Il fatto

I dati di Confindustria sono chiari: dopo un periodo di stallo che dura dal primo semestre del 2023, le imprese della provincia di Brescia hanno ricominciato a chiedere lavoratori. La maggior parte delle richieste riguarda conduttori d'impianti (22,9%) e operai specializzati (20,4%), tutti tramite il canale della somministrazione.

La storia

Immaginate la scena. C'è il Marco, che ha passato vent'anni a far girare i macchinari in un capannone tra Castenedolo e Gussago. Conosce ogni bullone, sa quando una macchina sta per rompersi solo dal rumore che fa. Poi arriva il momento del "taglio", o della "ristrutturazione", e Marco si ritrova a casa. Passano i mesi, e improvvisamente legge che le aziende cercano di nuovo. Ma non cercano Marco con il suo contratto a tempo indeterminato e le sue ferie pagate.

Cercano "somministrati". Te lo spiego io cosa significa nella pratica quotidiana di chi vive in provincia: significa che Marco deve andare in un'agenzia, compilare un modulo, aspettare una chiamata e poi essere "affittato" a un'azienda. Magari è la stessa azienda dove ha lavorato per anni, ma ora è un ospite, un numero, uno che non ha diritto a sedersi al tavolo quando si decide come deve andare il lavoro.

È la storia di migliaia di operai bresciani che vedono i "segni positivi" di cui parlano i giornali, ma che in realtà sentono solo l'ansia di un contratto che scade tra tre mesi. Non è normale che per ripartire l'economia di una provincia che produce miliardi debba basarsi su persone che non sanno se a Natale avranno ancora un posto di lavoro.

Chi paga, chi incassa

Qui arriviamo al punto. Chi è che decide per noi? Qualcuno, nei palazzi della Confindustria o negli uffici delle agenzie interinali, ha deciso che il modo più efficiente di far ripartire la produzione è usare il lavoro somministrato. Per l'azienda è fantastico: se l'ordine cala, restituisce il lavoratore all'agenzia e non ha più costi. Zero rischi. Zero responsabilità.

Ma chi incassa davvero? Incassano le agenzie di somministrazione. Loro fanno da tramite, prendono una percentuale su ogni ora di lavoro di quell'operaio specializzato, e intanto l'azienda ha un costo gestito e il lavoratore ha un'incertezza cronica. Hai capito bene: c'è un business enorme basato sulla precarietà di chi produce davvero la ricchezza di Brescia.

E chi paga? Paghiamo noi. Paga l'operaio che non può chiedere un mutuo in banca perché non ha un contratto solido. Paga la famiglia che non può pianificare l'estate perché "dipende dal rinnovo". Paga la qualità del lavoro, perché un lavoratore che ha paura di essere tagliato non è un lavoratore che può segnalare un errore o proporre un miglioramento senza il terrore di essere etichettato come "problematico".

Ci tocca ancora una volta accettare che il "segno positivo" sia questo. Non è un segno di salute, è un segno di convenienza. Eppure basterebbe avere il coraggio di assumere direttamente, di investire sulle persone e non sulle "risorse umane" a noleggio. Ma assumere significa prendersi cura, significa dare stabilità, significa accettare che il lavoratore sia parte dell'azienda e non un pezzo di ricambio da cambiare quando serve.

Non è normale che in una provincia così ricca, dove le fabbriche sono ovunque, l'unico modo per tornare a crescere sia attraverso contratti che rendono le persone fragili. Qualcuno ha deciso che la flessibilità è l'unica via, ma a chi serve questa flessibilità? Certamente non a chi deve pagare l'affitto o le bollette a fine mese.

Ancora noi, a fare da cuscinetto per i rischi delle imprese. L'azienda vuole crescere, ma non vuole rischiare. L'agenzia vuole guadagnare, e quindi spinge il somministrato. E l'operaio? L'operaio deve ringraziare perché "c'è lavoro", anche se quel lavoro lo lascia in bilico ogni singolo giorno.

E allora?

Possiamo davvero chiamare "positivo" un dato che conferma come il lavoro stabile stia scomparendo a favore di un sistema di affitto di persone? Siamo pronti ad accettare che il futuro della nostra provincia sia fatto di operai "a noleggio" che non hanno voce in capitolo sul proprio destino?

Vogliamo continuare a chiamarla crescita, o iniziamo a chiamarla per quella che è: una scommessa giocata sempre sulla pelle di chi lavora?

[twitter_description]I dati di Confindustria dicono che cercano operai. Ma se sono tutti somministrati, il "segno positivo" è solo per chi incassa le commissioni. #Brescia #Lavoro #Precariato [image_prompt]A realistic photojournalistic shot of a middle-aged Italian factory worker in a blue work uniform, looking tired and thoughtful, leaning against a metal fence outside an industrial warehouse in Brescia, overcast sky, authentic atmosphere.[/image_prompt] [tags]lavoro,brescia,confindustria,somministrazione,precariato[/tags] [category]lavoro[/category]