Il fatto
In via Domenico Lusetti a Brescia, un uomo di 27 anni ha distrutto e dato fuoco allo scooter di un locale di kebab e pizzeria. Il motivo? Il titolare buttava via i cartoni che l'uomo usava per dormire nel retro del negozio. Il soggetto, con status di asilo politico e precedenti, è stato arrestato.
La storia
Immaginate la scena. Ti svegli, apri l'attività, cerchi di sbarcare il lunario come migliaia di altri commercianti di questa città, e ti ritrovi un tizio che ha deciso che il retro del tuo locale è il suo salotto. Non è una novità, hai capito bene: succede in ogni angolo di Brescia, da via Porto Venetian a via Lusetti. Gente che non ha un tetto, che vive di fortuna e che si accampa dove capita, spesso tra i rifiuti.
Poi succede il classico corto circuito. Il ristoratore, stanco di trovare il cortile trasformato in un campo profughi, pulisce. Butta via i cartoni. Per lui è igiene, per l'altro è un attacco personale, è la perdita del "letto". E allora scatta la vendetta: prima lo sgabello, poi i pneumatici squarciati e infine il fuoco. Un incendio doloso nato da un Gratta e Vinci usato come miccia. Roba da matti.
Il risultato? Uno scooter ridotto in cenere, un commerciante terrorizzato e un ragazzo che finisce in manette. Due persone che si scannano per quattro pezzi di cartone sporco in un vicolo di Brescia, mentre il resto della città guarda dall'altra parte.
Chi paga, chi incassa
Qui sta il punto, te lo spiego io. In questa storia ci sono due persone che combattono per le briciole, ma chi è che decide come deve andare a finire? Il titolare del kebab paga il danno dello scooter e lo stress di avere un piromane sotto casa. Il senza tetto paga con la libertà e, probabilmente, con l'espulsione dal Paese. Ancora noi, i cittadini, a trovarci nel mezzo di un conflitto che non dovrebbe nemmeno esistere.
Ma chiediamoci: com'è possibile che un uomo arrivi a vivere per giorni dietro a un locale di pizzeria prima che qualcuno si accorga che c'è un problema? Non è normale che la gestione del disagio sociale sia affidata alla pazienza di un commerciante che deve anche pensare a consegnare i kebab a domicilio. Qualcuno ha già deciso per noi che l'assistenza sociale è un optional o che basta dare un permesso di soggiorno per risolvere il problema della casa?
Il Questore parla di "regole di civile convivenza". Certo, dare fuoco a un mezzo di lavoro è l'opposto della civiltà, su questo non c'è dubbio. Ma la "civile convivenza" inizia quando c'è un posto dove dormire che non sia un retrobottega. Se lasciamo che la strada diventi l'unico rifugio, poi non stupiamoci se la strada risponde con la violenza. Ci tocca guardare le fiamme e dire che è colpa del "delinquente", dimenticando che il vuoto intorno a lui lo ha creato chi comanda.
Chi incassa in questa situazione? Incassa chi può dire "abbiamo arrestato il colpevole" e chiudere la pratica. Perché arrestare è facile, espellere è veloce. La parte difficile è evitare che via Lusetti diventi una zona di guerra tra chi cerca di lavorare e chi non ha più nulla da perdere. E invece, come sempre, si preferisce gestire l'emergenza con le manette piuttosto che prevenire il degrado con i servizi.
Eppure basterebbe un minimo di coordinamento tra chi gestisce il territorio e chi dovrebbe occuparsi dei senza tetto. Invece lasciamo che il ristoratore faccia il poliziotto e il sociale, finché non scoppia l'incendio. A quel punto arrivano i Vigili del Fuoco, le guardie e i comunicati stampa. Ma lo scooter è già cenere e la rabbia è rimasta lì, a fermentare nel vicolo.
E allora?
Possiamo continuare a leggere queste notizie e pensare che sia solo "cronaca nera", o possiamo chiederci: quanti altri "campi base" ci sono dietro i nostri negozi, in attesa che qualcuno butti via un cartone di troppo?
Vogliamo davvero che la sicurezza di Brescia dipenda dalla capacità di un kebabbaro di sopportare un bivacco nel proprio cortile, o è ora di pretendere che chi amministra questa città smetta di delegare il problema della povertà ai commercianti?