Il fatto
La Guardia Costiera di Salò ha lanciato l'allerta: nei pressi di Sirmione sono state individuate delle "reti fantasma", ovvero reti da pesca abbandonate o posizionate illegalmente sul fondo del Lago di Garda. Strumenti che continuano a pescare da sole, uccidendo tutto ciò che capita, senza che nessuno le controlli.
La storia
Immaginate la scena. Siete lì, magari fate un giro in barca o semplicemente guardate l'acqua cristallina che rende Sirmione famosa in tutto il mondo. Tutto sembra perfetto, una cartolina. Poi però, sotto quella superficie, c'è qualcuno che ha deciso che il lago è il suo supermercato privato, ma senza voglia di fare il lavoro onesto. Hanno buttato giù delle reti, le hanno lasciate lì a "lavorare" da sole e poi se ne sono dimenticati, o peggio, le hanno lasciate apposta per non farsi beccare.
Te lo spiego io cosa succede in pratica: queste reti non dormono mai. Non hanno un orario di chiusura. Restano lì, invisibili, a strangolare pesci, uccelli acquatici e qualsiasi creatura che passi di lì. È un massacro silenzioso che avviene a pochi metri da dove noi portiamo i turisti a fare i giri in battello. È come se qualcuno avesse lasciato una trappola per topi in mezzo al corridoio di casa tua e poi ti dicesse: "Ma sì, non ci farai caso".
Il problema è che il Garda non è un acquario, è un ecosistema delicato. Quando una rete diventa "fantasma", smette di essere uno strumento di lavoro e diventa un'arma. E mentre noi ci preoccupiamo di tenere puliti i marciapiedi o di non buttare la carta per terra, sotto di noi c'è chi sta letteralmente svuotando il lago in modo illegale e sporco.
Chi paga, chi incassa
Qui arriviamo al punto che scotta: chi è che ci guadagna da questa storia? C'è qualcuno, non sappiamo chi ma sappiamo che c'è, che ha deciso di saltare le regole. Non paga le licenze, non rispetta i periodi di fermo, non segue le norme di sicurezza. Incassa il pesce (o quello che ne resta) senza spendere un euro in tasse o permessi. È il classico modo di fare di chi pensa che "tanto non succede nulla" e che "una rete in più non cambia il mondo".
Ma hai capito bene? Chi incassa è un singolo furbetto che vuole fare i soldi facili senza fatica. Ma allora chi è che paga il conto? Ancora noi. Pagano i pescatori onesti, quelli che da generazioni vivono di questo lago, che rispettano le leggi e che ora si trovano a competere con dei fantasmi che rubano la risorsa a tutti. Pagano i commercianti di Sirmione, perché se il lago muore o diventa un cimitero di plastica e pesci morti, i turisti smetteranno di venire.
E poi c'è chi paga con il lavoro fisico: la Guardia Costiera di Salò. Ci tocca mandare uomini e mezzi a cercare detriti invisibili nel fondo del lago, sottraendo risorse a controlli più urgenti o a interventi di soccorso. Qualcuno ha deciso per noi che il nostro lago doveva diventare una discarica di nylon, e ora spetta allo Stato (cioè a noi, con le nostre tasse) andare a pulire il casino lasciato da un privato che voleva fare il furbo.
Non è normale che in un luogo così controllato e monitorato si possano posizionare reti abusive senza che nessuno se ne accorga subito. Questo significa che c'è un sistema di "pesca clandestina" che opera nell'ombra. Qualcuno decide dove buttare la rete, qualcuno decide quando recuperarla, e nel frattempo il danno ambientale è permanente. La plastica di quelle reti non sparisce; si rompe in pezzetti sempre più piccoli che finiscono nella pancia dei pesci, che poi finiscono nei nostri piatti. Hai capito bene: il furbetto incassa, noi mangiamo plastica.
Eppure basterebbe un minimo di senso civico, o un controllo più serrato, per evitare che il Garda diventi un campo minato per la fauna ittica. Invece ci troviamo a gestire l'emergenza dopo che il danno è stato fatto. È sempre la stessa musica: il profitto di pochi, il danno di tutti.
E allora?
Possiamo continuare a dire "che peccato" mentre leggiamo la notizia sul giornale, o possiamo chiederci perché sia ancora possibile che qualcuno tratti il nostro lago come un bidone della spazzatura per fare due soldi in più. Se permettiamo che queste "reti fantasma" diventino la norma, cosa rimarrà del Garda tra dieci anni?
Siamo davvero disposti ad accettare che qualcuno decida per noi che la salute del lago vale meno di qualche chilo di pesce pescato illegalmente? Forse è ora di smetterla di guardare l'acqua e iniziare a guardare chi ci mette le mani dentro.