Il fatto

Una balenottera è stata avvistata nelle acque dell'alto Adriatico. Gli esperti dicono che l'animale si sia spinto così a nord cercando cibo, in un mare che ormai è diventato un deserto o una discarica. Il video del passaggio è diventato virale sui social.

La storia

Immaginate la scena. Sei lì sulla spiaggia, magari a Rimini o qualche chilometro più su, con l'ombrellone piantato e la sabbia tra le dita. All'improvviso vedi quell'enorme schiena che emerge dall'acqua. Cosa fai? Ti chiedi che fine ha fatto il pesce? Ti chiedi perché un gigante del mare debba fare chilometri di viaggio verso di noi solo per trovare due bocconi da sgranocchiare?

No, hai capito bene: tiri fuori lo smartphone, inizi a registrare e mandi il video su WhatsApp al gruppo della famiglia o lo carichi su TikTok. Perché oggi siamo così. Ci basta un video "virale" per sentirci parte di un evento, mentre l'evento vero è che un animale di quelle dimensioni sta letteralmente morendo di fame nel nostro mare.

È come se domani vedessi un orso polare in Piazza della Loggia a Brescia. Probabilmente passeresti dieci minuti a cercare l'angolazione giusta per il selfie invece di chiamare qualcuno che capisca perché quell'animale è finito in mezzo ai marciapiedi. Ci siamo abituati a guardare il mondo attraverso uno schermo, anche quando il mondo ci sta urlando in faccia che qualcosa non va.

Chi paga, chi incassa

Qui arriva il punto. Te lo spiego io chi paga in questa storia. Paga la balena, ovviamente. Paga lei che deve rischiare la vita navigando in acque basse, piene di traffico di navi, reti da pesca e plastica, solo perché dove dovrebbe stare non c'è più nulla da mangiare. Ma non è l'unica a pagare.

Paghiamo anche noi. Perché se il mare è diventato così vuoto e inospitale da costringere una balenottera a fare un viaggio disperato verso l'alto Adriatico, vuol dire che l'equilibrio è saltato. E quando salta l'equilibrio della natura, non è che il conto arriva a qualche scienziato in un ufficio a Roma o a Bruxelles. Il conto arriva a chi vive di quel mare, a chi mangia pesce, a chi respira l'aria di quelle coste.

E chi incassa? Incassano quelli che gestiscono i flussi. Incassa chi trasforma una tragedia ecologica in un "contenuto" per fare visualizzazioni. Incassano le piattaforme social che monetizzano il nostro stupore superficiale. Qualcuno ha già deciso per noi che l'importante non è salvare la specie, ma avere il video più condiviso della giornata.

Poi ci sono quelli che decidono le regole della pesca, quelli che permettono che il mare venga spremuto come un limone fino all'ultima goccia, senza chiedere a nessuno se sia sostenibile. Decidono in uffici climatizzati, lontani dall'odore di salsedine e dal rumore delle eliche delle navi cargo che disturbano i sonar di questi animali. Loro incassano i profitti immediati, noi ci teniamo il video virale e un mare che diventa una piscina vuota.

Non è normale che l'unico modo in cui ci accorgiamo del disastro sia quando un animale "spettacolare" finisce nel posto sbagliato. Se fosse arrivato un banco di pesci piccoli e malati, non avremmo fatto nessun video. Non sarebbe stato "virale". Ma il problema sarebbe stato lo stesso: il cibo sta sparendo, l'acqua cambia e noi stiamo a guardare.

Ci tocca sempre la stessa storia: ci vendono l'idea che siamo tutti "amici della natura" perché mettiamo un cuore a una foto di un delfino, mentre nel concreto permettiamo che l'industria e l'incuria distruggano tutto ciò che non è immediatamente visibile in un reel di 15 secondi.

E allora?

Quindi, vogliamo continuare a fare i registi di un documentario sulla fine del mondo o iniziamo a chiederci chi ha svuotato il mare? Basterebbe smettere di considerare la natura come un parco giochi per i nostri smartphone e iniziare a pretendere che chi gestisce le nostre acque smetta di trattarle come un magazzino infinito.

La prossima volta che vedete qualcosa di "incredibile" in mare, prima di premere "registra", provate a chiedervi: perché questo animale è qui e non a casa sua? Forse la risposta fa molta più paura del silenzio che c'è sotto la superficie.

[og_title]Balena in Adriatico: tra like e fame [og_description]Un animale gigante cerca cibo in un mare svuotato. Noi registriamo col cellulare. Ecco cosa c'è dietro il video virale. [twitter_title]Balena in Adriatico: non è un miracolo, è un allarme [twitter_description]Una balenottera cerca cibo nell'alto Adriatico e diventa virale. Ma mentre noi facciamo i video, il mare muore. Chi paga il conto? #Adriatico #Ambiente #BastaCosì [image_prompt]A realistic photojournalism shot from a beach in Italy. In the foreground, a blurred hand holding a smartphone filming the sea. In the background, the distant, dark silhouette of a whale's fluke emerging from a greyish sea under a cloudy sky. Other tourists are standing around, all looking through their phone screens. [tags]adriatico,balenottera,ambiente,mare,social [category]ambiente[/category]