Il fatto
Le nuove regolamentazioni sulla sosta e la gestione dei flussi di traffico in città e provincia stanno riducendo gli spazi di fermata libera, aumentando le zone a pagamento e i divieti di sosta in aree precedentemente tollerate, con un incremento dei controlli e delle sanzioni.
La storia
Provate a spiegarlo a chi deve portare un pacco a un parente, a chi deve scaricare due casse d'acqua o a chi, semplicemente, ha bisogno di fermarsi cinque minuti per fare una commissione veloce. Hai capito bene: oggi a Brescia fermarsi dieci minuti in doppia fila o in un angolo che fino a ieri era "tranquillo" significa rischiare una multa che ti rovina la giornata. Non è più una questione di ordine, è diventata una caccia al tesoro dove il premio è un verbale sul parabrezza.
Immaginate il signor Mario, che ogni martedì va a trovare la sorella in centro. Prima trovava un buco, magari non perfetto, ma c'era. Ora deve girare per venti minuti, bruciando benzina e fegato, per poi scoprire che l'unico posto rimasto è a tre chilometri di distanza o costa come un pranzo al ristorante. Eppure basterebbe un minimo di buon senso, una gestione che non veda l'automobilista come un nemico da multare, ma come un cittadino che sta cercando di vivere la sua città.
Poi ci dicono che è per "rendere la città più vivibile". Ma vivibile per chi? Per chi non ha l'auto? Per chi vive in un attico in centro? Per noi che arriviamo dalle periferie o dai paesi della provincia, la città sta diventando un fortino inaccessibile. Te lo spiego io: quando togli la possibilità di sostare, non stai togliendo le auto, stai togliendo le persone.
Chi paga, chi incassa
Qui arriviamo al punto. Chi paga? Paghiamo noi. Paghiamo il ticket del parcheggio, paghiamo le multe salatissime, paghiamo lo stress di non sapere dove mettere la macchina. Ci tocca adattarci a regole scritte da persone che probabilmente si muovono con l'autista o che non hanno mai provato a fare la spesa con due borse pesanti sotto la pioggia di novembre, cercando un posto che non sia a dieci minuti a piedi dal negozio.
E chi incassa? Beh, i numeri parlano chiaro. Le società che gestiscono i parcheggi e gli enti che riscuotono le sanzioni non hanno certo crisi di liquidità. C'è un meccanismo perfetto: si riduce l'offerta di sosta gratuita, si restringono i tempi di tolleranza e si moltiplicano i controlli. È un business della sosta. Qualcuno ha già deciso per noi che il suolo pubblico non deve più servire a chi lo usa, ma a chi può pagarlo.
Non è normale che la gestione di uno spazio comune sia diventata una fonte di entrata così efficiente. Il conflitto è semplice: da una parte c'è il bisogno reale di chi lavora, di chi cura i malati, di chi commercia; dall'altra c'è la volontà di monetizzare ogni singolo metro quadro di asfalto. Ci vendono l'idea del "decoro urbano", ma il decoro non si fa con le strisce gialle e i parchimetri ogni dieci metri.
Ci dicono che dobbiamo usare i mezzi pubblici. Ancora noi a sentire le solite favole. Ma i mezzi funzionano per tutti? Arrivano in ogni angolo della provincia? No. Quindi, se mi togli il posto auto e non mi dai un'alternativa reale, non mi stai aiutando a inquinare meno, mi stai solo rendendo la vita impossibile. Stai decidendo che io non posso più venire in centro perché non posso permettermi di pagare il "pizzo" della sosta.
È un gioco dove le regole cambiano mentre stiamo giocando. Un giorno un'area è blu, il giorno dopo è rossa, il giorno dopo ancora è un'area pedonale improvvisa. E noi, che ci fidiamo della segnaletica, ci ritroviamo con la multa in mano. Chi ha deciso che questo sia il modo corretto di gestire una città? Chi ha stabilito che l'efficienza di un incasso sia più importante della comodità di un cittadino?
Il risultato è che i negozi di vicinato soffrono, perché chi non può parcheggiare preferisce andare nei centri commerciali in periferia dove il parcheggio è gratis e immenso. Quindi, per "salvare" il centro, lo stanno svuotando. È un paradosso che fa ridere, se non fosse che a pagare il conto, come sempre, siamo noi.
E allora?
Possiamo continuare a girare a vuoto per mezz'ora sperando in un miracolo, o possiamo chiederci: a chi serve davvero che Brescia sia una città dove fermarsi è diventato un lusso? Siamo davvero d'accordo che il diritto di sosta sia diventato un prodotto commerciale?
La prossima volta che vedete un cartello di divieto dove prima c'era spazio per tutti, ricordatevi che non è un caso. Qualcuno ha deciso che quel centimetro di strada vale più della vostra tranquillità. E voi, quanto siete disposti a pagare per poter semplicemente "essere" in città?