Il fatto
Donald Trump ha dichiarato apertamente che il rapporto con Giorgia Meloni non è più lo stesso di prima, accusandola di non essere stata "collaborativa" sulla questione dell'Iran. In sostanza, il potente di turno dice che non vanno più d'accordo perché non si è fatto esattamente come voleva lui.
La storia
Provate a immaginare la scena. Siete al bar, magari quello all'angolo dove prendete il caffè ogni mattina prima di andare al lavoro. Due vicini di casa, che per anni si sono scambiati i favori e si sono fatti i sorrisi, all'improvviso smettono di parlarsi perché uno dei due non ha voluto fare un favore che non gli convinceva. Solo che qui non parliamo di chi deve spostare l'auto dal vialetto, ma di persone che decidono le sorti di interi continenti.
Te lo spiego io: mentre noi qui a Brescia ci preoccupiamo di come arrivare a fine mese, di quanto costa il riscaldamento o se il bus passerà in orario, lassù giocano a scacchi con le nostre vite. Un giorno sono "amici", il giorno dopo "non collaborano". E noi, come sempre, restiamo a guardare il telegiornale aspettando di capire se questa lite tra giganti porterà a nuovi rincari o a nuove tensioni che, prima o poi, arrivano a bussare alla nostra porta.
È la solita storia: loro litigano per questioni di prestigio, di influenza, di chi ha ragione sull'Iran o su qualsiasi altra terra lontana che non abbiamo mai visto in mappa, ma l'aria che respiriamo diventa più pesante per tutti. Non è normale che l'umore di un uomo a migliaia di chilometri di distanza possa cambiare l'assetto dei rapporti internazionali come se fosse un capriccio da cortile.
Chi paga, chi incassa
Ma veniamo al punto: chi paga e chi incassa in questo gioco? In primo luogo, chi incassa è l'immagine. I potenti hanno bisogno di apparire forti, di dare l'idea che se non collabori con loro, allora sei "fuori". È una questione di potere puro, di chi mette le condizioni e di chi deve accettarle. Trump non sta parlando di diplomazia, sta parlando di obbedienza. Se non fai come dico io, allora il nostro rapporto è finito.
E chi paga? Ancora noi. Paghiamo noi che crediamo che queste alleanze servano a renderci più sicuri. Quando i rapporti tra i leader saltano, non è che il mondo diventa più pacifico; diventa solo più instabile. E l'instabilità ha un prezzo. Hai capito bene: ogni volta che un leader dice "non collaboriamo più", i mercati tremano, i prezzi dell'energia ballano e chi sta in basso, chi lavora otto ore al giorno in fabbrica o in ufficio, si ritrova a pagare il conto della spesa più alto.
Qualcuno ha già deciso per noi che l'Iran sia il terreno di scontro per misurare l'amicizia tra due leader. Ma a noi che importa della "collaborazione" tra loro se questa non si traduce in sicurezza reale, in prezzi stabili e in una politica che non dipenda dal carattere di un singolo individuo? Ci tocca subire le conseguenze di queste liti di palazzo, mentre loro continuano a volare in jet privati per andare a discutere di chi ha ragione.
Il conflitto qui è tra chi decide senza chiedere e chi subisce senza poter dire nulla. Da una parte c'è chi usa la politica estera come un'estensione del proprio ego, dall'altra c'è il cittadino comune che si chiede se domani il gas costerà di più perché due persone importanti non si sono dette "per favore". Eppure basterebbe mettere l'interesse della gente comune davanti alla voglia di fare il bullo sulla scena mondiale.
È incredibile come queste dinamiche siano identiche a quelle di un condominio gestito male. C'è l'amministratore che decide tutto, c'è il condomino che urla più forte e ci sono tutti gli altri che pagano le rate senza sapere esattamente dove finiscano i soldi. Solo che in questo caso il condominio è il pianeta e l'amministratore cambia ogni quattro anni, ma il metodo di gestione resta lo stesso: decidere sopra le nostre teste.
E allora?
Quindi, dobbiamo stare zitti e sperare che tornino a volersi bene? Dobbiamo accettare che la nostra stabilità dipenda dal fatto che un leader americano sia soddisfatto o meno della "collaborazione" di un leader italiano?
La domanda è semplice: ma quando smetteremo di essere solo lo sfondo di queste liti tra potenti, per iniziare a chiederci perché le decisioni che influenzano la nostra vita vengano prese in base a simpatie e antipatie personali?