Il fatto
Hanno installato un'opera d'arte di Mombelli proprio all'ingresso della biblioteca. Un pezzo di valore, messo lì per tutti, in un luogo che dovrebbe essere il cuore della cultura accessibile a chiunque passi per le strade di Brescia.
La storia
Immaginate la scena. Tu entri in biblioteca, magari per restituire un libro che hai tenuto troppo a lungo o per portare i figli a leggere due pagine in silenzio. Ti trovi davanti a quest'opera. È bella, non c'è dubbio, Mombelli ha il suo valore. Ma mentre la guardi, ti chiedi: "Ma come siamo arrivati qui?". Ti senti quasi un intruso in un museo, invece che in un posto dove i libri sono di tutti.
È la classica storia bresciana. Qualcuno, in un ufficio climatizzato, ha deciso che mettere un quadro all'ingresso fosse il modo migliore per "nobilitare" lo spazio. Hai capito bene: hanno deciso per noi che la cultura si consuma così, con un'opera preziosa a fare da sentinella, mentre magari in altri angoli della stessa biblioteca mancano le prese per i computer o i riscaldamenti fanno i capricci.
Ci siamo abituati a questo modo di fare. Arriva l'opera, si taglia il nastro, si fa la foto per il giornale e poi ci dimentichiamo che quella biblioteca dovrebbe servire a chi non ha un libro in casa, non a chi vuole fare un giro d'arte veloce tra un impegno e l'altro. È come se ci dicessero: "Guardate quanto siamo colti", mentre noi cerchiamo solo un posto silenzioso dove studiare senza che ci cadano i soffitti in testa.
Chi paga, chi incassa
Qui arriva il punto. Te lo spiego io come funziona. C'è chi decide l'acquisto o l'esposizione e chi poi deve gestire la cosa. Spesso queste operazioni servono a dare un'immagine di prestigio a chi firma le carte. L'opera di Mombelli ha un valore immenso, certo, ma chi ha deciso che quel valore dovesse stare lì e non essere investito in servizi che rendono la biblioteca un posto davvero vivo?
Ancora noi, i cittadini, a fare da sfondo a queste operazioni di facciata. Perché non è normale che l'attenzione si sposti sul "pezzo da collezione" quando i servizi di base spesso arrancano. Chi incassa in termini di immagine è chi ha voluto l'opera; chi paga, in termini di priorità saltate, siamo noi che vorremmo più orari di apertura, più personale e meno "decorazioni" di lusso.
C'è un conflitto silenzioso tra l'idea di cultura come status symbol e l'idea di cultura come servizio. Quando metti un'opera di valore all'ingresso, stai dicendo che l'estetica conta più della funzione. Ci tocca accettare che l'arte diventi un modo per dire "noi siamo questi", invece di usare quegli stessi spazi per creare laboratori, corsi o semplicemente per rendere l'ambiente più accogliente per i ragazzi del quartiere.
Eppure basterebbe chiedere. Basterebbe chiedere a chi frequenta la biblioteca ogni giorno: "Vi serve un quadro di Mombelli o vi servirebbe che la biblioteca fosse aperta anche il sabato pomeriggio?". Ma chiedere non è nel loro DNA. Preferiscono decidere dall'alto, mettere un'opera prestigiosa e aspettarsi che noi diciamo "grazie" perché ora l'ingresso è più elegante.
Il rischio è che la biblioteca diventi un salotto per pochi, un posto dove l'opera d'arte serve a intimidire chi non sa cosa sia Mombelli, invece di invitarlo a scoprire nuovi mondi tra gli scaffali. Qualcuno ha già deciso per noi che il prestigio passa per un quadro, non per la qualità del servizio offerto al cittadino comune.
Non dico che l'opera non debba stare lì. L'arte è fondamentale. Ma l'arte senza un contesto di reale servizio diventa solo un arredamento costoso. È la differenza tra una casa che ha i mobili di design ma perde acqua dai tubi e una casa semplice dove tutto funziona. Noi a Brescia siamo maestri nel mettere il design sopra i tubi che perdono.
E allora?
L'opera di Mombelli è lì, ed è bellissima. Ma la domanda resta: vogliamo biblioteche che sembrino gallerie d'arte per far fare bella figura a qualcuno, o vogliamo spazi che funzionino davvero per chi ci vive ogni giorno?
Non è normale che l'estetica passi prima della sostanza. Ma forse è proprio questo che vogliono: che guardiamo il quadro e smettiamo di chiedere perché mancano i libri nuovi o perché l'aria condizionata non va. Voi che ne pensate? Vi sentite più "colti" ora che entrate in biblioteca, o vorreste solo che i servizi funzionassero meglio?