Il fatto

Incidente sulla SP236 verso le 8 del mattino: un'auto invade la corsia opposta e si schianta contro un camion e un'altra vettura. Il conducente del mezzo pesante, un quarantenne, è risultato positivo all'alcol test con 0,97 g/l, quasi il doppio del limite legale e ben lontano dallo zero richiesto ai professionisti.

La storia

Immaginate la scena. Siete in auto, è lunedì mattina, avete la testa al lavoro, ai figli da portare a scuola o alla spesa da fare. Siete sulla SP236, una strada che conosciamo tutti e che ogni giorno è un calvario di traffico e stress. All'improvviso, un boato, frenate stridenti e vi ritrovate bloccati per quattro ore. Quattro ore di vita buttate in un ingorgo che non finisce mai, mentre guardate i mezzi di soccorso fare i rilievi.

Poi arrivano le notizie. L'auto ha invaso la corsia, quindi "colpa" dell'automobilista. Fine della storia, no? Macché. Perché mentre i carabinieri fanno i rilievi, scoprono che il camionista, quello che magari vi stava passando accanto mentre voi imprecavate nel traffico, era bello brillo. Quasi un grammo di alcol nel sangue alle otto di mattina. Hai capito bene: alle otto.

Non è la prima volta che succede, e non sarà l'ultima. Ci siamo abituati a pensare che il pericolo sia solo "l'altro", quello che guida male o che è distratto dal cellulare. Ma qui parliamo di un professionista, uno che per mestiere guida un bestione di diverse tonnellate. Uno che dovrebbe essere il garante della sicurezza su quella strada, e che invece ha deciso di mettersi al volante in condizioni che renderebbero ridicolo anche un dilettante.

Chi paga, chi incassa

Ora, facciamo i conti, perché è qui che sta il punto. Formalmente, il camionista non è responsabile dell'incidente. L'auto ha invaso la corsia, quindi l'assicurazione pagherà in base a quella dinamica. Ma chi paga davvero?

Paghiamo noi. Paghiamo noi che siamo rimasti bloccati per ore sulla statale, perdendo ore di lavoro o arrivando in ritardo agli impegni. Paghiamo noi con l'ansia di sapere che su strade provinciali strette e trafficate girano persone che considerano "opzionale" essere sobri, specialmente se guidano mezzi pesanti. Ci tocca sempre e sempre fare da spettatori di una leggerezza che rasenta l'indifferenza.

Qualcuno ha già deciso per noi che questo sia "un fatto di cronaca". Te lo spiego io: non è cronaca, è un sistema che non funziona. Il conducente perde la patente e 10 punti, certo. Ma questo accade dopo che è successo il casino. La domanda è: quanti altri "professionisti" girano per Brescia con un bicchiere di troppo nel sangue prima che qualcuno decida di fare controlli seri e costanti, invece di aspettare che qualcuno si schianti?

Perché non è normale che un autista professionista arrivi al mattino con quasi un grammo di alcol. Non è un errore, non è una svista. È una scelta. Una scelta che mette a rischio tutti noi mentre cerchiamo solo di arrivare a destinazione senza fare incidenti. E mentre lui ora affronta il deferimento all'autorità giudiziaria, noi continuiamo a guidare con l'idea che, dietro l'angolo, possa esserci un altro "professionista" che ha deciso di ignorare le regole.

Eppure basterebbe un controllo a campione ogni tanto, un controllo vero, non quelli fatti per fare scena durante le feste. Basterebbe che chi assume questi autisti si prendesse la responsabilità di controllare chi mette alla guida di un mezzo che può spianare una Panda in un secondo. Invece, come al solito, ci si limita a ritirare la patente quando il danno è già stato fatto o quando il caso è troppo evidente per essere ignorato.

E allora?

L'automobilista ha sbagliato corsia, è vero. Ma il camionista ha sbagliato vita prima ancora di accendere il motore. Se per guidare un mezzo pesante alle otto di mattina serve un fegato così resistente, forse il problema non è la strada, ma chi ci sta sopra.

Siamo davvero sicuri di essere al sicuro quando incrociamo un camion sulla nostra provinciale, o stiamo solo sperando che l'altro non invada la nostra corsia?