Il fatto
Il 17 aprile alle 17.30, nell'auditorium di via Metastasio 26 a Brescia, l'associazione Odradek XXI e la Fondazione DS presentano il libro "Quale modernità? Transizioni, conflitti, forme di vita". Interverranno esperti di Intelligenza Artificiale e curatori del volume per parlare di geopolitica e innovazione.
La storia
Immaginate la scena. Siete in coda alla posta, o magari state cercando di capire perché la bolletta della luce è raddoppiata nonostante abbiate spento pure le luci del corridoio. Intanto, in un auditorium tutto elegante, ci sono persone che discutono di "nuove forme del vivere" e di "equilibri globali". Hai capito bene: mentre noi cerchiamo di capire come arrivare a fine mese senza vendere un rene, qualcuno si riunisce per scrivere un libro su come sta cambiando il mondo.
Il bresciano medio non ha bisogno di un volume rilegato per sapere che la modernità è arrivata. La modernità è quando vai a fare un documento in comune e ti dicono che "il sistema è bloccato". È quando provi a parlare con un operatore telefonico e ti risponde un robot che non capisce nemmeno se dici "ciao". È questa la "transizione" di cui parlano? Perché a noi sembra più un modo per non dover più guardare in faccia la gente.
Certo, l'ingresso è libero. Possono venire tutti. Ma chi è che ha il tempo di andare in via Metastasio alle cinque e mezza di un pomeriggio, dopo otto ore di lavoro in fabbrica o in ufficio, per ascoltare un professore di Roma che spiega cos'è l'Intelligenza Artificiale? Te lo spiego io: ci vanno quelli che hanno già il tempo, quelli che decidono come deve essere il nostro futuro mentre noi siamo troppo stanchi per chiedere spiegazioni.
Chi paga, chi incassa
Qui sta il punto. In questi eventi si parla di "trasformazioni geopolitiche" e "crisi economiche" come se fossero fenomeni atmosferici, come la pioggia o la nebbia che ci avvolge a novembre. Ma le crisi economiche non "accadono" e basta. Qualcuno decide dove spostare i soldi, qualcuno decide che un settore non serve più e chiude un'azienda, qualcuno decide che l'intelligenza artificiale è la soluzione a tutto.
Chi incassa? Incassano quelli che vendono la "soluzione". Incassano chi crea software che sostituiscono il lavoro di tre persone, permettendo al padrone di pagare un solo stipendio (se va bene) e di tenersi il resto. Incassano quelli che trasformano la nostra vita in "dati" da analizzare in un libro di saggistica per fare bella figura nei circoli culturali.
E chi paga? Ancora noi. Paghiamo noi che ci troviamo a gestire "nuove forme di vivere" che in realtà significano solo lavorare di più, dormire di meno e sentirsi costantemente inadeguati perché non sappiamo usare l'ultima app del momento. Paghiamo noi che vediamo i servizi pubblici sparire per essere sostituiti da un portale web che non funziona mai.
Qualcuno ha già deciso per noi che la modernità sia questa: un mondo dove l'intelligenza è "artificiale" ma la fatica è verissima. Ci dicono che siamo in una "transizione". Ma transizione verso cosa? Verso un mondo dove non serve più l'uomo, ma solo un algoritmo che decide se hai diritto a un prestito o a una visita medica? Non è normale che si faccia un libro per "riflettere" su queste cose, mentre nella realtà queste cose ci stanno schiacciando ogni giorno di più.
Eppure basterebbe che questi incontri non fossero presentazioni di libri, ma assemblee di quartiere. Basterebbe che invece di parlare di "soggetti e territori" in senso astratto, si chiedesse a chi vive in quei territori cosa gli serve davvero. Ma è più facile scrivere un volume che organizzare una rivolta contro l'inefficienza.
E allora?
L'evento è in streaming su YouTube, quindi potete guardarlo comodamente dal divano mentre vi chiedete perché la vita è diventata così complicata. Ma la domanda vera è un'altra: a cosa serve riflettere sulla "modernità" se poi chi decide non ascolta nessuno di noi?
Vogliamo davvero continuare a essere i soggetti di un esperimento deciso da altri, o è arrivato il momento di pretendere una modernità che serva a noi, e non solo a chi scrive i libri?