Il fatto
Un uomo di 33 anni è entrato in un negozio del centro di Brescia e ha fatto piazza pulita: dieci paia di scarpe portate via in un colpo solo. Quando i carabinieri lo hanno beccato, non si è limitato a scappare, ma ha iniziato a calciare i militari per liberarsi. Risultato? Denunciato per furto aggravato e resistenza, ma rimasto in stato di libertà.
La storia
Immaginate la scena. Siete lì, nel centro di Brescia, magari state facendo due passi tra un impegno e l'altro, e vedete un tizio che esce da un negozio con un bottino che non starebbe nemmeno in una valigia da weekend. Dieci paia di scarpe. Non è un acquisto impulsivo, è un'operazione di svuotamento scaffali. Hai capito bene: dieci paia.
Poi arrivano i carabinieri. In teoria, a questo punto, la storia dovrebbe finire con le manette e un bel giro di chiave. Invece no. Il signore decide che il modo migliore per gestire la situazione è usare le gambe, ma non per correre via, bensì per colpire chi sta cercando di fare il suo lavoro. Calci, spintoni, resistenza. Un caos totale in mezzo alla strada, mentre chi passa guarda e pensa: "Ma siamo seri?".
La cosa che fa più rabbia non è nemmeno il furto in sé — che resta un atto ignobile — ma la sensazione di trovarsi in un film dove le regole valgono solo per chi le rispetta. Noi, che ogni mattina ci alziamo, paghiamo le tasse e stiamo attenti a non calpestare nemmeno un fiore, guardiamo questa scena e ci chiediamo dove sia finito il concetto di "conseguenza".
Chi paga, chi incassa
Facciamo i conti, perché te lo spiego io come funziona questo giro. In primo luogo, paga il commerciante. Il negoziante del centro, quello che ogni mese deve pagare l'affitto di un locale in una zona dove i prezzi sono folli, che paga l'elettricità, l'impresa di pulizie e gli stipendi ai dipendenti. Per lui, dieci paia di scarpe non sono solo "merce", sono ore di lavoro, sono il margine che gli permette di tenere aperta la saracinesca.
Poi c'è chi paga in termini di sicurezza. I carabinieri. Gente che rischia di prendersi un calcio in faccia per un paio di sneakers, che deve gestire la rabbia di chi non ha nulla da perdere. Ancora noi, i cittadini, che camminiamo per il centro e vediamo che chi ruba e picchia può permettersi di essere "denunciato in stato di libertà".
Ma chi incassa? In questo caso non c'è un grande boss dietro, c'è solo l'impunità. L'idea che puoi entrare in un negozio, rubare a palate, aggredire le forze dell'ordine e poi, dopo qualche ora di scartoffie, poter tornare a casa a dormire nel tuo letto. Qualcuno ha già deciso per noi che questo è il modo accettabile di gestire l'ordine pubblico.
Non è normale che un uomo con precedenti, che non solo ruba ma usa la violenza contro chi rappresenta lo Stato, possa riprendersi la sua libertà così velocemente. Ci dicono che la refurtiva è stata restituita, e meno male, ma il danno è un altro. Il danno è l'idea che il rischio sia minimo. Se rubi dieci paia di scarpe e tiri due calci, al massimo ti fanno una denuncia e torni a casa. Basterebbe un minimo di fermezza per far capire che il centro di Brescia non è un supermercato gratuito con servizio di combattimento incluso.
Ci tocca accettare che la legge, a volte, sembra un suggerimento più che un obbligo. Il commerciante riha le sue scarpe, certo, ma ora dormirà con un occhio aperto, sapendo che chi è entrato oggi potrebbe tornare domani, perché sa che non succederà nulla di grave.
E allora?
Siamo arrivati al punto che l'aggressione a un pubblico ufficiale diventa un semplice paragrafo in un verbale che non porta a nessuna cella? Se chi ruba e picchia torna libero in poche ore, che senso ha chiedere ai cittadini di essere onesti e rispettosi?
Ma davvero pensate che questo modo di fare scoraggi qualcuno dal fare la stessa cosa domani mattina?