Il fatto

Alla Casa Museo Zani di Cellatica organizzano un laboratorio didattico per famiglie basato sulla mostra "Lunaria" di Luca Missoni. Si dipingono lune e si creano libri mobili, ma c'è un dettaglio: la prenotazione è obbligatoria via telefono o email.

La storia

Immaginate la scena. È sabato, avete voglia di portare i figli a fare qualcosa di diverso, magari un salto a Cellatica per far respirare i bambini lontano dal cemento e far loro vedere due quadri. Caricate la macchina, organizzate i tempi, e poi vi ricordate: bisogna prenotare. Te lo spiego io come funziona: se non hai avuto la fortuna di beccare l'operatore al telefono o se la tua email è finita nel dimenticatoio di qualche ufficio, resti fuori.

Non è che sia un problema il laboratorio in sé, anzi, l'idea di far giocare i bambini con i colori della Luna è carina. Il problema è che ormai ogni minima attività, anche quella che dovrebbe essere "popolare" e "per famiglie", diventa un percorso a ostacoli. Non puoi più decidere di uscire di casa e andare a scoprire un pezzo di cultura della tua provincia; devi pianificare l'evento come se fosse un viaggio a New York.

Ci tocca sempre questo: l'idea che la cultura sia un club esclusivo. Se abiti a Brescia città e non hai voglia di fare mezz'ora di macchina per poi scoprire che "i posti sono finiti" perché non hai mandato la mail tre giorni prima, beh, allora la Luna di Missoni rimarrà un sogno per te e i tuoi figli. Hai capito bene: per fare un disegno di una luna serve un permesso scritto.

Chi paga, chi incassa

Qui sta il punto. Chi decide che per un laboratorio didattico serva una prenotazione obbligatoria? Qualcuno ha già deciso per noi che l'accesso spontaneo è un rischio, un fastidio, un disordine da evitare. Ma chi è che deve essere tutelato? L'organizzazione che vuole avere il numero esatto di fogli di carta da distribuire per non sprecarne uno, o il cittadino che vorrebbe solo vivere un pomeriggio diverso?

In queste situazioni c'è sempre chi incassa il prestigio di fare "operazioni culturali" e chi paga il prezzo della scomodità. La Fondazione Zani è un posto bellissimo, un gioiello che abbiamo qui in provincia, eppure sembra che ci sia un muro invisibile tra queste mura e chi ci vive intorno. Eppure basterebbe lasciare una quota di posti all'ingresso, permettere a una famiglia che passa di entrare e dire: "Venite, c'è spazio per voi".

Invece no, preferiscono il controllo totale. Il controllo è comodo per chi gestisce, ma è un incubo per chi fruisce. Se rendi tutto "su prenotazione", trasformi un'attività educativa in un appuntamento burocratico. Non è normale che per portare un bambino a scoprire l'arte si debba passare per un processo di selezione simile a quello di un colloquio di lavoro.

Chi paga davvero? Pagano i genitori che non hanno tempo di stare al telefono ore, pagano i bambini che non sanno cosa sia la "prenotazione obbligatoria" e che restano in macchina a guardare il cancello chiuso. Incassa chi può dire: "Abbiamo fatto un evento di successo, tutto esaurito", senza ammettere che magari metà della gente non ha nemmeno provato a prenotare perché è stufa di chiedere il permesso per ogni minima cosa.

Siamo arrivati a un punto in cui la cultura non è più un invito aperto, ma un invito a cui devi rispondere per tempo, altrimenti non sei invitato. È questo il modo di fare "didattica"? Insegnare ai bambini che per accedere alla bellezza bisogna prima compilare un modulo o fare una telefonata a un ufficio che magari non risponde?

E allora?

Ma quindi, vogliamo continuare a pensare che queste siano "opportunità" per il territorio o sono solo eventi per chi ha il tempo e la pazienza di seguire le regole di chi comanda?

Quando smetteremo di accettare che la cultura sia un privilegio per chi sa prenotare e non un diritto per chiunque abbia voglia di camminare fino a Cellatica?

[meta_description]Laboratori alla Casa Museo Zani di Cellatica: tra l'arte di Luca Missoni e l'incubo della prenotazione obbligatoria. La cultura è per tutti o solo per chi prenota? [og_title]Luna di Missoni a Cellatica: l'arte dietro un permesso [og_description]Voglia di cultura? Prima prenota, poi entra. Ecco perché i laboratori per famiglie alla Casa Museo Zani ci fanno arrabbiare. [twitter_title]Cellatica: l'arte della Luna e il muro delle prenotazioni [twitter_description]Voglia di portare i figli al museo? Solo se hai prenotato via mail. La cultura a Brescia diventa un appuntamento burocratico. #Brescia #Cellatica #Cultura [image_prompt]A realistic photojournalistic shot of a frustrated Italian father in his 40s standing next to his car in a rural parking lot, holding a smartphone and looking disappointed, with a blurred historic villa in the background, overcast sky, natural colors. [tags]Cellatica,Casa Museo Zani,Luca Missoni,famiglie,cultura [category]cultura[/category]