Il fatto

La Guardia di Finanza di Rovato ha smantellato una rete criminale transnazionale composta da 12 persone. Tre arresti domiciliari per un sistema che gestiva manodopera clandestina in aziende agricole tra Brescia, Cremona, Piacenza, Milano e Lodi, usando società italiane e una indiana per frodare il "Decreto Flussi" e gonfiare buste paga finte.

La storia

Immaginate la scena. È l'alba, quella luce grigia e fredda che ci tocca ogni anno nelle nostre campagne bresciane. In un furgone stipato, dieci o quindici persone che non sanno nemmeno dove si trovi l'ufficio del Comune, ma sanno esattamente cosa significa avere i piedi nel fango per dieci ore al giorno. Non sono qui per scelta, o meglio, hanno scelto di scappare dalla miseria per finire in un'altra miseria, solo che questa ha l'indirizzo di un'azienda agricola della nostra zona.

Te lo spiego io come funzionava: a questi poveracci veniva promesso un lavoro, un tetto, una vita. Hai capito bene, una "vita". Invece si sono ritrovati in mano dei pezzi di carta falsi, permessi di soggiorno ottenuti con dichiarazioni mendaci e ore di lavoro segnate in busta paga che non hanno mai visto. Gente che lavorava in nero o quasi, mentre qualcuno, comodamente seduto in un ufficio, decideva quanto valesse il loro sudore.

È la solita storia che sentiamo raccontare, ma quando succede sotto casa nostra, a Rovato o nelle valli, fa più male. Perché non è solo una questione di leggi violate, è che siamo diventati bravissimi a far finta di non vedere chi raccoglie ciò che mangiamo, purché il prezzo al mercato rimanga basso e il prodotto sia bello e lucido.

Chi paga, chi incassa

Qui arriva il punto. In questo giro non c'è solo il "cattivo" che rapisce le persone. No, qui c'è un sistema oliato. Da una parte ci sono i caporali, quelli che hanno creato l'associazione per delinquere, che hanno usato società indiane e italiane per fare da ponte. Loro incassano su due fronti: prendono i soldi da chi cerca lavoro (promettendo visti e alloggi che non esistono) e prendono i soldi dalle aziende agricole che vogliono manodopera a costo zero e senza responsabilità.

Ma parliamo di chi "compra". L'inchiesta parla chiaramente di connivenza di numerose imprese agricole. Ecco il conflitto: l'imprenditore agricolo che vuole abbattere i costi per essere competitivo, che non vuole gestire le scartoffie dei permessi di soggiorno, che preferisce chiamare "il tizio" che gli porta dieci persone già pronte, senza domande. Qualcuno ha già deciso per noi che il modo più veloce per fare profitto è calpestare la dignità di chi non ha voce.

Chi paga davvero? Pagano i lavoratori, che vivono nell'ombra e vengono sfruttati. Ma paghiamo anche noi, i cittadini onesti. Perché quando un'azienda agricola evade le tasse, usa fatture per operazioni inesistenti e paga i lavoratori in nero, sta rubando a tutti. Sta distruggendo il mercato, rendendo impossibile lavorare onestamente per chi invece segue le regole. Ancora noi, che ci troviamo a gestire le conseguenze di un sistema che premia chi imbroglia.

Non è normale che per far funzionare un'azienda agricola nel Bresciano serva una rete transnazionale di falsi documenti e sfruttamento. Non è normale che il "Decreto Flussi" diventi un bancomat per i criminali che vendono sogni di carta a chi non ha nulla. Eppure basterebbe un controllo serio, un'etica minima, un po' di decenza per capire che un pomodoro o una mela non possono costare la libertà di un uomo.

Il meccanismo è semplice: il caporale incassa la provvigione, l'azienda agricola risparmia sul costo del lavoro e sulle tasse, e il lavoratore resta con le mani sporche e le tasche vuote. Un triangolo perfetto dove l'unica cosa che non gira è la giustizia, finché non arriva la Finanza a mettere i sigilli.

E allora?

Ora che ci sono stati tre arresti, ci sentiamo sicuri? Pensiamo che il problema sia risolto perché "hanno sgominato la rete"? Ma la rete è fatta di fili invisibili che legano chi produce e chi consuma. Se l'azienda agricola che collaborava con questi criminali domani cambia fornitore di manodopera ma continua a volere lo stesso prezzo stracciato, cosa cambierà davvero?

Siamo pronti a chiederci chi ha davvero beneficiato di questo schifo per anni sotto i nostri occhi?