Il fatto
Martedì 15 aprile, verso le 8 del mattino, sulla SP 236 a Montichiari un'auto invade la corsia opposta e centra un camion e un'altra macchina. Il camionista, un quarantenne, esce illeso ma l'alcol test segna 0,97 g/l: quasi un grammo di alcol nel sangue mentre guidava un mezzo pesante. Patente sospesa, 10 punti in meno e denuncia penale.
La storia
Immaginate la scena. Siete in macchina, magari state andando al lavoro, avete i figli a bordo o state correndo a un appuntamento importante. È mattina presto, quella fascia oraria dove tutti hanno i nervi a fior di pelle perché il traffico bresciano non perdona. Improvvisamente, un boato, il vetro che si spacca e il cuore che ti sale in gola. In questo caso, l'auto che ha invaso la corsia ha fatto il "lavoro sporco", ma quando alzi lo sguardo e vedi un camion di diverse tonnellate davanti a te, l'ultima cosa che vuoi è sapere che chi sta al volante ha bevuto.
Te lo spiego io: non importa se l'incidente lo ha causato un altro. Il fatto che un professionista, uno che per mestiere deve garantire la sicurezza di tutti noi su strade strette e trafficate come le nostre, sia salito su quel mostro di ferro con quasi un grammo di alcol nel sangue è una roba che fa venire i brividi. Hai capito bene: quasi un grammo.
Siamo a Montichiari, non in un film americano. Sono strade che percorriamo ogni giorno, dove un errore di un centimetro può significare la differenza tra un graffio alla carrozzeria e un funerale. E mentre noi cerchiamo di stare attenti, di rispettare i limiti e di non fare danni, ci ritroviamo a condividere l'asfalto con chi pensa che il proprio fegato sia più forte dei riflessi.
Chi paga, chi incassa
Ora, facciamo i conti. Chi paga davvero in questa storia? Certo, l'autista del camion ha perso 10 punti e la patente, ma quella è la parte facile. Chi paga davvero siamo noi. Paghiamo con l'ansia di ogni viaggio, paghiamo con le ore di coda sulla SP 236 che è rimasta chiusa per ore, bloccando migliaia di persone che dovevano andare a lavorare o a portare i figli a scuola.
C'è poi il discorso della responsabilità. Qualcuno ha già deciso per noi che un autista professionista può permettersi di arrivare a quel livello di ebbrezza prima di essere fermato? No, la legge dice chiaramente che per chi guida mezzi pesanti l'alcol deve essere zero. Zero. Non "un pochino", non "un bicchiere per l'ansia". Zero.
Ma chiediamoci: come è possibile che un uomo salga su un mezzo di quelle dimensioni in quello stato? Chi è il suo datore di lavoro? Chi controlla che chi trasporta merci per conto di aziende, spesso con ritmi di lavoro folli e scadenze impossibili, sia in condizione di guidare? Spesso le aziende spingono per le consegne rapide, tagliano i tempi di riposo, e poi, quando succede il casino, si lavano le mani dicendo che è "una responsabilità individuale del dipendente".
Non è normale che l'unica sanzione arrivi dopo che qualcuno ha rischiato la vita. Ancora noi, i cittadini comuni, a fare da cavie per l'irresponsabilità di chi gestisce il trasporto merci. Se l'auto che ha invaso la corsia non avesse fatto quell'errore, quel camionista sarebbe arrivato a destinazione con quasi un grammo di alcol nel sangue, una bomba a orologeria che girava per le nostre strade senza che nessuno se ne accorgesse.
Ci tocca accettare che la sicurezza stradale sia un terno al lotto. Da una parte c'è chi guida distratto, dall'altra chi guida brillo. E nel mezzo ci siamo noi, che paghiamo il prezzo di un sistema di controlli che arriva sempre dopo il botto, mai prima. Eppure basterebbe un controllo a campione più serio, una cultura del lavoro che non premi la velocità a tutti i costi, ma la sicurezza di chi sta in strada.
E allora?
L'autista è stato denunciato, la patente è via. Bene, ma a cosa serve se domani un altro "professionista" sale su un camion dopo un aperitivo troppo lungo o una notte di sbronza, convinto che tanto "non succede nulla"?
Possiamo davvero stare tranquilli sapendo che sulle nostre strade circolano tonnellate di ferro guidate da persone che ignorano il concetto di "zero alcol"?