Il fatto

La Regione Lombardia ha dato il via al percorso per istituire la ZIS (Zona Industriale Speciale) agroalimentare della Lombardia Orientale. In pratica, un'area dove chi investe in grandi impianti per il cibo e le bevande riceve agevolazioni fiscali e procedure burocratiche accelerate per costruire e produrre.

La storia

Immaginate la scena. Tu sei un piccolo produttore, magari hai un caseificio di famiglia o una piccola azienda agricola tra Brescia e il Garda. Ti svegli alle quattro del mattino, combatti con i costi dell'energia che ballano, cerchi di capire come far quadrare i conti con i prezzi che impone la grande distribuzione e, se devi spostare un muro o cambiare una caldaia, passi sei mesi a compilare moduli che non capisce nemmeno chi li ha scritti.

Poi, un bel mattino, leggi che è nata la "ZIS". Hai capito bene: una zona speciale. Per chi? Per chi ha i milioni pronti sul conto e vuole costruire capannoni enormi. Per loro le carte corrono, le tasse diminuiscono e il tappeto rosso è steso. Mentre tu continui a fare la coda allo sportello o ad aspettare che qualcuno in ufficio ti risponda a una mail di tre settimane fa.

È la solita storia bresciana: noi lavoriamo, noi sporchiamo le mani, noi teniamo in piedi l'economia del territorio, ma quando si decide come deve crescere la zona, le decisioni vengono prese in uffici climatizzati da persone che l'odore della stalla o la fatica del confezionamento se li ricordano solo dai documentari.

Chi paga, chi incassa

Te lo spiego io come funziona questo giro. Quando si parla di "incentivi" e "agevolazioni", c'è sempre qualcuno che incassa e qualcuno che, silenziosamente, paga il conto. In questo caso, chi incassa sono i grandi gruppi industriali. Loro arrivano, sfruttano i vantaggi della ZIS, montano le loro macchine e massimizzano il profitto. Per loro è un affare: meno tasse, meno burocrazia, più velocità. Chi decide senza chiedere? Chi ha firmato il decreto, convinto che attirare "grandi investimenti" sia l'unico modo per far girare l'economia.

Ma allora, chi paga? Ci tocca ancora a noi. Paghiamo in termini di territorio. Più capannoni, più cemento, più traffico di camion che attraversano i nostri paesi per portare merce verso l'Europa. Paghiamo perché queste "zone speciali" creano un'economia a due velocità: da una parte il gigante che ha il permesso di fare tutto subito, dall'altra il piccolo imprenditore locale che viene schiacciato perché non ha i requisiti per entrare in questa "bolla" di privilegi.

E poi c'è la questione del lavoro. Ci diranno che creeranno posti di lavoro. Certo, ne creeranno. Ma che tipo di lavoro? Operai a catena, turni massacranti, contratti che servono a riempire i numeri di un report regionale. Non è che improvvisamente il valore del nostro agroalimentare cresce perché abbiamo costruito un altro magazzino automatizzato. Il valore lo fanno le persone, la qualità della terra, la storia di chi produce.

Non è normale che per far crescere l'industria si debba creare una "zona speciale". Se il sistema funzionasse, non servirebbero le zone speciali. Basterebbe che la burocrazia fosse snella per tutti, non solo per chi ha l'avvocato giusto o il capitale sufficiente per essere "interessante" per la Regione. Ancora noi a guardare i grandi che si spartiscono la torta mentre noi cerchiamo di capire come pagare la bolletta della luce a fine mese.

In pratica, si premia chi arriva da fuori o chi è già troppo grande, togliendo ossigeno a chi il territorio lo vive davvero. Si decide che la priorità è l'espansione industriale a ogni costo, senza chiedersi se i nostri paesi possono ancora reggere l'urto di un'ulteriore cementificazione in nome della "competitività".

E allora?

Siamo davvero convinti che il futuro della nostra terra sia diventare un immenso parco industriale con qualche agevolazione fiscale per i soliti noti? Perché non si parla mai di agevolazioni per chi resta piccolo, per chi produce qualità, per chi non vuole costruire un capannone di dieci mila metri quadri ma vuole solo sopravvivere dignitosamente?

Chi ha deciso che questo è l'unico modo per crescere?

[og_title]ZIS Agroalimentare: privilegi per pochi, cemento per tutti [og_description]Vogliono creare zone speciali per i grandi investitori. Ma chi paga il prezzo in termini di territorio e lavoro? [twitter_title]ZIS agroalimentare: di nuovo qualcuno decide per noi [twitter_description]Agevolazioni fiscali per i grandi gruppi, burocrazia infinita per i piccoli produttori bresciani. Chi incassa davvero? #Brescia #Lombardia #ZIS #Agroalimentare [image_prompt]A wide shot of a modern industrial warehouse under construction in the Italian countryside, contrasting with a small, old traditional farmhouse and a dusty road with a few old tractors. Realistic photojournalism style, overcast sky, muted colors. [tags]agroalimentare, brescia, territorio, industria, burocrazia[/tags] [category]territorio[/category]