Il fatto

A Roma è scoppiato il caso: Donald Trump ha attaccato Giorgia Meloni per le sue posizioni e la solidarietà espressa a Papa Leone. In Aula, Elly Schlein ha condannato l'attacco, dichiarando che nessun capo di Stato straniero può mancare di rispetto al nostro governo e che l'Italia è un paese libero e sovrano.

La storia

Provate a immaginare la scena. Voi siete al bar, magari quello all'angolo in via Cavour o in una piazza di provincia, e sentite al telegiornale che i "grandi" di questo mondo si stanno scannando. Da una parte un uomo che decide l'economia di mezzo pianeta, dall'altra i nostri rappresentanti che, per una volta, vanno d'accordo nel dire: "Ehi, non puoi parlare così della nostra presidente".

È quasi commovente, no? In quell'aula a Roma, che è lontana anni luce dai nostri problemi, si sono trovati tutti uniti. Avversari che diventano amici per difendere l'onore della nazione. Hai capito bene: si sono abbracciati perché un americano ha detto qualcosa che non piaceva. Tutto molto solenne, tutto molto istituzionale, tutto molto... distante.

Mentre loro discutono di sovranità e di "condanne unanimi", noi qui a Brescia continuiamo a fare le stesse cose: svegliarsi presto, prendere l'autobus che magari non passa, lottare con le bollette e sperare che il medico di base abbia un buco per riceverci. La sovranità, quella vera, è poter decidere come spendere i propri soldi a fine mese senza che qualcuno, da qualche ufficio lontano, decida che tutto deve aumentare.

Chi paga, chi incassa

Ma veniamo al punto, perché te lo spiego io come funziona davvero. In questo teatro di lusinghe e sgridate internazionali, chi è che decide davvero? Qualcuno ha già deciso per noi che la priorità debba essere l'immagine dell'Italia nel mondo, mentre noi ci chiediamo come cavolo faremo a pagare l'affitto o la spesa.

Il conflitto non è tra Trump e Meloni, o tra Schlein e il governo. Il vero conflitto è tra chi sta in quell'Aula e chi sta fuori. Lì dentro si parla di "ripudiare la guerra" e di "paese sovrano", ma poi, quando si tratta di scendere in strada, di capire perché i servizi pubblici stanno crollando o perché lavorare oggi è diventato un percorso a ostacoli, improvvisamente il silenzio è assordante.

Chi incassa? Incassano quelli che trasformano ogni scontro internazionale in uno show televisivo. Incassano i politici che usano la "solidarietà" come un modo per sembrare uniti quando conviene, per dare l'idea che ci sia un fronte comune. È un gioco di specchi: ci dicono che siamo "sovrani" per non farci notare che, nei fatti, non abbiamo più voce in capitolo su nulla.

Chi paga? Ancora noi. Paghiamo noi con l'indifferenza. Paghiamo noi quando ci viene venduta l'idea che la vera battaglia sia difendere l'onore di un politico contro un altro politico straniero, mentre le nostre strade sono piene di buche e la sanità è al collasso. Ci tocca guardare questo spettacolo e sentirci orgogliosi della "sovranità", mentre l'unica cosa che sentiamo davvero è l'ansia di arrivare a fine mese.

Non è normale che l'unica cosa che riesca a unire i nostri rappresentanti sia la reazione a un tweet o a una dichiarazione di un uomo che vive a migliaia di chilometri da qui. Sarebbe molto più utile se questa "unanimità" si trovasse quando bisogna decidere come abbassare i costi dell'energia o come rendere dignitoso il lavoro di un operaio bresciano.

Eppure basterebbe spostare l'attenzione. Basterebbe smettere di fare i cavalieri della patria a Roma e iniziare a fare i cittadini nelle nostre città. Ma è più facile condannare Trump che risolvere il problema di chi non ha più un posto in casa o di chi aspetta sei mesi per una visita specialistica.

E allora?

Quindi, restiamo a guardare mentre loro si difendono a vicenda nei palazzi del potere? Ci accontentiamo di sapere che l'Italia è "libera e sovrana" sulla carta, mentre nella realtà siamo tutti ostaggi di decisioni prese da altri, che siano a Washington, Bruxelles o nei corridoi di Roma?

La domanda è semplice: a cosa serve essere "rispettati" all'estero se, qui dentro, chi lavora e paga le tasse non si sente più rispettato da nessuno?

[og_title]Trump vs Meloni: a Roma si abbracciano, noi paghiamo [og_description]Mentre i politici si uniscono contro Trump, a Brescia restiamo soli con i problemi di tutti i giorni. Chi comanda davvero? [twitter_title]Sovranità di facciata: Trump, Meloni e il teatro di Roma [twitter_description]A Roma condannano Trump per difendere il governo. Bellissimo, ma intanto a noi chi ci difende dalle bollette e dalla sanità che crolla? #Brescia #BastaCosì [image_prompt]A realistic photojournalistic shot of a crowded, grey Brescia street in winter, with ordinary workers waiting at a bus stop, looking tired, with a blurry news kiosk in the background showing political headlines. [tags]sovranità,politica,roma,brescia,diritti [category]politica[/category]