Il fatto
A Mazzano, in viale Giuseppe Garibaldi, un uomo di 49 anni ha deciso di festeggiare il proprio compleanno esplodendo colpi di pistola scacciacani nel giardino di casa. I vicini, svegliati dai botti, hanno allertato i carabinieri che hanno denunciato l'uomo per esplosioni pericolose e disturbo della quiete pubblica.
La storia
Immaginate la scena. È mercoledì mattina, o meglio, sono le prime ore del giorno. State dormendo, magari avete la sveglia che suona tra un'ora per andare a lavorare in fabbrica o in ufficio, e all'improvviso BUM. Un colpo secco, poi un altro. Non è un temporale estivo, non è un incidente stradale, è proprio qualcuno che ha deciso che il modo migliore per celebrare un anno in più di vita sia fare saltare i nervi a tutto il vicinato.
A Brescia siamo abituati a tutto, ma questa è proprio di troppo. C'è chi pensa che il proprio giardino sia un regno privato dove si può fare tutto, anche trasformarlo in un poligono di tiro improvvisato. Te lo spiego io come funziona: il tuo giardino finisce dove inizia l'orecchio del tuo vicino. Non è che se hai pagato il mutuo della casa a Mazzano hai acquisito il diritto di terrorizzare chi abita accanto a te.
E poi, parliamoci chiaro, ma che tipo di festa è quella dove l'unico modo per dire "sono vivo" è sparare colpi in aria? È la mentalità di chi pensa che fare rumore significhi essere importanti, che attirare l'attenzione in modo aggressivo sia un modo per festeggiare. Intanto i vicini, che magari avevano i figli piccoli che dormivano o semplicemente volevano un'ora di pace prima di iniziare la giornata, si sono ritrovati con l'adrenalina a mille per colpa di un capriccio.
Chi paga, chi incassa
Qui sta il punto. In questi casi c'è sempre qualcuno che decide per tutti. Il festeggiato ha deciso che il suo divertimento valesse più del riposo di decine di persone. Qualcuno ha già deciso per noi che l'egoismo sia la nuova norma del vivere civile, e noi ci ritroviamo a subire queste "genialità".
Chi paga? Pagano i vicini. Pagano con lo stress, con il sonno interrotto, con l'ansia di non sapere cosa stia succedendo fuori dalla finestra. Pagano anche i carabinieri, che devono muovere una pattuglia, consumare carburante e perdere tempo prezioso per andare a sequestrare una pistola scacciacani perché un quarantanovenne non sa come si organizza una festa senza fare botti.
E chi incassa? Beh, il "festeggiato" incassa l'attenzione. Incassa quella sensazione di onnipotenza di chi pensa: "Sono a casa mia e faccio quello che voglio". Ma questa è una bugia. Non siamo in un film western, siamo in un centro abitato della provincia di Brescia. Non è normale che per festeggiare un compleanno si debba arrivare a spaventare l'intero viale Garibaldi.
Eppure basterebbe un minimo di buon senso. Basterebbe capire che il rispetto per l'altro non è un optional, ma la base per non scannarsi ogni volta che si esce di casa. Invece no, preferiamo l'effetto sorpresa, preferiamo lo sparo, preferiamo che sia la forza pubblica a venire a ricordarci che esistono delle regole. Ancora noi, i cittadini normali, a dover sopportare chi pensa che il mondo giri intorno al proprio ombelico.
Hai capito bene: un uomo con precedenti, che probabilmente pensa di essere un duro, finisce denunciato perché ha confuso il giardino di casa con una zona di guerra. È ridicolo, è patetico, ma è anche sintomatico di un modo di fare che ormai sembra essere diventato accettabile. Se ognuno iniziasse a sparare per ogni occasione speciale, a Mazzano non dormirebbe più nessuno.
Ci tocca quindi chiederci dove stiamo andando a capo. Quando è successo che il "divertimento" è diventato sinonimo di "disturbo"? Quando abbiamo smesso di chiederci se quello che stiamo facendo possa dare fastidio a chi ci sta accanto? La risposta è semplice: quando abbiamo smesso di considerarci una comunità e abbiamo iniziato a vederci come ostacoli al nostro piacere personale.
E allora?
Siamo arrivati al punto che per festeggiare un compleanno serve l'intervento dei carabinieri per evitare che il quartiere impazzisca? Ma davvero vogliamo vivere in un posto dove l'unico modo per sentirsi "speciali" è disturbare il sonno di tutti gli altri?
La prossima volta che qualcuno decide di fare il bullo nel proprio giardino, ricordiamoci che il silenzio non è un privilegio, ma un diritto. Ma chi è che lo farà capire a questi geni?