante della puntualità del treno che ti porta a casa dopo dieci ore di turno. Chi incassa? Incassano quelli che vendono i pacchetti turistici, quelli che gestiscono l'evento, chi vede nel nostro territorio un parco giochi per chi ha i soldi e il tempo di divertirsi.
E chi paga? Beh, ci tocchiamo ancora noi. Paghiamo noi con i biglietti di un servizio ferroviario che spesso è un terno al lotto. Paghiamo noi con lo stress di non sapere se arriveremo in tempo al colloquio o alla visita medica. Paghiamo noi l'illusione di un'efficienza che esiste solo per chi compra il biglietto "specialmente" per un giro turistico.
Non è normale che si riesca a organizzare con precisione millimetrica un evento per i nostalgici del vapore, ma non si riesca a garantire che un treno locale non venga cancellato all'ultimo minuto senza spiegazioni. Hai capito bene: i soldi e l'organizzazione ci sono, ma vengono spostati dove c'è più profitto immediato o dove si fa più pubblicità.
Ci dicono che è "valorizzazione del territorio". Ma quale territorio stanno valorizzando? Quello dei turisti o quello di chi ci vive e ci lavora? Valorizzare il territorio significa rendere la vita più facile a chi lo abita, non trasformare i binari in un set cinematografico mentre i pendolari combattono per un centimetro di spazio in vagoni che sembrano risalire a quell'epoca, ma senza il fascino del vapore e con molta più sporcizia.
Eppure basterebbe un minimo di onestà. Basterebbe chiederci: "Ma se riusciamo a far girare un treno di cento anni fa in modo perfetto, perché non riusciamo a far funzionare una linea regionale senza che diventi un'odissea?". La risposta è semplice: perché il turista paga per il sogno, mentre il cittadino paga per un servizio che dovrebbe essere un diritto, e i diritti, purtroppo, non portano lo stesso profitto di un tour panoramico.
Siamo diventati i comparse di un film sulla nostra stessa terra. Noi restiamo sul binario, a guardare il fumo che sale, mentre qualcuno decide che la "bellezza" di un treno vecchio è più urgente della dignità di chi viaggia ogni giorno per necessità.
E allora?
Continuiamo a fare i bravi e a sorridere mentre passa il treno del vapore? O iniziamo a chiederci perché l'efficienza è un lusso riservato a chi vuole fare una passeggiata, mentre per noi è un miraggio?
Vogliamo davvero vivere in un museo dove tutto è bello da vedere ma niente funziona per chi ci abita?