Il fatto
Le società Asd Calcio Alta Valsabbia, Ac Odolo e Asd Nuova Valsabbia hanno stretto un accordo per creare una squadra Juniores condivisa. Il progetto partirà ufficialmente per il campionato 2026/2027 e l'iscrizione formale sarà a nome dell'Ac Odolo.
La storia
Provate a immaginare la scena. Un ragazzino della valle, che ha passato anni a correre nel fango con la maglia del suo paese, che improvvisamente scopre che per fare il salto di qualità deve "condividere" l'identità. Te lo spiego io: significa che il senso di appartenenza, quella cosa che ti fa sudare la maglia perché rappresenti la tua via, il tuo bar, la tua piazza, viene sostituito da un "progetto di rete".
In Valsabbia sappiamo bene come funziona. Il calcio di paese non è solo sport, è l'unico posto dove i ragazzi si incontrano davvero lontano dagli schermi. Ma ora, per far quadrare i conti o per non far fallire le squadre, si decide che è meglio stare insieme. Certo, dicono che è per la "crescita tecnica" e per i "valori umani", ma noi sappiamo che quando si inizia a parlare di "percorsi condivisi" è perché qualcuno ha capito che da soli non ce la fa più.
È la solita storia: i ragazzi vengono presentati come il centro di tutto, ma le decisioni vengono prese in qualche ufficio tra un caffè e un accordo di massima, senza che nessuno chieda ai genitori se preferirebbero avere un campo decente nel proprio comune invece di dover viaggiare per tutta la valle per andare a allenarsi in una squadra "ibrida".
Chi paga, chi incassa
Qui arriva il punto. Qualcuno ha già deciso per noi che l'unico modo per sopravvivere è fondersi. Ma chi decide chi gioca e chi resta in panchina in questa nuova super-squadra? Se i ragazzi arrivano da tre vivai diversi, i criteri di selezione diventeranno una guerra silenziosa tra i dirigenti delle tre società. Non è normale che per dare un'opportunità a un giovane si debba creare un mostro burocratico dove l'iscrizione è di una società ma i giocatori sono di tre.
Chi incassa? Incassano i dirigenti che possono dire di aver fatto un'operazione di "modernizzazione" e "visione strategica". Possono scrivere nei comunicati stampa parole bellissime come "valorizzazione delle risorse". È facile parlare di "mettere in rete" quando non sei tu a dover guidare la macchina ogni pomeriggio per portare tuo figlio dall'altra parte della valle perché il campo del tuo paese non è più "strategico" per il progetto.
E chi paga? Pagano ancora noi, i genitori, e soprattutto i ragazzi. Pagano in termini di tempo, di chilometri e di identità. Ci tocca accettare che il calcio di base diventi una sorta di azienda di servizi sportivi. Se prima il ragazzo era il capitano della sua squadra in paese, ora rischia di diventare solo un numero in una lista di "atleti provenienti dai vivai", un pezzo di un puzzle deciso da tre presidenti che si sono stretti la mano.
Poi c'è la questione dei costi. Chi paga le trasferte? Chi gestisce le quote associative se la squadra è "condivisa" ma iscritta solo da una società? Hai capito bene: l'iscrizione è dell'Ac Odolo. Questo significa che, legalmente, il potere decisionale finale è lì. Le altre due società "collaborano". Ma in termini pratici, chi ha l'ultima parola sul modulo o sull'acquisto di un nuovo giocatore? Il rischio è che si crei una gerarchia dove qualcuno comanda e gli altri eseguono, tutto sotto l'ombrello della "solidarietà territoriale".
Eppure basterebbe investire davvero nelle strutture di ogni singolo paese, rendere i campi sicuri e accessibili, invece di accorpare i ragazzi come se fossero merci per ottimizzare i costi di gestione. Invece si sceglie la via più facile: unire le forze per non ammettere che il sistema del calcio dilettantistico è in crisi e che non ci sono più i soldi o la voglia di gestire i piccoli centri.
E allora?
Siamo davvero convinti che "unire le competenze" significhi fare il bene dei ragazzi, o stiamo solo cercando di salvare le apparenze di società che non riescono più a stare in piedi da sole? A chi serve davvero questa Juniores condivisa: ai giovani della Valsabbia o ai registri contabili di chi gestisce le società?