Il fatto

Sulla SP236 a Montichiari, uno scontro tra due automobili e un tir. Nessun ferito grave, ma l'alcoltest ha dato esito positivo per l'autista del mezzo pesante. Un incidente innescato da un automobilista, ma aggravato da chi guidava un bestione di diverse tonnellate con l'alcol in corpo.

La storia

Immaginate la scena. È la solita giornata bresciana, quella in cui siamo tutti di corsa tra il lavoro, la spesa e il traffico che non finisce mai. La SP236 non è una pista di Formula 1, è una strada che usiamo tutti i giorni per andare a lavorare o per tornare a casa dai figli. È quella strada dove sai che, se non stai attento, rischi la pelle perché c'è sempre qualcuno che ha più fretta di te o che pensa di essere invincibile.

Poi succede il botto. Due macchine che si scontrano, il rumore della lamiera che si accartoccia e, improvvisamente, l'ombra di un tir che entra in gioco. In quel momento, mentre i conducenti scendono dalle auto col cuore in gola, l'unica cosa che pensano è: "Meno male che non è successo niente di peggio". Ma è qui che sta l'inganno. Non dobbiamo festeggiare perché siamo stati fortunati; dobbiamo incazzarci perché qualcuno ha deciso che era una buona idea salire su un mezzo di quelle dimensioni dopo aver bevuto.

Te lo spiego io come funziona: quando guidi un'auto, se fai un errore, il danno è limitato. Quando guidi un tir, sei un pericolo pubblico ambulante. A Montichiari stavolta è andata bene, ma quanti di noi passano ogni giorno sotto quelle ruote senza sapere chi c'è al volante? È la solita storia: ci affidiamo alla fortuna perché il controllo sembra essere un optional.

Chi paga, chi incassa

Ora veniamo al punto: chi paga davvero? Non parlo solo dei danni alla carrozzeria o dell'assicurazione che alzerà il premio. Parlo di quel senso di insicurezza che ci portiamo dietro ogni volta che mettiamo in strada. Ancora noi, i cittadini comuni, a pagare il prezzo dell'irresponsabilità di qualcuno. Paghiamo con lo stress, con le ore perse nel traffico per via di un incidente che non sarebbe mai dovuto accadere e con la paura costante.

Qualcuno ha già deciso per noi che è "normale" che certi controlli avvengano solo dopo che è successo il casino. L'autista del tir è risultato positivo all'alcoltest dopo lo scontro. Hai capito bene: dopo. Non prima, non durante un controllo a campione che lo avrebbe fermato prima di diventare un missile guidato dal vino. Questo significa che per ore, o forse per giorni, quel mezzo è circolato per le nostre strade con un conducente non in pieno possesso delle sue facoltà.

Chi incassa in questa situazione? Incassano quelli che gestiscono i trasporti e che spesso chiudono un occhio sui turni massacranti o sulle abitudini dei loro dipendenti, purché la merce arrivi a destinazione in tempo. Incassano i centri di riparazione che lucrano sui nostri incidenti. Ma chi controlla che chi guida un mezzo pesante sia davvero idoneo in ogni singolo momento della giornata? Non è normale che l'unico modo per scoprire che un camionista è ubriaco sia aspettare che faccia un incidente.

Ci tocca accettare che la nostra sicurezza dipenda dal fatto che l'altro automobilista abbia avuto i riflessi giusti per schivare un tir fuori controllo. Eppure basterebbe un sistema di controlli più severo, preventivo, non punitivo. Basterebbe che chi ha la responsabilità di mettere un mezzo pesante su strada si prendesse la responsabilità di chi lo guida. Invece, come sempre, ci si sposta la colpa: l'incidente è stato "innescato da un automobilista", e così l'ubriaco al volante del tir passa quasi in secondo piano, come se fosse un dettaglio tecnico.

Non è un dettaglio. È una bomba a orologeria. Se l'incidente fosse avvenuto in un centro abitato, davanti a una scuola o in un incrocio affollato di Montichiari, oggi non parleremmo di "conducenti illesi", ma di tragedie. Il fatto che sia andata bene non cancella la gravità della cosa. Ci dice solo che siamo stati fortunati, e la fortuna non è una strategia di sicurezza stradale.

E allora?

Possiamo continuare a leggere queste notizie e dire "meno male che non ci sono stati morti", oppure possiamo chiederci perché sia ancora possibile che un mezzo di quelle dimensioni giri per le nostre strade con un autista brillo. Quanto ancora dobbiamo rischiare prima che i controlli diventino la regola e non l'eccezione post-incidente?

Siamo davvero disposti a scommettere la nostra vita ogni volta che usciamo di casa, sperando che chi guida il tir davanti a noi abbia scelto l'acqua invece del vino?