Il fatto

Venerdì 17 aprile, alle 17.30, all'Auditorium della Fondazione Ds in via Metastasio, presentano il libro "Quale modernità? Transizioni, conflitti, forme di vita". È una raccolta di interventi di un ciclo di incontri tenutosi tra il 2024 e il 2025, curata da Alberto Berardelli e Matteo Settura.

La storia

Immaginate la scena. Voi siete lì, magari avete appena finito di lavorare, avete i piedi che vi fanno male e state pensando a come organizzare la spesa per la settimana senza svenire davanti allo scontrino. Poi leggete di un evento che parla di "nuove forme di soggettività" e "mutamenti delle relazioni sociali". Hai capito bene: usano parole che non userebbe nemmeno un professore di latino dopo tre bicchieri di vino, per spiegare a noi come sta cambiando il mondo.

A Brescia siamo abituati a fare le cose. Se c'è un problema, si trova una soluzione, si suda, si lavora. Invece qui ci propongono una "riflessione sulle profonde trasformazioni della contemporaneità". Ma quale contemporaneità? Quella in cui l'affitto a Brescia centro è diventato un lusso per pochi o quella in cui per prenotare una visita in sanita devi fare i numeri della lotteria e sperare che ti chiamino prima del 2030?

È il solito copione: si riuniscono in un auditorium, magari con l'aria condizionata a palla e i caffè pagati, per discutere di "transizioni". Ma la transizione che sentiamo noi è quella tra il conto in banca pieno il primo del mese e il vuoto cosmico che troviamo il giorno dieci.

Chi paga, chi incassa

Qui sta il punto. Qualcuno ha già deciso per noi che il modo giusto di affrontare le crisi economiche e lo sviluppo tecnologico sia scrivere un libro e organizzarne una presentazione. Te lo spiego io come funziona: ci sono quelli che studiano i "conflitti" e le "tensioni geopolitiche" stando seduti a una scrivania, e poi ci siamo noi, che quei conflitti li viviamo ogni volta che apriamo una bolletta dell'energia o cerchiamo di capire perché i trasporti non funzionano mai quando ne abbiamo bisogno.

Chi incassa in questa storia? Chi gestisce il sapere, chi pubblica i volumi, chi organizza i convegni. Si crea un circolo chiuso di persone che parlano una lingua che non è la nostra, per analizzare una vita che non è la loro. Non è normale che per parlare di "forme di vita" servano i curatori, i direttori accademici e le fondazioni, mentre chi quelle forme di vita le combatte ogni giorno viene invitato solo come spettatore, se proprio ha voglia di andare.

Eppure basterebbe scendere in strada, andare in un'officina a via Porto Vecchio o in un mercato rionale, per capire quali sono le vere "trasformazioni". Non servirebbe un libro di Mimesis Edizioni per scoprire che la gente è stanca, che i salari sono fermi e che la tecnologia, invece di aiutarci, ci sta solo rendendo più schiavi di un algoritmo che decide se siamo degni di un prestito o meno.

Ci tocca ancora una volta assistere a questo spettacolo: l'intelligenza artificiale discussa da chi dirige facoltà universitarie, mentre in città ci sono ragazzi che non sanno dove andare a lavorare perché le aziende cercano competenze che nessuno insegna o che costano troppo acquisire. Il conflitto non è in un libro, il conflitto è nel portafoglio.

Certo, l'ingresso è libero. Ancora noi, i "cittadini", invitati a guardare lo streaming su YouTube o a occupare un posto in auditorium. È un modo gentile per dirci: "Guardate come siamo bravi a spiegare perché state male". Ma a noi non serve una spiegazione accademica della nostra miseria, ci servirebbe qualcuno che smetta di riflettere e cominci a dare risposte concrete.

E allora?

Andate pure a via Metastasio, ascoltate le riflessioni sulla modernità e fatevi dire come cambiano le relazioni sociali. Ma mentre siete lì, chiedetevi: ma a noi, a chi fatica ogni giorno in questa città, a cosa serve tutto questo chiacchiericcio?

Siamo davvero contenti di essere l'oggetto di uno studio sociologico o preferiremmo che qualcuno usasse quel tempo per risolvere i problemi di chi non ha nemmeno il tempo di leggere l'indice di un libro?

[image_prompt]A realistic photojournalistic shot of a tired middle-aged Italian worker in a blue collar shirt, leaning against a grey wall in a typical Brescia industrial street, looking skeptically at a fancy event flyer in his hand. Natural lighting, gritty urban atmosphere.[/image_prompt] [tags]Brescia, Fondazione Ds, cultura, crisi economica, società[/tags] [category]cultura[/category]