Il fatto
Il Presidente della Repubblica ha concesso la grazia a Nicole Minetti. Il motivo ufficiale è la necessità della donna di assistere un minore in difficoltà. Hai capito bene: una decisione dall'alto che cancella la pena per permettere un ricongiungimento familiare.
La storia
Immaginate la scena. Voi che vi svegliate alle sei di mattina, prendete la macchina per andare a lavorare in zona industriale, con l'ansia che il figlio stia bene a casa o che la nonna non sia caduta in bagno. Passate la giornata a combattere con scadenze, capi che urlano e un traffico che a Brescia è diventato un incubo quotidiano. Tornate a casa stanchi morti, sapendo che se succede qualcosa di grave, l'unica soluzione è arrangiarsi.
Poi sentite questa notizia. Qualcuno che ha avuto problemi con la legge, qualcuno che ha vissuto vite che noi nemmeno ci sogniamo, riceve un "pass" speciale. Un colpo di penna, una firma in un ufficio elegante a Roma, e improvvisamente le regole cambiano. La legge, che per noi è un muro di cemento contro cui sbattiamo ogni volta che proviamo a chiedere un diritto, per altri diventa una porta che si apre con un sorriso.
Non è che non si possa capire il dramma di un bambino che ha bisogno di una madre. Ma il punto è un altro. Noi bresciani siamo abituati a fare tutto da soli, a mordersi la lingua e a risolvere i problemi con i soldi che non abbiamo o con il tempo che non ci resta. E mentre noi ci organizziamo tra cugini e vicini di casa per non far collassare la famiglia, scopriamo che esiste una via d'uscita rapida per chi ha i contatti giusti o le storie che colpiscono nel segno.
Chi paga, chi incassa
Qui arriva il bello. Te lo spiego io chi paga in questa storia. Non paga nessuno in termini di euro, ma paghiamo tutti in termini di fiducia. Paghiamo noi che crediamo che la legge sia uguale per tutti, che se sbagli paghi e se hai bisogno aspetti il tuo turno. Invece scopriamo che c'è una "corsia preferenziale" che non passa per l'ufficio del giudice, ma per un atto di clemenza che arriva dal Quirinale.
Chi decide? Qualcuno che sta a chilometri di distanza dalla nostra realtà, in un mondo dove il concetto di "difficoltà" viene valutato su carta bollata. Qualcuno ha già deciso per noi che questo caso specifico merita un'eccezione. Ma io mi chiedo: quanti altri minori in difficoltà ci sono in provincia di Brescia? Quanti padri e madri stanno combattendo contro un sistema che li schiaccia, senza avere l'opportunità di ricevere una "grazia" perché non sono abbastanza famosi o non hanno la storia giusta per finire sui giornali?
Chi incassa, invece, è l'immagine di un potere che può fare deroghe al proprio stesso regolamento. È l'idea che il diritto sia flessibile per alcuni e rigido come il ferro per altri. Non è normale che la soluzione a un problema familiare passi per un atto di grazia presidenziale invece che per un sistema di giustizia che sappia essere umano e rapido per tutti, senza bisogno di interventi miracolosi dall'alto.
Ci tocca, ancora una volta, guardare queste notizie e sentirci piccoli. Perché se la grazia è l'unica via per risolvere un problema di assistenza a un minore, significa che tutto il resto del sistema è rotto. Significa che per ottenere giustizia o umanità devi sperare in un atto di generosità di un singolo uomo, invece di avere un servizio che funzioni.
Eppure basterebbe che le regole fossero chiare e applicate a tutti allo stesso modo. Se l'assistenza a un minore è un motivo valido per uscire prima, perché non è un criterio automatico e trasparente per ogni condannato in Italia? Perché invece deve diventare un evento, una notizia, un "regalo" concesso a pochi fortunati? Questo è il vero conflitto: tra chi vive la legge come un obbligo e chi la vive come un suggerimento che può essere ignorato se si ha la fortuna di essere notati.
Siamo stanchi di vedere che per certi personaggi il mondo è un posto dove le porte si aprono, mentre per l'operaio di Gussago o la cassiera di quota bassa, l'unica porta aperta è quella del lavoro che non paga abbastanza. Ancora noi a fare le somme, ancora noi a chiederci perché il senso della giustizia sia così variabile a seconda di chi c'è scritto sulla carta d'identità.
E allora?
La domanda è semplice: ma a noi, che ogni giorno cerchiamo di stare dritti senza farci travolgere, chi concede la grazia? Chi ci grazia dalle bollette che raddoppiano, dalle liste d'attesa infinite in sanita o dalla sensazione che, qualunque cosa facciamo, ci sarà sempre qualcuno che salta la fila grazie a una firma?
Possiamo continuare a leggere queste notizie e scuotere la testa, oppure possiamo iniziare a chiederci perché l'eccezione sia diventata più interessante della regola. Vogliamo davvero vivere in un mondo dove la speranza di un padre o di una madre dipenda dal buonumore di chi sta in cima alla piramide?