Il fatto

È partita la 33ª edizione della Salita del Costo. Due piloti della Ghipard Motorsport, Alessandro Bertanza e Francesco Ballarini, hanno debuttato in un weekend di velocità che ha dato il via alla stagione 2026 delle corse in salita.

La storia

Immaginate la scena. Sabato mattina, l'aria ancora fresca, l'odore di benzina che ti entra nelle narici e quel rumore di motori che ti fa vibrare i vetri di casa se abiti nelle vicinanze. La gente si accalca lungo i bordi della strada, qualcuno porta la sedia da campeggio, altri urlano per incitare i piloti che sfrecciano a cento all'ora tra le curve del Costo. È il rito di ogni anno: ci convincono che sia "lo sport", che sia "l'emozione", che sia l'identità del nostro territorio.

C'è chi guarda Bertanza e dice "guarda che tecnica", c'è chi vede Ballarini e si emoziona per il coraggio. E noi siamo lì, a fare il tifo, a guardare queste macchine che costano quanto tre appartamenti in centro a Brescia sfrecciare per pochi minuti. Ci dicono che è un evento che porta vita, che anima la zona, che è un'occasione per stare insieme. Sì, certo, stare insieme a guardare qualcuno che corre verso un traguardo che non serve a nessuno di noi.

Il bresciano medio è così: ama la velocità, ama il motore, ama l'idea che qualcuno "rischi". Ma mentre applaudiamo l'eroismo di chi sta al volante, dimentichiamo che quella strada, quella stessa strada che per un weekend diventa un circuito, è la stessa che usiamo noi per andare a lavorare, per portare i figli a scuola o per andare a fare la spesa quando non c'è il "cinema" delle corse.

Chi paga, chi incassa

Ora, fermiamoci un attimo e ragioniamo, perché te lo spiego io come funziona veramente questa giostra. In queste manifestazioni c'è sempre qualcuno che decide e qualcuno che, come al solito, ci mette la faccia (e i soldi) senza che nessuno gli chieda se è d'accordo. Qualcuno ha già deciso per noi che il Costo deve diventare un palcoscenico per la velocità, e noi ci troviamo a gestire il fatto compiuto.

Chi incassa? Beh, partiamo dagli sponsor. Aziende che mettono il logo sulle auto e sui cartelloni per farsi pubblicità, usando l'immagine della "passione" per vendere prodotti. Poi ci sono gli organizzatori, che gestiscono permessi, quote di iscrizione e diritti. È un giro di soldi che ruota attorno a macchine modificate e pneumatici speciali. Un mondo chiuso, dove chi ha i mezzi decide chi può correre e chi no.

E chi paga? Ancora noi. Non parlo solo di soldi, che poi sono quelli che meno contano in questi casi. Parlo di chi deve subire i disagi. Hai presente quando chiudono le strade? Quando devi fare il giro largo perché "c'è la gara"? Quando il traffico si blocca e tu rimani imbottigliato in macchina mentre senti i motori urlare a due chilometri di distanza? Ecco, quello è il prezzo che paghiamo noi per l'emozione di pochi.

Poi c'è la questione della sicurezza. Ci dicono che è tutto controllato, che i commissari sono ovunque. Ma non è normale che per un weekend si trasformi una via pubblica in un circuito, accettando il rischio che qualcosa possa andare storto. Se succede un incidente, chi paga il danno ambientale? Chi paga il costo del soccorso? Lo Stato, ovvero noi con le tasse, mentre i team festeggiano il podio e gli sponsor incassano la visibilità.

Ci tocca accettare che il territorio venga usato come un parco giochi per chi ha i motori potenti. Hai capito bene: mentre noi lottiamo per avere strade senza buche o trasporti che funzionino, ci vengono presentate queste gare come il massimo dell'eccellenza locale. È un modo per distrarci, per farci dire "guarda che bravi i nostri piloti", mentre le infrastrutture che usiamo ogni giorno cadono a pezzi.

Eppure basterebbe spostare queste passioni in circuiti attrezzati, dove chi vuole correre può farlo senza bloccare la vita di chi deve semplicemente tornare a casa dopo otto ore di lavoro. Ma no, deve essere "al Costo", deve essere "nel territorio", perché è così che si crea l'evento, è così che si attira l'attenzione, è così che si giustifica l'occupazione di uno spazio pubblico per scopi privati.

E allora?

Quindi, complimenti a Bertanza, complimenti a Ballarini e a tutta la Ghipard Motorsport per i loro risultati. Siete bravi, siete veloci, siete emozionanti. Ma a noi, a chi resta a guardare dal ciglio della strada con la polvere negli occhi e il traffico alle spalle, cosa resta di tutto questo?

Possiamo continuare a fare i bravi spettatori o dobbiamo iniziare a chiederci perché l'unico momento in cui le nostre strade vengono "curate" e gestite con precisione millimetrica è quando servono a far correre un'auto da corsa? Non è forse ora di pretendere che la nostra quotidianità meriti la stessa attenzione che diamo a una gara di salita?