Il fatto

Donald Trump ha scritto un post sul suo social, Truth, chiedendo che venga riferito a "Papa Leone" che l'Iran ha ucciso 42.000 manifestanti disarmati negli ultimi due mesi. Il punto centrale è uno solo: Trump dice che l'Iran non può avere la bomba nucleare e che "l'America è tornata".

La storia

Immaginate la scena. Siete al bar, magari in via Lombardia o in una di quelle piazze di provincia dove ci si conosce tutti. C'è quello che parla a voce più alta degli altri, che sostiene di sapere tutto di quello che succede a Teheran o a Washington, e che pretende che tutti gli ascoltino mentre agita il telefono in faccia alla gente. Ecco, Trump è esattamente quel tipo lì, solo che invece del bar ha un social network tutto suo e invece del quartiere ha mezzo mondo che lo guarda.

Te lo spiego io: non è che ci interessa sapere se Trump vuole mandare un messaggio al Papa. Il problema è che siamo abituati a questo rumore di fondo. Ci svegliamo, accendiamo il telefono e troviamo queste sparate che sembrano uscite da un film d'azione di serie B. "L'America è tornata!", scrive lui. E noi, qui tra le nostre montagne e le nostre fabbriche, ci chiediamo: ma quando se ne sono andati? E soprattutto, a noi cosa cambia se due potenti si mandano frecciatine tramite i social?

È la solita storia. Qualcuno, da qualche parte, decide che il mondo deve andare in una direzione, lancia un tweet, fa una scenata diplomatica e noi siamo qui a leggere i riassunti delle agenzie di stampa, come se fossimo spettatori di un match di wrestling dove sappiamo già che il finale è truccato. Non è normale che la geopolitica sia diventata un post su Truth.

Chi paga, chi incassa

Ora, facciamo i conti, perché è qui che sta il trucco. Chi incassa in questa storia? Incassa chi gestisce l'attenzione. Incassa chi trasforma la morte di 42.000 persone — che sia un numero reale o una sparata per fare effetto — in un'occasione per dire "io sono il più forte". Quando un leader mondiale usa i social per fare il messaggero tra un Papa e un governo straniero, non lo fa per umanità. Lo fa per occupare lo spazio. Lo fa perché chi urla più forte oggi decide chi ha ragione domani.

E chi paga? Beh, pagano i manifestanti in Iran, quelli che finiscono sotto le bombe o sotto i piedi della polizia. Ma paghiamo anche noi. Sì, hai capito bene, ci tocca ancora pagare il prezzo di questa instabilità. Perché quando i "grandi" decidono di giocare a chi ce l'ha più grossa con le bombe nucleari, i prezzi dell'energia saltano, i mercati tremano e, alla fine, è il bresciano medio che si ritrova a pagare due euro in più al litro o a preoccuparsi se l'economia reggerà l'ennesimo shock internazionale.

Qualcuno ha già deciso per noi che questo è il modo di fare politica: un post, una provocazione, un attacco frontale. Non c'è più spazio per la diplomazia silenziosa, quella che magari non fa notizia ma che evita che qualcuno prema il tasto sbagliato. Invece preferiscono questo spettacolo. È un business dell'indignazione. Tu ti incazzi per l'Iran, lui si sente potente, il social cresce di utenti e intanto il mondo continua a girare verso il baratro.

Eppure basterebbe un briciolo di serietà. Basterebbe trattare la vita di migliaia di persone come qualcosa di sacro e non come un'arma di pressione diplomatica su un social network. Ma è troppo chiedere, vero? È molto più facile scrivere "Grazie per l'attenzione" e sentirsi il salvatore del mondo mentre si sta seduti in un ufficio climatizzato a migliaia di chilometri di distanza da chi sta morendo davvero.

La verità è che siamo diventati i comparse di un reality show globale. Noi siamo quelli che guardano, che commentano al bar, che dicono "ma guarda questo che ha scritto". Ma mentre noi commentiamo, loro decidono chi deve vivere e chi deve morire, chi deve avere l'atomo e chi deve stare zitto. E noi restiamo qui, a leggere i lanci d'agenzia, sperando che almeno stavolta non ci tocchi pagare il conto della loro arroganza.

E allora?

Quindi, dobbiamo davvero stare a guardare mentre la gestione del pianeta diventa un gioco di post e di "chi urla di più"? Fino a quando accetteremo che la vita di 42.000 persone sia solo un pretesto per un leader americano per dire che è tornato in gioco?

La domanda è semplice: ma a noi, che lavoriamo, che fatichiamo e che cerchiamo di arrivare a fine mese, interessa davvero che Trump faccia il postino per il Papa, o vorremmo finalmente che qualcuno smettesse di giocare con le nostre vite per fare Like su Truth?

[og_title]Trump, Iran e Papa: il gioco del potere sui social [og_description]42.000 morti e un post su Truth. Mentre i potenti gridano, noi paghiamo il conto. Leggi l'analisi di Basta Così. [twitter_title]Bombe, Papi e Social: chi comanda davvero? [twitter_description]Trump scrive al Papa sull'Iran. Ma a noi bresciani che ce ne frega di queste sparate? Te lo spiego io chi incassa e chi paga. #Brescia #Trump #Iran [image_prompt]A realistic photojournalistic shot of a group of middle-aged Italian men in a traditional neighborhood bar in Brescia, looking at a smartphone screen with expressions of skepticism and annoyance, espresso cups on the zinc counter, natural morning light. [tags]trump,iran,papa,geopolitica,socialmedia [category]politica[/category]