Il fatto
In via Corridoni, a Brescia, i carabinieri hanno fermato un uomo di 34 anni. Risultato: un monopattino elettrico rubato e un kit completo da scasso in tasca: pinze, due cacciaviti e forbici da elettricista. Denuncia per ricettazione e possesso di arnesi.
La storia
Immaginate la scena. Siete in centro, magari state tornando dal lavoro o state portando i bambini a scuola. Passate davanti a un portone o a un parcheggio e vedete uno che "osserva". Non è che sta guardando il panorama, è che sta cercando il punto debole del lucchetto. Hai capito bene: siamo arrivati al punto che girare per Brescia con un monopattino non è più un modo per evitare il traffico, ma per molti è diventato un modo per scappare velocemente dopo aver fatto il colpo.
Il problema è che ormai ci siamo abituati. Se senti che a qualcuno hanno rubato il monopattino fuori dal bar o sotto casa, alzi le spalle. "Eh, succede", dici al tuo vicino. Ma non è normale che un uomo di 34 anni giri per le nostre strade con le forbici da elettricista e i cacciaviti in tasca, come se fosse un kit di primo soccorso per ladri. Non è un caso isolato, è il sintomo di una città dove chi ha voglia di rubare sa che può farlo, gira veloce e sparisce tra i vicoli.
E poi c'è la storia del "non sono riuscito a giustificarne la provenienza". Te lo spiego io: quando ti beccano con un oggetto che non è tuo e gli attrezzi per forzare le serrature, non è che hai dimenticato lo scontrino a casa. È che qualcuno, in qualche via di Brescia, è rimasto a piedi e ha iniziato la giornata con un nervoso incredibile perché gli hanno sfilato il mezzo sotto il naso.
Chi paga, chi incassa
Ma qui arriva il punto: chi paga davvero? Non paga solo il poveraccio a cui hanno rubato il monopattino, che ora deve spendere altri soldi per ricomprarselo o, peggio, deve tornare a prendere l'autobus che non passa mai. Paga chi vive in via Corridoni e in tutto il centro, perché ogni volta che gira un "professionista" con le pinze in tasca, l'ansia sale per tutti. Ci tocca vivere con l'idea che basta un attimo di distrazione perché qualcuno decida che la tua proprietà è più utile nelle sue mani.
E chi incassa? Non parlo solo di chi rivende il mezzo rubato per due soldi al mercato nero. Incassano quelli che gestiscono il degrado. Quando una città diventa il parco giochi di chi usa i cacciaviti per vivere, chi vince sono quelli che ci lucrano sopra, quelli che rendono il centro un posto dove "si può fare di tutto" purché non ti beccino.
Qualcuno ha già deciso per noi che la sicurezza è un optional. Ci dicono che "le indagini sono in corso per risalire alla provenienza". Ma davvero? Dobbiamo aspettare i tempi della burocrazia per capire che se uno gira con gli attrezzi da scasso, probabilmente ha scassato qualcosa? Ancora noi a fare le vittime, ancora noi a sperare che una segnalazione al 112 basti a rendere la strada più sicura.
Eppure basterebbe un controllo serio e costante, non solo quando qualcuno chiama perché vede un tizio sospetto. Basterebbe che chi decide le priorità della città smettesse di guardare i numeri e iniziasse a guardare cosa succede nei portoni di via Corridoni alle dieci di sera. Invece preferiscono dirci che "il soggetto è stato identificato", come se l'identificazione di un ladro fosse un successo straordinario e non il minimo sindacale di chi deve gestire l'ordine pubblico.
La verità è che il monopattino è solo l'ultima moda. Ieri erano le biciclette, domani saranno altre cose. Il metodo è lo stesso: pinze, cacciaviti, velocità. Il conflitto non è tra un carabiniere e un ladro, ma tra chi vuole vivere onestamente in questa città e chi pensa che Brescia sia un buffet aperto dove ci si serve con la forza.
E allora?
Quindi, restiamo a guardare mentre i nostri vicoli diventano l'officina di chi non ha voglia di lavorare? Quanto ancora dobbiamo accettare che girare per centro significhi controllare tre volte se il lucchetto tiene, sapendo che per chi ha le forbici giuste, nessun lucchetto è davvero sicuro?