Il fatto
Un uomo di 29 anni e una complice hanno rubato 15 bottiglie di superalcolici al Conad di via San Zeno, scappando dalla porta d'emergenza. Il soggetto è stato arrestato dopo aver aggredito gli agenti con calci e pugni in Viale della Stazione; la donna è ancora ricercata.
La storia
Immaginate la scena. Siete lì, in via San Zeno, magari state facendo la spesa per la cena o state solo attraversando il centro per andare a prendere un caffè. Intanto, dentro al supermercato, due persone decidono che le regole non valgono per loro. Non prendono il pane, non prendono il latte, ma vanno dritti agli scaffali dei superalcolici. Quindici bottiglie. Hai capito bene: quindici. Non è un errore di distrazione, non è una bottiglia dimenticata nel carrello, è un piano.
Il direttore del negozio, che probabilmente ha già passato la giornata a gestire code e problemi, sente l'allarme della porta d'emergenza. Corre fuori, prova a inseguirli fino al Parco Tarello, ma i ladri sono più veloci. In quel momento, chiunque di noi si chiederebbe: ma come è possibile che in pieno centro, con tutte le telecamere e la gente che gira, due persone possano fare un carico simile e sparire nel nulla?
Poi arriva la parte "divertente". L'uomo viene beccato in Viale della Stazione. Invece di abbassare la testa o scusarsi, decide che la soluzione migliore è saltare addosso agli agenti. Calci, pugni, urla. Come se lo zaino pieno di bottiglie rubate fosse un trofeo di guerra e non la prova schiacciante di un furto. Non è normale che siamo arrivati a un punto in cui l'aggressione diventa la prima risposta di chi viene scoperto a rubare.
Chi paga, chi incassa
Ora, fermiamoci un attimo e ragioniamo, perché qui c'è il punto che non vi dicono mai. Chi paga questo furto? Il direttore del Conad dirà che la merce è stata recuperata, ma il danno non è solo nelle bottiglie. Il danno è nel sistema. Ogni volta che succede una cosa del genere, i controlli aumentano, le barriere crescono, e alla fine ci tocca a noi, i clienti onesti, sentirci sorvegliati come se fossimo tutti potenziali ladri.
Poi c'è la questione della sicurezza. Quando un uomo aggredisce le forze dell'ordine in Viale della Stazione, non sta solo combattendo contro una divisa. Sta dicendo a tutti noi che passiamo di lì ogni giorno che la legge è un optional. Qualcuno ha già deciso per noi che questo livello di tensione urbana sia accettabile, che sia "normale" che un supermercato diventi il teatro di un inseguimento e che una strada del centro diventi un ring.
E poi arriviamo al nodo che fa incazzare di più. Il soggetto aveva lo status di asilo politico. Eppure basterebbe un minimo di coerenza tra chi concede un diritto e chi quel diritto lo usa per fare i danni. Se lo Stato ti accoglie, ti dà una protezione e un titolo, e tu rispondi rubando e picchiando chi deve mantenere l'ordine, allora c'è qualcosa che non quadra nel modo in cui vengono gestite queste procedure. Non è una questione di dove sei nato, ma di cosa fai quando arrivi qui.
Il Questore dice che è "intollerabile". Certo che è intollerabile! Ma l'intolleranza arriva sempre dopo che il fatto è successo, dopo che il direttore ha dovuto correre dietro ai ladri e dopo che gli agenti si sono presi i pugni in faccia. Ancora noi che dobbiamo leggere le dichiarazioni di sdegno dopo che il danno è stato fatto.
Chi incassa in questa storia? Nessuno, se non forse chi vende l'alcol rubato in qualche angolo buio della città. Ma chi paga è la percezione di sicurezza di chi vive e lavora a Brescia. Paghiamo noi con l'ansia di camminare per certe strade, paghiamo noi con la consapevolezza che ci sono persone che si sentono legittimate a calpestare ogni regola senza che ci sia un sistema di prevenzione che funzioni davvero.
E allora?
L'uomo è arrestato, la donna è ancora là fuori a godersi il silenzio. Ma la domanda che resta è una sola: dobbiamo davvero rassegnarci a vivere in una città dove rubare quindici bottiglie di alcol e picchiare la polizia è diventata una notizia di routine?
Fino a quando faremo finta che queste "piccole" aggressioni siano solo cronaca, e non il segno che qualcuno ha smesso di rispettare chiunque?