Il fatto

Venerdì 17 aprile, dalle 18.30 alle 23.30, il Teatro Der Mast di via Carducci ospita "Magia a Teatro". Tarocchi, grafologia, numerologia, lettura dell'iride e persino uno sciamano. Ingresso libero, ma con "contributo consapevole" per gli operatori e possibilità di prenotare tavoli per l'apericena.

La storia

Immaginate la scena. È venerdì sera, avete passato una settimana di merda tra il traffico della circonvallazione e il capo che vi rompe le scatole. Siete stanchi, un po' smarriti, e magari avete quel dubbio che vi rode nello stomaco: "Ma io che ci faccio della mia vita?". A quel punto vedete l'annuncio: un posto accogliente, un bicchiere di vino in mano e qualcuno che, guardando un mazzo di carte o il fondo di una tazzina, vi dice esattamente cosa succederà domani.

È un richiamo forte, hai capito bene. Non è solo curiosità, è il bisogno di sentire che qualcuno ha una risposta pronta, che c'è un ordine nel caos. Ci capita a tutti di voler credere che esista una scorciatoia per capire il futuro, specialmente quando il presente sembra un muro di gomma. Ci si ritrova lì, in un teatro, a sperare che un "operatore specializzato" ci tolga il dubbio con un gesto magico.

Ma pensateci un attimo. Siamo a Brescia, città di chi lavora, di chi suda, di chi sa che per avere un risultato bisogna rimboccarsi le maniche. Eppure, ecco che ci ritroviamo a pagare per farci leggere l'iride o la grafologia in un contesto "informale". È rassicurante, certo, ma è anche terribilmente comodo per chi sta dall'altra parte del tavolo.

Chi paga, chi incassa

Qui arriva il punto. Te lo spiego io come funziona questa giostra. L'ingresso è "libero", dicono. Ma poi spunta il famoso "contributo consapevole". Consapevole di cosa? Della nostra voglia di credere? Della nostra disperazione? Quando il prezzo non è scritto, non è perché è gratis, ma perché il prezzo lo decide la tua voglia di sapere. Se sei disperato, il tuo "contributo consapevole" sarà molto più alto di quello di chi ci va solo per gioco.

Qualcuno ha già deciso per noi che il modo migliore per gestire l'ansia del futuro sia un consulto individuale con uno sciamano tra un calice di prosecco e un tramezzino. Chi incassa qui è doppio: da una parte c'è l'operatore olistico che monetizza l'intuizione, dall'altra c'è chi organizza l'apericena. È un pacchetto completo: ti vendono la speranza e, mentre sei in attesa del tuo turno per sapere se troverai l'amore o il lavoro, ti vendono anche il cibo e da bere.

Non è normale che la ricerca interiore sia diventata un evento a prenotazione obbligatoria per i tavoli. Se la spiritualità o la ricerca di sé fossero davvero gratuite e condivise, non avremmo bisogno di "operatori specializzati" che gestiscono i turni come se fossero visite mediche in una clinica privata. Invece, ci ritroviamo in questa situazione dove la vulnerabilità delle persone diventa l'occasione per un business di serata.

E poi c'è la questione della "disponibilità limitata". "Si consiglia la prenotazione per la rapida richiesta". Tradotto: create l'effetto scarsità per spingervi a correre a prenotare. È la stessa tecnica che usano per venderti l'ultimo iPhone o l'ultimo biglietto per il concerto. Solo che qui non vendono un oggetto, vendono la risposta ai tuoi problemi esistenziali.

Ancora noi, i cittadini, a fare da cavie per queste "pratiche simboliche". Certo, può essere un divertimento, un modo per passare una serata diversa. Ma quando queste cose diventano l'unica alternativa per chi non trova risposte altrove, il gioco si fa pericoloso. Perché mentre tu cerchi un segno nei tarocchi, qualcuno sta semplicemente contando i tuoi "contributi consapevoli".

Ci tocca accettare che oggi tutto sia diventato un servizio a pagamento, anche l'intuizione. Se vuoi sapere chi sei, non puoi più guardarti allo specchio o parlare con un amico davanti a un caffè al bar sotto casa; devi andare in un teatro, prenotare il tavolo per l'aperitivo e pagare un professionista della magia.

E allora?

Alla fine della fiera, è davvero "ricerca interiore" o è solo un modo per sentirsi meno soli pagando qualcuno che ci dica quello che vogliamo sentirci dire? Eppure basterebbe un po' di onestà: chiamiamolo per quello che è, un intrattenimento a pagamento, e smettiamola di spacciarlo per un percorso di crescita.

Siamo pronti a delegare il nostro destino a un fondo di caffè pur di non affrontare il vuoto della nostra quotidianità? Forse la vera magia sarebbe smettere di cercare risposte dove c'è solo qualcuno che aspetta il nostro contributo.