Il fatto
Il Lions Club di Sirmione organizza uno spiedo solidale presso l'Istituto Antoniano di Desenzano per raccogliere fondi. L'obiettivo è aiutare padre Gasparre Di Vincenzo a ricostruire una scuola d'infanzia per 500 bambini a Dumi, nel Congo, distrutta da bande criminali.
La storia
Immaginate la scena. Siamo a Desenzano, viale Motta. C'è il profumo della carne allo spiedo, le chiacchiere tra conoscenti, i 30 euro che escono dal portafoglio con un sorriso perché "si fa per i bambini". È la classica domenica bresciana: ci si ritrova, si mangia qualcosa di buono e ci si sente a posto con la coscienza perché stiamo aiutando qualcuno a migliaia di chilometri di distanza.
Dall'altra parte del mondo, in una località che si chiama Dumi, ci sono 500 bambini che non hanno un tetto sopra la testa per imparare a leggere e scrivere. Non è che la scuola sia caduta a pezzi per il tempo o per un terremoto. No, è stata distrutta apposta da bande criminali. Gente che ha deciso che l'istruzione di mezzo millennio di ragazzini fosse un ostacolo o un bersaglio.
E così, per rimettere in piedi quattro mura e un soffitto, ci si affida alla generosità di un socio del Lions e alla voglia di mangiare uno spiedo di un gruppo di persone del Garda. Hai capito bene: il futuro di 500 bambini dipende da quanto saremo numerosi a Desenzano a prenotare un piatto di carne.
Chi paga, chi incassa
Qui casca l'asino. Te lo spiego io come funziona questa storia. Da una parte abbiamo i cittadini comuni, persone che lavorano, che pagano le tasse, che magari fanno fatica ad arrivare a fine mese ma che, per cuore, staccano 30 euro per un pranzo. Ancora noi. Sempre noi a tappare i buchi con la "solidarietà".
Dall'altra parte abbiamo chi ha distrutto la scuola. Bande criminali che operano in un territorio dove lo Stato è un ricordo o, peggio, è complice. Chi ha deciso che quella scuola non dovesse esistere? Chi trae profitto dal fatto che quei bambini restino analfabeti e quindi più facili da manipolare o a reclutare per le loro guerre senza fine?
E poi c'è il grande silenzio di chi dovrebbe davvero decidere. Dove sono i governi? Dove sono le organizzazioni internazionali che parlano di "diritti umani" e "istruzione universale" nei loro uffici climatizzati a Ginevra o New York? Qualcuno ha già deciso per noi che la soluzione a un massacro educativo in Congo sia un pranzo a Desenzano del Garda.
Non è normale che per ricostruire un servizio essenziale come una scuola d'infanzia si debba fare una "sottoscrizione a premi". Non è normale che la responsabilità della ricostruzione ricada sulle spalle di un missionario e della buona volontà di un club di servizio locale. Ci tocca fare i buoni, perché se non lo facciamo noi, per quei bambini non succede nulla.
Il conflitto è questo: mentre noi gioiamo di aver aiutato, il sistema che permette a delle bande di radere al suolo una scuola senza che nessuno intervenga per fermarle resta intatto. Chi incassa davvero è chi gestisce il caos, chi trae potere dalla miseria. Noi paghiamo il pranzo, ma il prezzo vero lo pagano quei bambini che vivono in un mondo dove la loro unica speranza è che a Sirmione ci sia qualcuno disposto a organizzare una grigliata.
Eppure basterebbe che le risorse che vengono spese in "missioni di pace" o in accordi diplomatici di facciata venissero investite in sicurezza reale e infrastrutture. Ma è più facile chiedere 30 euro a un bresciano che pretendere risposte concrete da chi gestisce la politica internazionale.
E allora?
Andate pure a mangiare lo spiedo, donate i vostri soldi, perché padre Gasparre e quei bambini ne hanno un bisogno disperato. Ma mentre masticate la carne, chiedetevi: fino a quando accetteremo che la solidarietà sia l'unico modo per riparare i crimini di chi ha il potere di distruggere?
Non è questo il modo di gestire il mondo, no? Non è normale che la scuola di 500 bambini dipenda da una prenotazione telefonica a Desenzano.