Il fatto
Due uomini, un diciannovenne di Frosinone e un trentottenne di Napoli, entrambi già noti alle forze dell'ordine, sono stati denunciati a Brescia. Hanno convinto un pensionato a fare bonifici istantanei per "mettere al sicuro" i suoi soldi, sparendo con il bottino. Per fortuna, grazie alla banca, i soldi sono tornati indietro, ma il danno morale resta.
La storia
Immaginate la scena. Siete a casa, magari state prendendo il caffè o sistemando le piante sul balcone, e squilla il telefono. Dall'altra parte c'è una voce autorevole, qualcuno che dice di essere un carabiniere. Non è un conoscente, non è un amico, ma è "lo Stato" che ti chiama. Ti dicono che i tuoi soldi sono in pericolo, che c'è un rischio, che devi muoverti subito se non vuoi perdere tutto.
A Brescia succede ogni due per tre. Pensate a quel vicino di casa, quello che ha lavorato cinquant'anni in fabbrica, che ha messo da parte ogni centesimo con la fatica e che ora, in pensione, si ritrova a gestire un home banking che non ha mai chiesto e che non capisce. Te lo spiego io: per chi ha settant'anni, un bonifico istantaneo non è una comodità tecnologica, è un salto nel buio. E i truffatori lo sanno. Sanno esattamente quale corda toccare: la paura.
La cosa che fa più rabbia è che la vittima di questa volta era già stata colpita. Hai capito bene: lo stesso pensionato, già truffato in passato, è caduto di nuovo nel tranello. Non è che sia ingenuo, è che quando ti dicono che i tuoi risparmi di una vita stanno per sparire, il cuore accelera e la ragione va in vacanza. È una caccia all'uomo, dove la preda è chi ha i capelli bianchi e vive solo.
Chi paga, chi incassa
Qui sta il punto. Chi incassa? Due ragazzi, uno praticamente un ragazzino di 19 anni e uno di 38, che arrivano da Frosinone e Napoli. Qualcuno ha già deciso per noi che Brescia deve diventare il bancomat di chi non ha voglia di lavorare ma ha molta fantasia per mentire. Arrivano qui, usano un telefono, fanno due chiamate e provano a portarsi via i risparmi di chi ha costruito questa città.
Ma chi paga davvero? Non parliamo solo dei soldi, che in questo caso sono tornati indietro grazie a un colpo di fortuna e a una banca efficiente. Ci tocca pagare il prezzo di una solitudine terribile. Paghiamo l'isolamento dei nostri vecchi, che sono lasciati soli con uno smartphone in mano e nessuna guida su come difendersi da un mondo che corre troppo veloce.
Eppure basterebbe. Basterebbe che ci fosse qualcuno, un servizio, un presidio, che spiegasse a queste persone come funziona il mondo digitale oggi. Invece no, lasciamo che siano i truffatori a fare "educazione finanziaria" ai nostri nonni, insegnando loro che non ci si può fidare di nessuno, nemmeno di chi dice di portare l'uniforme.
Non è normale che un pensionato debba presentare più denunce per lo stesso motivo. Ancora noi, ancora a rincorrere persone che vengono da centinaia di chilometri per fare i furbi. Il conflitto non è solo tra il truffatore e la vittima, ma tra chi vive di rendita sulla paura altrui e chi, dopo una vita di sacrifici, dovrebbe poter stare tranquillo in casa sua senza temere che il telefono sia l'inizio di un incubo.
Il fatto che siano "già noti" alle autorità ci dice tutto. Signo che girano, che sanno come fare, che sanno che qui c'è chi è vulnerabile. Incassano la paura, incassano la fiducia mal riposta e, se li beccano, magari tornano a casa loro in stato di libertà, mentre il pensionato resta lì, a chiedersi perché il mondo sia diventato così cattivo.
E allora?
Siamo contenti che i soldi siano tornati? Certo, ma non è questa la vittoria. La vera domanda è: quante altre persone a Brescia, in questo preciso momento, stanno tremando perché un finto carabiniere gli ha detto che i loro soldi sono a rischio?
Fino a quando continueremo a considerare queste "piccole" truffe come incidenti di percorso e non come un attacco diretto alla dignità di chi ha costruito l'economia di questa provincia? Quando smetteremo di essere solo "vittime" e inizieremo a proteggerci davvero?