Il fatto

Giovedì 16 aprile, alle 18:30, nella chiesa di San Benedetto in via Divisione Acqui, i percussionisti della Banda cittadina di Brescia terranno un concerto. L'evento fa parte del progetto “Zip! Una cerniera che unisce per essere comunità”, finanziato dalla Fondazione della Comunità Bresciana e Fondazione Cariplo, con il supporto del Comune.

La storia

Immaginate la scena. Siete a casa, magari avete appena finito di lavorare o state cercando di far stare in piedi la giornata tra una commissione e l'altra. Passate davanti a una chiesa e leggete un manifesto: "Progetto Zip!". Hai capito bene, si chiama davvero così. Una "cerniera". Perché a quanto pare, per chi scrive i bandi e decide i progetti, noi cittadini siamo come due lembi di un pantalone che non si chiudono, e serve un intervento dall'alto per "unirci".

Poi c'è il programma. Suoneranno di tutto: dai U2 a Mission Impossible, passando per Philip Glass. Certo, i musicisti della Banda sono bravi, fanno un lavoro serio e meritano di suonare. Ma il modo in cui ci viene venduta la cosa è quello che non va giù. Ci dicono che questo concerto "unisce per essere comunità". Ma quale comunità? Quella che si ritrova per un'ora in chiesa e poi torna a casa a chiedersi come pagare le bollette, mentre qualcuno in un ufficio spunta una casella su un modulo per dire: "Obiettivo raggiunto, la comunità è stata unita".

È la solita storia bresciana. Ci organizzano l'evento, ci invitano, e alla fine ci offrono pure l'aperitivo. Come se un bicchiere di spumante e qualche patatina potessero sostituire un dialogo vero, un ascolto reale di quello che serve in via Divisione Acqui o nei quartieri che non vedono un investimento serio da anni.

Chi paga, chi incassa

Qui arriva il punto. Te lo spiego io come funziona. C'è un bando. Ci sono delle Fondazioni (Comunità Bresciana e Cariplo) che hanno i soldi e decidono quali "problemi" della città vanno risolti. Decidono che il problema è la mancanza di "cerniere" sociali. Allora finanziano un progetto con un nome moderno, quasi fosse un'app per cellulari, e coinvolgono diciassette realtà del territorio.

Chi incassa? Beh, chi sa scrivere i progetti. Chi conosce il linguaggio dei bandi, chi sa usare le parole giuste come "coesione", "integrazione" e "rete". Questi sono i professionisti della "cerniera". Loro decidono che per unire le persone serve un concerto di percussioni in una chiesa. Eppure basterebbe chiedere a chi abita in quella zona cosa gli serve davvero per sentirsi parte di una comunità. Magari servirebbe un marciapiede sistemato, un presidio sanitario che non chiuda dopo due ore o un autobus che passi puntuale.

Invece ci tocca l'ennesimo evento "calato dall'alto". Il Comune collabora, le Fondazioni pagano, i musicisti suonano. Tutto perfetto sulla carta. Ma chi ha deciso che questa è la strada per creare comunità? Qualcuno ha chiesto ai residenti se preferivano un concerto di percussioni o un centro di ascolto attivo h24? No, perché per fare le cose "giuste" secondo i bandi non serve chiedere a noi, serve che il progetto sia "coerente con i criteri di valutazione".

Il conflitto è tutto qui: tra chi vive la città ogni giorno, con i suoi problemi concreti, e chi la vede come un laboratorio sociale dove si possono applicare "cerniere" e "progetti". Ancora noi, i cittadini, a fare da comparse in un film scritto da altri. Siamo quelli che devono essere "uniti", ma non siamo mai quelli che decidono come farlo. Ci dicono che siamo una comunità, ma ci trattano come utenti di un servizio.

Non è normale che per sentirsi "uniti" serva un finanziamento esterno e un nome accattivante. La comunità non è una cerniera che si chiude con un click; è fatta di relazioni, di fatica, di vicinato, di persone che si aiutano senza che ci sia un bando di Fondazione Cariplo dietro. Quando l'unione diventa un "progetto", smette di essere spontanea e diventa una prestazione. E noi, tra un pezzo dei U2 e un aperitivo, restiamo lì a guardare.

E allora?

Il concerto sarà sicuramente bello, e i percussionisti saranno bravissimi. Ma mentre ascoltate i tamburi, chiedetevi: chi ha deciso per noi che questo è il modo di essere comunità?

Siamo davvero uniti o siamo solo persone riunite nello stesso posto per un'ora, mentre qualcuno, da qualche parte, mette un timbro su un rapporto finale e scrive che la "cerniera" ha funzionato?