Il fatto

Il SIAM, il sindacato dell'Aeronautica Militare, ha alzato la voce per i lavoratori del 6° Stormo di Ghedi. Il punto è uno solo: i pedaggi della "Corda Molle", la strada fondamentale per chi deve raggiungere la base, sono considerati iniqui e vanno rivisti immediatamente.

La storia

Immaginate la scena. Ti svegli all'alba, magari hai dormito quattro ore perché i turni non perdonano, carichi la macchina e pensi solo a fare il tuo lavoro per far girare l'aeroporto. Ma prima ancora di timbrare il cartellino, trovi il casello. Hai capito bene: per andare a servire lo Stato, per andare a lavorare in una base militare che è un pilastro del territorio, devi pagare per passare su una strada che è l'unica via rapida e sensata.

Non è una passeggiata domenicale verso il lago, non è un viaggio di piacere. È il tragitto casa-lavoro di centinaia di persone, tra militari e civili, che ogni giorno vedono una fetta della loro busta paga sparire in un automatismo di plastica e metallo. Per chi vive a Brescia o nei comuni limitrofi e deve fare avanti e indietro ogni giorno, questa spesa non è un dettaglio, è un salasso che si accumula mese dopo mese, anno dopo anno.

Te lo spiego io: quando sei in macchina, nel traffico di Ghedi, e vedi la fila che si allunga davanti al pedaggio, non pensi al "progresso delle infrastrutture". Pensi che ci tocca pagare per un servizio che dovrebbe essere facilitato per chi, di fatto, garantisce la sicurezza e l'operatività di un sito strategico. È una situazione che dura da troppo tempo e che è stata accettata per inerzia, finché qualcuno non ha deciso che ormai era abbastanza.

Chi paga, chi incassa

Qui arriviamo al punto che scotta. Chi paga? Pagano i lavoratori. Pagano quelli che si alzano presto, quelli che fanno i turni di notte, quelli che non hanno l'alternativa di un autobus che passi ogni dieci minuti e che ti lasci esattamente davanti al cancello. Pagano i civili e i militari che, a fine mese, si rendono conto che una parte del loro stipendio è stata "mangiata" dalla strada.

E chi incassa? Beh, c'è sempre qualcuno che gestisce l'infrastruttura, qualcuno che ha deciso che quel pezzo di asfalto deve essere a pagamento per tutti, senza eccezioni, senza sconti per chi ci lavora, senza un briciolo di logica sociale. Qualcuno ha deciso per noi che il profitto (o il recupero dei costi, chiamatelo come volete) viene prima della comodità e della dignità di chi serve il Paese.

Non è normale che in un sistema dove si parla di "efficienza" e "supporto al personale", l'accesso al posto di lavoro diventi un costo aggiuntivo. Eppure basterebbe un abbonamento agevolato, una tariffa ridotta per i dipendenti della base, o ancora meglio, l'esenzione per chi ha un contratto di lavoro presso il 6° Stormo. Sarebbe un gesto di buon senso, una cosa che qualsiasi persona normale farebbe per i propri collaboratori.

Invece, siamo ancora qui a chiedere. Il sindacato ora "alza la voce", ma la domanda è: perché dobbiamo arrivare a questo? Perché l'equità deve essere richiesta con le grida e non deve essere la base di ogni accordo? Il conflitto è semplice: da una parte c'è chi vede il pedaggio come un numero in un bilancio, dall'altra c'è chi vede quei pochi euro al giorno come un'ingiustizia che si somma allo stress del lavoro.

La "Corda Molle" è diventata una corda che stringe il collo ai lavoratori. Non stiamo parlando di cifre astronomiche per singolo passaggio, ma di un sistema che ignora completamente chi c'è dietro il volante. È l'ennesimo esempio di come le decisioni vengano prese in uffici climatizzati da persone che probabilmente non hanno mai fatto la fila al casello di Ghedi alle sei del mattino di un lunedì di pioggia.

È assurdo che chi garantisce la difesa e la manutenzione di una base aerea debba "comprare" il diritto di arrivarci velocemente. Se la strada è fondamentale per l'operatività della base, allora il costo non dovrebbe ricadere sulle spalle del singolo lavoratore, ma essere gestito a livello istituzionale. Ma invece, come al solito, ancora noi siamo quelli che devono mettere mano al portafoglio.

E allora?

Il SIAM ha fatto il primo passo, ha detto che i pedaggi devono essere più equi. Ma noi vogliamo sapere: quando smetteremo di considerare "normale" che andare a lavorare costi più del dovuto solo perché qualcuno ha deciso che così si incassa di più?

Siamo davvero pronti ad accettare che il diritto di raggiungere il proprio posto di lavoro sia subordinato a un pagamento automatico, senza alcuna considerazione per chi quel lavoro lo svolge per il bene di tutti? O è arrivato il momento di pretendere che la logica del profitto lasci il posto a quella del buon senso?

[og_description]Chi paga e chi incassa? La battaglia del SIAM per i pendolari del 6° Stormo. Te lo spieghiamo noi. [twitter_title]Corda Molle: paghiamo il pizzo per andare a lavorare a Ghedi [twitter_description]Il SIAM chiede pedaggi equi per il 6° Stormo. Perché i lavoratori devono ancora pagare per raggiungere la base? #Ghedi #Brescia #Lavoro #BastaCosì [image_prompt]A realistic photojournalistic shot of a line of cars at a highway toll booth in the Italian countryside, grey sky, focused on a tired worker's hand holding a ticket, blurred background of military base signage. [tags]Ghedi, 6 Stormo, pedaggi, SIAM, trasporti [category]trasporti[/category]