Il fatto

A Mazzano, un uomo è stato denunciato dai Carabinieri dopo aver esploso diversi colpi con una pistola scacciacani per festeggiare un compleanno. L'intervento delle forze dell'ordine è scattato a seguito di segnalazioni per i rumori e il disturbo.

La storia

Immaginate la scena. Siete a casa, magari state cercando di far addormentare i figli o vi state godendo un momento di silenzio dopo dieci ore di lavoro in fabbrica o in ufficio. All'improvviso, boom, boom, boom. Colpi secchi, violenti, che fanno sobbalzare il gatto e vi fanno scattare il cuore in gola. Il primo pensiero non è "ah, qualcuno sta festeggiando", ma "che succede? C'è qualcuno che spara? È successo qualcosa di grave?".

Perché a Mazzano, come in tanti altri paesi della nostra provincia, c'è questa strana idea che per celebrare un anno in più di vita serva fare terrore al vicinato. Non basta una torta, non bastano le candeline, non basta nemmeno una bottiglia di spumante stappata con moderazione. No, serve il fragore, serve l'arma in mano, serve che tutto il quartiere si svegli di soprassalto.

Te lo spiego io: non è "allegria", non è "tradizione". È solo una mancanza totale di rispetto per chi vive a dieci metri da te. È l'idea che il proprio divertimento valga più della tranquillità di tutti gli altri. E mentre qualcuno ride e brinda, c'è chi chiude le finestre con l'ansia, chiedendosi se siamo ancora in un posto civile o se siamo tornati al medioevo dei villaggi.

Chi paga, chi incassa

Qui sta il punto: chi paga il prezzo di queste "festeggiamenti"? Non paga chi spara, ovviamente. Lui si diverte, si sente il centro dell'attenzione, fa il bullo per dieci minuti e poi va a mangiare la torta. Paga chi vive accanto. Paga l'anziano che ha paura dei rumori forti, paga chi ha un cane che inizia a tremare e a ululare per mezz'ora, paga chi semplicemente ha diritto a non essere terrorizzato dentro casa propria.

Qualcuno ha già deciso per noi che l'unico modo per "fare festa" sia quello di disturbare. È un meccanismo perverso: io decido che oggi è il mio giorno, quindi ci tocca a tutti voi sopportare il mio rumore. È l'estensione di quella mentalità per cui lo spazio pubblico, o il silenzio del vicino, è qualcosa che posso usare come voglio, senza chiedere il permesso a nessuno.

E poi c'è la questione della pistola scacciacani. Hai capito bene: una pistola. Certo, non spara proiettili di piombo, ma il rumore è quello, l'effetto psicologico è quello. In un momento in cui ogni notizia di spari ci fa venire i brividi, pensare che qualcuno usi un'arma per "festeggiare" è di un'incoscienza che lascia senza parole. Non è normale che nel 2024 l'idea di festa passi attraverso l'imitazione di un conflitto armato.

Chi incassa in questa storia? Incassa chi pensa che l'unico modo per essere "importante" sia farsi notare attraverso il disturbo. È un potere minuscolo, patetico, ma è l'unico che queste persone conoscono: il potere di rompere le scatole agli altri. È la cultura del "io faccio quello che voglio e voi state zitti", che poi finisce regolarmente con una denuncia e l'intervento dei Carabinieri.

Ancora noi, a dover gestire queste scene. Ancora noi a chiederci perché sia così difficile capire che la libertà di uno finisce dove inizia il terrore (o il semplice fastidio) dell'altro. Eppure basterebbe un minimo di buon senso, basterebbe chiedersi: "Se lo facessero sotto casa mia, mentre cerco di riposare, io come reagirei?".

La risposta è ovvia, ma evidentemente per alcuni è troppo complicata. Preferiscono rischiare una denuncia penale piuttosto che comprare dei palloncini o, che ne so, invitare gli amici a cena senza trasformare il paese in un campo di battaglia.

E allora?

Quindi, dobbiamo davvero accettare che per festeggiare un compleanno servano le armi e il panico dei vicini? Fino a quando continueremo a chiamare "divertimento" quello che in realtà è solo maleducazione e bullismo acustico?

La prossima volta che qualcuno decide di "festeggiare" così, ricordiamoci che il silenzio non è un optional, ma un diritto. Vogliamo davvero vivere in un posto dove per sentirsi vivi bisogna spaventare gli altri?