Il fatto
Dal 15 al 19 aprile a Bardolino torna "Parole sull’acqua Kids" a Villa Carrara Bottagisio. Letture per bambini dai 3 agli 8 anni, laboratori creativi, incontri con autori e illustratori e una libreria dedicata per l'infanzia.
La storia
Immaginate la scena. Siete a casa, magari in un quartiere di Brescia o in un paesino della provincia, con due figli che corrono per il salotto e un desiderio sincero di portarli a fare qualcosa di diverso dal solito centro commerciale. Leggete il volantino: a Bardolino c'è un festival bellissimo, i bambini possono leggere, disegnare, scoprire la natura e l'acqua. Bellissimo, no?
Poi però iniziate a fare i calcoli. Dovete prendere la macchina, affrontare il traffico che verso il Garda diventa un incubo anche a metà aprile, cercare un parcheggio che non sia a tre chilometri dalla villa e sperare che il tempo collabori. Te lo spiego io: per una famiglia media, un pomeriggio di "cultura" a Bardolino non è solo un libro letto, è un'operazione logistica che richiede la precisione di un generale dell'esercito.
Eppure, l'idea è nobile. Portare i piccoli a leggere è fondamentale. Ma mentre i bambini sognano tra le pagine di un libro a Villa Carrara, i genitori stanno pensando a quanto tempo ci metteranno a tornare a casa e a quanto costerà il carburante per fare un giro di lago.
Chi paga, chi incassa
Qui arriviamo al punto. Qualcuno ha già deciso per noi che la cultura "accessibile e diffusa" sia quella che si concentra in pochi eventi di prestigio in località turistiche. L'assessore dice che la cultura è accessibile, ma chi lo decide? Chi vive a Bardolino, certo. Chi ha la fortuna di avere la biblioteca sotto casa, sicuramente.
Ma per tutti gli altri, per noi che viviamo nel resto della provincia, questa "accessibilità" è un concetto astratto. Ci tocca fare i chilometri per andare a prendere una fetta di cultura che, invece di venire a cercarci nei quartieri, nelle periferie o nelle scuole di provincia, resta chiusa dentro i cancelli di una villa storica.
Chi incassa? Beh, incassa l'immagine di un comune che "investe nelle nuove generazioni", che organizza rassegne di qualità con professionisti del settore e librerie specializzate. È un'operazione di marketing territoriale impeccabile. Bardolino si conferma il luogo della cultura, mentre noi restiamo a guardare il calendario degli eventi sperando che un giorno qualcosa di simile accada sotto casa nostra, senza dover attraversare mezza provincia.
Non è normale che per dare a un bambino di 5 anni la possibilità di scoprire un illustratore o di fare un laboratorio scientifico, si debba organizzare un'escursione. Hai capito bene: un'escursione. Perché la cultura, in questo modo, diventa un privilegio per chi ha il tempo, la macchina e la voglia di spostarsi, non un diritto di ogni bambino bresciano.
Eppure basterebbe un minimo di decentramento. Basterebbe pensare che i bambini non sono turisti, ma cittadini. Invece preferiamo i "festival", le "rassegne", i "cuori pulsanti" in luoghi che sono già, di per sé, centri di attrazione. Comodo per chi organizza, faticoso per chi partecipa.
Ancora noi, quindi, a fare da autisti per un'ora di lettura. Paghiamo noi con il nostro tempo, paghiamo noi con lo stress del viaggio, mentre l'amministrazione si prende il merito di aver "avvicinato i più piccoli al mondo dei libri". Sì, a patto che i più piccoli abbiano un genitore disposto a fare l'ora di coda sulla strada per il Garda.
E allora?
I libri sono fantastici e i laboratori di "Parole sull'acqua" saranno sicuramente splendidi. Ma a che serve creare un'isola di cultura perfetta se per raggiungerla serve un permesso di navigazione o un miracolo nel traffico?
Perché non portiamo i libri dove stanno i bambini, invece di pretendere che i bambini facciano il viaggio per andare dai libri?