Il fatto
Giovedì 16 aprile, alle 18.30, alla Libreria Rinascita di Brescia, Lucio Cascavilla presenta "L’algoritmo della farfalla". Una graphic novel basata su testimonianze reali che racconta l'incubo dei CPR, i Centri di Permanenza per il Rimpatrio.
La storia
Immaginate di svegliarvi un mattino e di trovarvi chiusi in un posto che sembra un carcere, ma senza che un giudice vi abbia condannato per nessun reato. Non avete rubato, non avete picchiato nessuno, non avete fatto nulla di illegale. Eppure siete lì, dietro sbarre e cancelli, in attesa di un aereo che forse non arriverà mai o di un foglio di carta che decida se potete restare o se dovete sparire.
È questa la realtà dei CPR. Per molti di noi sono solo sigle che sentiamo al telegiornale mentre siamo in coda al supermercato o mentre aspettiamo il bus in via Cavour, ma per chi ci finisce dentro sono "buchi neri". Posti dove il tempo si ferma e la dignità umana viene calpestata perché, dopotutto, "non sono cittadini".
Il libro di Cascavilla non inventa storie per fare scena, ma usa il disegno per dare un volto a chi non ne ha. Prende le testimonianze di chi è passato da quell'inferno e le trasforma in un racconto. Perché, hai capito bene, in Italia esistono dei luoghi dove puoi essere privato della libertà senza essere un criminale. Sembra una follia, e invece è la procedura standard.
Chi paga, chi incassa
Ma qui arriva il punto: chi ha deciso che questo sistema è accettabile? Qualcuno, in qualche ufficio climatizzato a Roma o nei palazzi del potere, ha deciso per noi che il modo migliore per gestire le migrazioni sia creare dei centri di detenzione amministrativa. Te lo spiego io: "amministrativa" è una parola pulita per dire che non serve un processo, non serve un avvocato che ti difenda in tribunale prima di chiuderti in una cella. Basta un timbro.
E mentre i diritti fondamentali vengono buttati nel cestino, qualcuno incassa. Perché i CPR non sono fatti di nuvole, sono fatti di muri, cibo, sorveglianza e gestione. Ci sono aziende, cooperative e servizi che gestiscono questi centri. Qualcuno guadagna sulla detenzione di persone che non hanno commesso reati. È un business che gira su persone invisibili, persone che non hanno voce per lamentarsi e che, se provano a farlo, vengono etichettate come "pericolose".
E poi c'è la questione della sanità. In questi centri, l'assistenza medica è spesso un miraggio o, peggio, un modo per tenere le persone sedate e zitte. Non è normale che in un Paese che si vanta di essere civile esistano zone dove il diritto alla cura sparisce insieme alla libertà. Donatella Albini, che parteciperà alla presentazione, sa bene cosa significhi parlare di sanità e diritti: quando la cura diventa un privilegio di chi ha il passaporto giusto, abbiamo fallito tutti.
Ancora noi, i cittadini, a trovarci spettatori di un sistema che preferisce nascondere i problemi dietro un muro piuttosto che risolverli. Ci dicono che è per la "sicurezza", ma quale sicurezza? Quella di chi dorme sonni tranquilli sapendo che chi non piace è chiuso in un recinto? Eppure basterebbe guardare in faccia queste persone, ascoltare le loro storie invece di delegare tutto a un "algoritmo" che decide chi è utile e chi è scarto.
Il conflitto è semplice: da una parte c'è chi decide senza chiedere, chi firma decreti e chi gestisce appalti miliardari per la sicurezza e l'accoglienza (che poi accoglienza è?). Dall'altra ci sono persone che spariscono in questi centri, senza che nessuno sappia esattamente cosa succeda là dentro. Ci tocca accettare l'idea che esistano zone d'ombra nel nostro territorio, dove la legge non è più tutela, ma solo sbarre.
E allora?
Possiamo continuare a fare finta che i CPR siano lontani, che riguardino "altri", persone che non sono come noi. Ma quando accettiamo che lo Stato possa chiudere qualcuno in una gabbia senza un reato, stiamo accettando un precedente che prima o poi potrebbe colpire chiunque.
Siamo pronti a vivere in una città, in un Paese, dove l'umanità viene gestita da un algoritmo di rimpatrio? O abbiamo ancora il coraggio di andare in una libreria, leggere un libro e chiederci: ma questo è davvero il mondo in cui vogliamo vivere?