Il fatto
A circa 400 metri a ovest di Sirmione, a una profondità di 4 metri, è stata individuata una rete da pesca abbandonata. La Guardia Costiera ha lanciato l'allarme per evitare che nuotatori, sub o barche finiscano intrappolati in questa "rete fantasma".
La storia
Immaginate la scena. È estate, prendete la macchina, affrontate il traffico infernale per arrivare a Sirmione, pagate il parcheggio che costa come un rene e finalmente vi tuffate. Volete solo un momento di pace, un po' di fresco per dimenticare la fatica della settimana. Voi e i vostri figli nuotate tranquilli, convinti di essere immersi nella natura incontaminata del nostro Garda.
Poi, all'improvviso, sentite qualcosa che vi tira la caviglia. Un filo di nylon invisibile, resistente, che non molla la presa. Non è un pesce, non è un ramo. È un pezzo di plastica abbandonato lì da chissà quanto tempo, che galleggia a quattro metri di profondità aspettando solo una vittima. Hai capito bene: mentre noi cerchiamo di goderci il lago, sotto di noi c'è una trappola pronta a scattare.
Non è la prima volta e non sarà l'ultima. Ci dicono che è un "incidente", che è "una rete smarrita". Ma a forza di chiamarle "reti fantasma" sembra quasi che abbiano una vita propria, che appaiano per magia. Te lo spiego io: le reti non camminano sul fondo del lago da sole. Qualcuno le ha buttate, qualcuno le ha lasciate lì perché recuperarle costava troppo o richiedeva troppa fatica.
Chi paga, chi incassa
Qui sta il punto. Chi ha guadagnato buttando quella rete in acqua? Probabilmente qualcuno che voleva pescare senza troppi scrupoli, o qualcuno che ha avuto un guasto e ha preferito tagliare i fili e scappare via piuttosto che spendere due ore a recuperare il materiale. L'incasso è immediato: meno fatica, meno costi di smaltimento, meno tempo perso. Il profitto, in questo caso, è l'evasione della responsabilità.
E chi paga? Ancora noi. Paghiamo con il rischio di finire in ospedale perché una rete ci ha bloccato un braccio o una gamba mentre nuotavamo. Pagano i pesci, che continuano a morire intrappolati in un ciclo infinito di agonia, senza che nessuno se ne accorga finché non galleggiano a pancia in su.
Ma non finisce qui. Quando queste reti vengono trovate, chi deve intervenire? La Guardia Costiera, la Polizia provinciale, i volontari di associazioni come Ghost Diving. Persone che dedicano il loro tempo e le loro risorse per pulire lo sporco di qualcuno che ha deciso che il lago era il suo cestino personale. Non è normale che nel 2024 ci siano gruppi di subacquei tecnici che devono fare i "netturbini dei fondali" per permetterci di nuotare senza rischiare la pelle.
Qualcuno ha già deciso per noi che il Garda può sopportare un po' di plastica in più. Ci dicono che "bisogna prestare attenzione", come se la colpa fosse del bagnante che non ha letto le coordinate geografiche della rete prima di tuffarsi. Ma stiamo scherzando? La responsabilità non è di chi nuota, ma di chi inquina. Eppure, come al solito, l'appello è rivolto a noi: "state attenti", "navigate con cautela". In pratica: "c'è della spazzatura pericolosa in acqua, fate i bravi e cercate di non finirci dentro".
Ci tocca accettare che il nostro territorio venga trattato così, mentre chi sporca sparisce nel nulla, protetto dall'anonimato delle acque profonde. Chi decide le regole della pesca? Chi controlla davvero che l'attrezzatura non venga abbandonata? Sembra che l'unica cosa che funzioni siano i volontari che, con i loro soldi e il loro rischio, vanno a recuperare queste trappole. Trenta reti recuperate in dieci anni? Significa che ogni anno ne troviamo qualcuna, ma quante ne restano là sotto a fare carnage silenziosa?
E allora?
Possiamo continuare a leggere i comunicati della Guardia Costiera e sperare di non nuotare proprio in quel punto esatto di Sirmione, oppure possiamo chiederci perché sia ancora possibile abbandonare attrezzature letali in un bacino che è la risorsa principale di tutta la provincia.
Dobbiamo davvero aspettare che qualcuno rimanga intrappolato per capire che il lago non è una discarica? O è arrivato il momento di smettere di chiedere "attenzione" ai cittadini e iniziare a chiedere conto a chi trasforma il nostro Garda in un campo minato di nylon?