Il fatto

Lunedì 13 aprile è stato firmato a Palazzo Bargnani un protocollo d'intesa per creare l'Osservatorio provinciale per le Infrastrutture e la Mobilità. Un tavolo che riunisce Provincia, Comune, Camera di Commercio, Confindustria, sindacati e università per "monitorare" le opere pubbliche per i prossimi cinque anni.

La storia

Immaginate la scena. Voi siete in macchina, magari state andando a lavorare a quota o state attraversando un paese della provincia. Vi trovate davanti a quel cantiere che sembra essere lì dall'epoca di Romolo e Remo, oppure a quella rotonda progettata così male che per uscirne serve una laurea in ingegneria e un miracolo. O ancora, quelle buche che non sono più buche, ma veri e propri crateri dove ci potresti trovarci una città perduta.

Mentre noi schiviamo i fossi e perdiamo mezz'ora in coda perché "c'è un intervento", a Palazzo Broletto si riuniscono i "grandi". Hai capito bene: hanno deciso che per risolvere il problema della mobilità serve un "Osservatorio". Perché chiaramente il problema non è che manchino i soldi o la volontà di asfaltare, ma che non c'è abbastanza gente seduta a un tavolo a "condividere dati aggiornati".

È la classica storia bresciana: quando c'è da fare un lavoro che sporca le mani, spariscono tutti. Quando invece c'è da firmare un protocollo di intesa in un palazzo storico, con l'aria condizionata e il caffè buono, allora i tavoli si riempiono in un attimo. Ne fanno parte tutti: dalla Provincia all'Università, passando per le associazioni di categoria e i sindacati. Un bel club, davvero.

Chi paga, chi incassa

Ma veniamo al punto, perché te lo spiego io come funziona questa cosa. In ogni protocollo di questo tipo c'è un conflitto invisibile. Da una parte ci sono quelli che decidono, quelli che "monitorano", quelli che "coordinano la programmazione". Gente che viene pagata per stare in ufficio a guardare dei grafici su un computer e dire: "Sì, effettivamente quel ponte è pericolante".

Dall'altra parte ci siamo noi. Ancora noi. Noi che pagiamo le tasse, noi che pagiamo il bollo, noi che ogni volta che prendiamo una buca rischiamo di spaccare un ammortizzatore e dobbiamo andare dal meccanico a spendere centinaia di euro di tasca nostra. Noi siamo l'unica parte di questo "Osservatorio" che non è stata invitata a firmare il protocollo, eppure siamo gli unici che pagano il conto finale.

Chi incassa? Beh, incassano i soliti. Chi gestisce i flussi, chi vince gli appalti che questo Osservatorio dovrà "monitorare", chi prende incarichi di consulenza per spiegare a Palazzo Broletto come leggere i dati. Perché, chiaramente, i dati sono così complicati che non bastano i tecnici della Provincia, serve un "confronto permanente" tra enti e mondo accademico. Non è normale che per sapere dove mettere un pezzo di asfalto serva un protocollo quinquennale firmato da venti enti diversi.

Qualcuno ha già deciso per noi che la soluzione alla nostra rabbia per il traffico e le strade sfasciate sia un "luogo di confronto strutturato". Ma il confronto strutturato non ripara i marciapiedi. Il monitoraggio non toglie le code in tangenziale. La "visione comune delle priorità" non è un'opera pubblica, è una chiacchierata tra gentiluomini.

Ci dicono che questo strumento servirà a "aumentare la sicurezza e la qualità della vita". Eppure basterebbe meno: basterebbe che chi decide smettesse di creare nuovi uffici e osservatori e iniziasse a controllare che i lavori vengano finiti nei tempi previsti, senza che ogni cantiere diventi un monumento all'inefficienza.

Invece ci tocca aspettare. Aspettare che l'Osservatorio "entri nella fase operativa". Che in linguaggio burocratico significa: "Ora che abbiamo firmato la carta, iniziamo a organizzarci per decidere quando fare la prima riunione per stabilire come monitorare i dati".

E allora?

Siamo davvero convinti che l'ennesimo tavolo di coordinamento sia la risposta a strade che cadono a pezzi e a una mobilità che ci sta togliendo il respiro? O è solo l'ennesimo modo per spostare l'attenzione dal fare al "monitorare", mentre noi continuiamo a guidare tra i crateri?

La domanda è semplice: a cosa serve un Osservatorio che guarda le buche, se nessuno ha voglia di scendere a tapparle?

[meta_description]Nuovo Osservatorio Mobilità a Brescia: tante firme a Palazzo Broletto, ma le strade restano un disastro. Chi decide e chi paga davvero il conto? [og_title]Osservatorio Mobilità Brescia: altro tavolo, zero asfalto [og_description]Hanno creato un Osservatorio per le infrastrutture. Tanti enti, tanti protocolli, ma le buche restano lì. Te lo spieghiamo noi. [twitter_title]Brescia: nuovo Osservatorio Mobilità. Ancora tavoli e meno cantieri? [twitter_description]Firmato il protocollo per l'Osservatorio Infrastrutture a Palazzo Broletto. Ma a chi serve un monitoraggio se le strade cadono a pezzi? #Brescia #Mobilità #BastaCosì [image_prompt]A realistic photojournalistic shot of a worn-out Italian provincial road with a large pothole in the foreground, and in the blurred background, a formal government building with a sign saying 'Palazzo Broletto', contrasting daily struggle with institutional formality. [tags]mobilità, infrastrutture, provincia di brescia, opere pubbliche, burocrazia [category]trasporti