Il fatto
Confindustria Brescia riporta un dato: cresce la domanda di lavoratori somministrati, il primo segnale positivo dal primo semestre del 2023. I più richiesti sono i conduttori d’impianti (22,9%) e gli operai specializzati (20,4%).
La storia
Immagina la scena. Sei in coda al bar, magari verso via Porto o in zona industriale, e senti parlare di "ripresa". I giornali scrivono che le aziende cercano gente, che i numeri salgono, che finalmente la ruota ricomincia a girare. Ti dicono che c'è fame di braccia, che se sai usare una macchina o se sei un operaio che ne sa, sei a cavallo. Hai capito bene: sei "richiesto".
Poi però guardi il tuo vicino di casa, quello che ha passato vent'anni in una pressa e ora si ritrova a fare i turni saltando i pasti per arrivare a fine mese. Oppure pensi al ragazzo che ha appena finito il percorso professionale e che, invece di un contratto che gli permetta di comprare una casa o pensare a un futuro, si ritrova con un contratto a termine, un'agenzia di mezzo e la costante ansia di non sapere se tra tre mesi dovrà ricominciare a mandare curriculum.
Perché questa "ripresa" di cui parlano nei comunicati stampa non sembra mai arrivare nelle tasche di chi sta in officina. Sembra sempre che il benessere si fermi ai cancelli della fabbrica, proprio dove finisce l'ufficio del direttore e inizia il rumore dei macchinari.
Chi paga, chi incassa
Qui sta il punto. Te lo spiego io come funziona. Quando leggiamo che "cresce la domanda di somministrati", non dobbiamo leggere "cresce il lavoro stabile". No, signori. Dobbiamo leggere che le aziende vogliono flessibilità. E la flessibilità, in questo mondo, significa che l'azienda può decidere di tenerti oggi e di salutarti domani senza troppi complimenti.
Chi incassa davvero in questa storia? Prima di tutto le agenzie di somministrazione. Loro sono i mediatori, quelli che stanno nel mezzo e che prendono la loro percentuale su ogni ora di lavoro che tu svolgi. L'azienda incassa la comodità di non avere l'onere di un dipendente fisso, di non doversi assumere la responsabilità di una persona per i prossimi dieci anni. Incassano la possibilità di accendere e spegnere la manodopera come se fosse un interruttore della luce.
E chi paga? Ancora noi. Paga l'operaio specializzato che, nonostante sia fondamentale per far girare l'impianto, non ha la sicurezza di un contratto a tempo indeterminato. Paga chi deve organizzare la vita familiare, i figli, il mutuo, sapendo che la sua posizione dipende da un contratto di somministrazione che scade "a breve". Non è normale che nel 2024, in una provincia che produce miliardi, il modo principale per tornare a crescere sia attraverso contratti precari.
Ci dicono che è un "segno positivo". Ma positivo per chi? Per chi vede i grafici salire negli uffici climatizzati di Confindustria o per chi deve svegliarsi alle cinque del mattino senza sapere se l'anno prossimo sarà ancora in quel posto? Qualcuno ha già deciso per noi che questo è il modello di crescita accettabile: più precariato, più agenzie, più incertezza.
Eppure basterebbe avere il coraggio di parlare di assunzioni vere. Basterebbe investire sulle persone invece che sulla loro "somministrazione". Ma fare così costerebbe di più, richiederebbe più impegno e, soprattutto, darebbe più potere ai lavoratori e meno a chi decide dall'alto. E questo, evidentemente, non rientra nei piani di chi scrive i comunicati stampa.
Ci tocca quindi festeggiare che "cercano operai", mentre nel frattempo i diritti di base diventano un optional e la stabilità un ricordo di quando i nostri padri entravano in fabbrica. È un gioco dove le regole sono scritte da chi non ha mai tenuto una chiave inglese in mano, ma che sa benissimo come massimizzare il profitto riducendo il rischio.
E allora?
Possiamo continuare a leggere questi dati e dire "meno male che c'è lavoro", oppure possiamo iniziare a chiederci perché, in una terra così ricca e produttiva come la nostra, l'unica risposta alla crisi sia tornare a usare i lavoratori come pezzi di ricambio sostituibili.
Siamo davvero contenti di essere "richiesti" solo se siamo precari?