Il fatto
Alle 17:08 di oggi, l'Ingv ha registrato una scossa di magnitudo 3.7 al largo della costa trapanese, con ipocentro a 5 chilometri di profondità. Il sisma è stato avvertito principalmente a Mazara del Vallo e Marsala.
La storia
Immaginate la scena. Siete al bar, magari a via Cavour o in una piazzetta di un paese della provincia, avete il telefono in mano per dare un'occhiata veloce alle notizie della giornata. Aprite un sito che dovrebbe parlare di Brescia, della vostra città, dei vostri problemi, e cosa trovate? Un trafiletto su un terremoto in Sicilia, seguito immediatamente da un piano strategico di un'università a Milano, le dichiarazioni di un ministro a Roma su Trump e i dati del commercio estero della Cina.
Ma chi l'ha deciso che questo è il modo di informarci? È come se andaste dal vostro meccanico di fiducia per cambiare l'olio alla macchina e lui, mentre lavora, vi iniziasse a spiegare come funziona l'irrigazione dei campi nel Nebraska o come si cucina il riso a Pechino. Non è che queste cose non siano importanti, è che non c'entrano un accidente con il fatto che voi avete la macchina che perde olio e vivete a Brescia.
Siamo arrivati a questo punto: leggiamo "notizie di Brescia e provincia" nell'intestazione, ma il contenuto è un frullato di agenzie di stampa che sputano fuori tutto ciò che capita, senza un filtro, senza un criterio, senza un briciolo di rispetto per chi legge. Non è normale che per sapere se c'è un problema sulla nostra strada o un disservizio in ospedale, dobbiamo navigare in un oceano di notizie globali che non toccano minimamente la nostra quotidianità.
Chi paga, chi incassa
Te lo spiego io come funziona. Qui il conflitto è semplice: da una parte ci sono loro, quelli che gestiscono i portali di informazione "locale" che in realtà sono diventati dei distributori automatici di notizie. Non scrivono più, non indagano, non vanno in giro per i quartieri a sentire cosa dice la gente. Qualcuno ha già deciso per noi che l'informazione deve essere veloce, automatica e, soprattutto, a costo zero.
Chi incassa? Chi gestisce questi flussi di traffico. Più notizie pubblicano, più clic generano, più pubblicità vendono. Non importa se la notizia è un terremoto a Trapani o l'export cinese; l'importante è che la pagina sia piena, che l'algoritmo sia contento e che l'utente continui a scorrere il dito sullo schermo.
E chi paga? Ancora noi. Paghiamo con il nostro tempo e, peggio ancora, con la nostra attenzione. Ci tocca leggere di tutto e di niente per trovare quell'unica informazione che ci serve davvero per vivere meglio la nostra città. Ci vendono l'idea di "restare aggiornati", ma in realtà ci stanno solo intasando la testa con un rumore di fondo che non serve a nessuno.
Eppure basterebbe un minimo di criterio. Basterebbe che un redattore, un essere umano in carne e ossa, si chiedesse: "Ma a un bresciano, oggi, cosa serve sapere per capire cosa succede sotto casa sua?" Invece no. Si preferisce copiare e incollare i comunicati dell'Italpress o dell'Ansa, perché costa meno, è più rapido e non richiede di uscire dall'ufficio.
Il risultato è che l'informazione locale sta morendo per soffocamento. Non muore perché non ci sono fatti, ma perché i fatti locali vengono annegati in un mare di notizie globali insignificanti per chi vive qui. È un business della quantità che uccide la qualità. Ci trattano come se fossimo dei robot che assorbono dati, non come cittadini che hanno bisogno di capire cosa succede nel proprio territorio.
E allora?
Vogliamo continuare a chiamare "informazione locale" un elenco di scosse sismiche lontane mille chilometri e dichiarazioni diplomatiche su Washington? Hai capito bene: ci stanno vendendo il mondo intero per non doverci raccontare cosa succede in via Lombardia o in una frazione della Valcamonica.
Fino a quando accetteremo che il nostro diritto di sapere cosa succede a casa nostra venga sacrificato sull'altare dei clic e della pigrizia editoriale?