Il fatto

Banca Valsabbina ha chiuso il bilancio con un utile netto di 55,8 milioni di euro. I soci riceveranno un valore totale di 0,92 euro per azione tra dividendi in contanti e nuove azioni regalate. Tutto approvato in un'assemblea fatta "a distanza".

La storia

Provate a immaginare la scena. Voi andate allo sportello, magari per chiedere una proroga su un prestito perché l'auto vi ha mollato o perché le bollette sono schizzate ancora una volta. Vi guardano con quella faccia di chi sta facendo un favore immenso a concedervi dieci minuti di tempo. Vi parlano di "contesto difficile", di "prudenza", di "rischi del mercato". Te lo spiego io come funziona: quando devi chiedere tu, il mercato è una tempesta; quando devono incassare loro, il mercato è un prato fiorito.

Poi c'è il piccolo imprenditore di provincia, quello che ha l'officina o il negozio in centro, che passa le notti in bianco a pensare a come pagare i fornitori. Va in banca a presentare un progetto, porta i numeri, mostra la voglia di fare, e riceve in cambio un modulo da compilare, una richiesta di garanzie che nemmeno per comprare il Colosseo e un "le faremo sapere" che sa di no. Eppure, nello stesso momento in cui a qualcuno viene detto che "non c'è liquidità", in un ufficio della Direzione Generale si stappano gli spumanti perché i conti tornano alla perfezione.

È la solita storia bresciana: chi lavora suda, chi gestisce i soldi degli altri sorride. Ma il sorriso stavolta è particolarmente largo, perché 55 milioni di euro non sono "risultati solidi", sono una montagna di soldi che girano in un circuito chiuso, lontano dalla polvere delle nostre strade.

Chi paga, chi incassa

Facciamo due conti, perché hai capito bene: qui il conflitto è servito su un piatto d'argento. Da una parte ci sono i soci. Loro non sono persone che aspettano il bonifico dello stipendio il 27 del mese. Loro sono quelli che hanno le azioni. A loro vanno 0,92 euro per ogni singola azione. Una rendita stimata sopra l'8%. Non è normale che mentre il risparmiatore comune fatica a trovare un conto deposito che non venga mangiato dall'inflazione, chi possiede il "pezzo" di banca incassi cifre del genere senza muovere un dito.

Poi guardiamo i vertici. Il Consiglio di amministrazione ha confermato i suoi membri e, ovviamente, ha approvato le "nuove politiche di remunerazione". Tradotto: hanno deciso quanto pagarsi, e probabilmente hanno deciso che meritano un premio generoso per aver fatto fare 55 milioni di utile alla banca. Qualcuno ha già deciso per noi che questo è il modo giusto di fare impresa sul territorio.

Ma chiediamoci: questi soldi da dove arrivano? Non cadono dal cielo. Arrivano dagli interessi che paghiamo noi sui prestiti, dalle commissioni su ogni singola operazione, dai costi di gestione dei conti che aumentano ogni anno senza che nessuno ci spieghi perché. Ci tocca pagare per alimentare un utile che poi viene redistribuito a una cerchia ristretta di soci e manager.

E la frase che fa più rabbia? Quella in cui dicono di voler "sostenere concretamente il territorio". Ma quale territorio? Quello dei soci che incassano i dividendi o quello di chi deve chiedere il permesso per avere un fido di poche migliaia di euro per non chiudere bottega? Ancora noi, i clienti, i residenti, i lavoratori, siamo quelli che "sostengono" la banca, non il contrario.

Eppure basterebbe un pizzico di onestà. Basterebbe che una parte di quell'utile venisse reinvestita in condizioni di credito davvero agevolate per chi crea lavoro a Brescia e provincia, invece di finire dritto nelle tasche di chi ha già tutto. Invece preferiscono l'assemblea "a distanza", così non devono guardare in faccia chi, ogni giorno, fatica a pagare gli interessi di quel "valore" che loro celebrano con tanta soddisfazione.

E allora?

Siamo davvero contenti che la nostra banca locale sia "solida" se questa solidità si costruisce sulla nostra fatica e serve solo a ingrassare i soci? Quanto deve essere alto l'utile di una banca prima che inizi a sentire davvero l'odore della fatica di chi vive sul suo territorio?